Giugno 22, 2021
Da Radio Blackout
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Il 22 e 23 giugno Catania ospita la riunione interministeriale su “Lavoro e Istruzione” del G20, che quest’anno transita da diverse città italiane.
Al forum internazionale del G20 prendono parte Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sud Africa, Turchia, Unione Europea. I governi di questi paesi fingono di dialogare ma sono invece in aperta competizione militare per l’accaparramento delle risorse naturali, divisi su tutto tranne che nella condivisione dei processi di militarizzazione e sicurizzazione dei territori e della società e nella repressione dei movimenti che lottano per la ridistribuzione equa delle ricchezze.
La cornice siciliana stride pesantemente con questo summit. La Sicilia (e il sud), pur essendo all’interno di una delle principali economie mondiali, rappresentano “la più grande area depressa del continente”, come dichiara lo stesso Ufficio Valutazione Impatto del Senato. Nell’isola la disoccupazione si aggira attorno al 20%, di cui quella femminile al 23%; gli occupati arrivano appena al 40%; quasi mezzo milione di persone non lavorano né studiano: in pratica il 40% della popolazione siciliana in età da lavoro è fuori da ogni circuito produttivo. In quanto all’istruzione, un quarto degli studenti non completa la formazione e non arriva alla maturità. Anche in questo caso siamo di fronte ad una “sacca di depressione” all’interno di un quadro generale nazionale di devastazione dell’istruzione pubblica, con tagli costanti alle scuole, all’università e alla ricerca. La retorica sul Recovery fund può nascondere il fatto che ancora una volta il Sud venga penalizzato e subalternizzato agli interessi del capitale del Nord, accentuandone il ruolo di area del consumo e della manodopera a basso costo, carne da macello per nuovi e interminabili esodi.
L’operazione “Sicilia-cartolina” viene, anche questa volta, usata come cortina di fumo attorno alle condizioni di vita e di lavoro delle siciliane e dei siciliani e di quanti vivono nell’Isola, come i migranti sfruttati nei campi o repressi nei centri governativi. Vogliono così nascondere le devastazioni ambientali prodotte dall’industrializzazione selvaggia e predatrice e dalle mafie del cemento, il dissesto crescente delle coste e dei territori, le speculazioni sui suoli in costante crescita. Intendono mettere in ombra il vero ruolo cui la Sicilia è destinata: essere la piattaforma militare americana al centro del Mediterraneo con funzioni aggressive (MUOS, Sigonella, porto di Augusta, ecc.), e da bastione di politiche antimigratorie, gestite da Frontex per contro dell’UE.
Squarciare questo fumo, fare emergere le vere condizioni in cui versano questa terra e chi ci vive, e soprattutto delineare le connessioni tra i tanti problemi specifici su cui ci si batte da anni e il tema generale dello sfruttamento globale, delle guerre, dell’assalto senza fine alle condizioni di sopravvivenza della vita sul pianeta, è l’obiettivo delle iniziative messe in campo contro il G20 e i potenti della terra.

Oggi pomeriggio alle 16 è stato lanciato un corteo nel centro etneo, da piazza della Repubblica.

Ne abbiamo parlato con un compagno, Pippo Gurrieri

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Fonte: Radioblackout.org