Gennaio 4, 2022
Da Il Manifesto
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«Tanta la determinazione, tanto l’ardore che si leggeva su quei volti, tanta la nobiltà sul volto dei vecchi. In certi occhi la passione aveva davvero aperto un varco, lasciandovi dei punti di incandescenza indimenticabili. Era come se la fiamma fosse passata su tutti loro bruciando più o meno intensa, alimentando in alcuni solo la rivendicazione e la speranza più ragionevoli e fondate, mentre portava altri, meno numerosi, a consumarsi in un immobile, inesorabile atteggiamento di sfida». Così André Breton descrive, in Arcano 17, il suo incontro con i vecchi rivoluzionari della Comune di Parigi e con gli anarchici. Quei punti di incandescenza indimenticabili si ritrovano negli occhi di Carlo Aldegheri e nel suo coinvolgente percorso di vita attraverso il Novecento narrato nell’emozionante Due continenti, quattro Paesi. Carlo Aldegheri: vita di un anarchico da Verona al Brasile (a cura di Andrea Dilemmi, edizioni Cierre, pp. 148, euro 12).

BRACCIANTE POVERO, nato nel 1902, in un paesino del Veneto rurale, Aldegheri fin da giovanissimo abbraccia le idee radicali nella Francia degli esuli antifascisti e trova l’amore durante la Guerra di Spagna: con Anita Canovas Navarro condividerà vita e ideali. Uomo d’azione, combatte i franchisti nella Colonna alpina di Sabadell, sopravvive miracolosamente alla rete di campi di concentramento, carceri e isole di confino dell’Europa nazifascista e partecipa alla Resistenza. Dopo aver contribuito alla lotta contro nazisti e fascisti, lui e Anita – come successe a molti partigiani in quegli anni – non riescono a trovare lavoro a causa delle loro idee e si vedono costretti a emigrare in Brasile, dove mettono in piedi un piccolo calzaturificio e, nel contempo, prendono parte alle attività del movimento anarchico sudamericano.

Carlo Aldegheri morirà a 93 anni, nel 1995, non prima di essere entrato in rapporto con un gruppo di punk metropolitani che, con affetto e ammirazione, raccolgono i suoi racconti di militanza e di vita.

Un’immagine giovanile di Carlo Aldegheri

Nel suo tragitto, Aldegheri ha dovuto superare molti confini: i condizionamenti famigliari, la condizione sociale d’origine, l’illegalità, le frontiere nazionali, l’attivismo politico, l’uso della violenza, le distanze generazionali. Andrea Dilemmi che ha curato in maniera rigorosa l’edizione italiana, scrive nell’introduzione che questa non è «solo una storia transnazionale, vissuta attraverso quattro Paesi e due Continenti, ma a tratti anche transculturale: dal Far East del Veneto contadino alle inedite contaminazioni di un mondo avviato verso imponenti trasformazioni globali, anche se non nel verso auspicato dal nostro protagonista: quello di una maggiore libertà e giustizia sociale».

NEL 1936, DALLA SPAGNA rivoluzionaria, Aldegheri scrive ai suoi genitori, in una lettera intercettata dalla polizia fascista: «Sta nascendo una nuova aurora in questa nazione, cosa che avevo suognato tutta la mia vita e, ora sto nel cammino dell’avittoria, sto contribuendo in lei, e il giorno del trionfo sarò l’huomo il più felice che ci può essere sopra la terra». Non è passato nemmeno un secolo da quella lettera e non riusciamo a capire come si sia passati dalla speranza di una rivoluzione che si stava toccando con mano al sentimento di prossima catastrofe che stiamo vivendo. La vita e le idee di Aldegheri ci aiutano ad attraversare contraddizioni e scoramenti, a ragionare sui cambiamenti economici per trovare lotte più efficaci.

Nel 1990, il giorno del suo compleanno, riceve una telefonata dall’Italia, sono gli auguri del presidente antifascista Sandro Pertini, di cui era diventato amico fraterno durante la detenzione nel carcere di Gaeta e poi al confino nell’isola di Ventotene. Quattro anni di confronto politico e di condivisione: «Lo incontrai di nuovo a Verona, appena finita la Seconda guerra mondiale. Fece un bellissimo comizio, di fuoco… mi emoziono sempre a parlare di Pertini… ho il diritto di emozionarmi, no?». Pertini è «una delle persone più nobili che abbia conosciuto», dice Aldegheri – lui che ha partecipato agli espropri dei campi, assaltato treni, sabotato fabbriche – in una delle interviste contenute nel libro.

ACCANTO A QUESTE interviste, realizzate negli anni Novanta, il volume ospita una sezione fotografica, un saggio di Marcolino Jeremias che delinea il pensiero di Aldegheri e un testo di Natale Musarra che commenta e contestualizza Pre-Anarchia, il libro di Randolfo Vella, che fu uno dei riferimenti teorici del rivoluzionario veronese. Nel 2010, nella città di Guarujá dove si era stabilito Aldegheri, è stato fondato il Núcleo de estudos libertários Carlo Aldegheri.




Fonte: Ilmanifesto.it