Aprile 30, 2022
Da Alternativa Libertaria FdCA
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Lucy_Parsons_portrait_with_hatNominata più volte nell’autobiografia del marito, Lucy Parsons è una figura di spicco del movimento sindacale e anarchico americano, spesso contrapposta ad Emma Goldman, sua contemporanea, come lei abile oratrice e scrittrice appassionata.
Iniziò la sua attività politica in Texas, dove era nata nel 1853, e dove incontrò Albert Parsons, allora corrispondente per lo Houston Daily Telegraph, in un ranch come racconta Albert o, più probabilmente, a Waco, dove le difese dei diritti politici dei neri avevano reso Albert una figura popolare tra la popolazione nera. Nonostante Lucy abbia sempre rivendicato origini messicane, per parte di madre, e indigene, della tribu Creek, da parte di padre, diverse biografie sostengono che fosse un’ex schiava di colore. La possibile ascendenza africana di Lucy Parsons fu usata contro di lei per tutta la vita, e anche durante il processo Haymarket, nel settembre 1886, un ex schiavo che viveva a Waco accusò Lucy Parsons di aver abbandonato lui e suo figlio per vivere a Chicago. Quando l’accusa arrivò sulla prima pagina del giornale di Chicago, Lucy Parsons trascinò un giornalista dell’Herald nella cella di suo marito, dove Albert spiegò che l’uomo a Waco aveva scambiato Lucy per un’altra donna, e che “Mrs. Parsons non ha sangue africano nelle vene”.
Non si trattava solo di controbattere a un’accusa strumentale volta a delegittimarla nell’azione politica, o della libertà di azione in un movimento operaio prevalentemente bianco, o della necessità proteggere sé e la sua famiglia dalla discriminazione e dai pericoli a cui li esponeva un matrimonio interrazziale dell’epoca: parlando a Londra nel 1888, in netto anticipo sui tempi sostenne: “Io sono quella i cui antenati sono indigeni su questo suolo in America. Quando Colombo individuò per la prima volta il continente occidentale, c’erano gli antenati di mio padre … Quando gli eserciti della conquista di Cortes si trasferirono sul Messico, gli antenati di mia madre erano lì per respingere l’invasore”.
Comunque sia, che fosse nera, indiana o messicana, Lucy Parsons era comunque una donna di colore, nata e cresciuta in uno stato estremamente violento, e razzialmente stratificato, il Texas.
Con loro arrivo a Chicago nel 1873, Lucy e Albert Parsons entrarono in un mondo turbolento, caratterizzato meno dalla tensione razziale che dal capitalismo industriale e dai problemi del lavoro. Nel 1879, Lucy fu attivissima all’interno della Working Women’s Union («Unione delle Donne Lavoratrici»), in seguito, intorno all’anno 1880, quando la coppia si ritrovò insieme nel Knights of Labor, Lucy si occupò dell’organizzazione sindacale delle sarte. Con Albert condivise il percorso politico e sindacale di radicalizzazione, l’avvicinamento al movimento anarchico, la redazione del manifesto di Pittsburgh, fondativo della l’International Working People’s Association nel 1883.
Il principale elemento anarchico del Manifesto era il suo punto di vista sui sindacati, visti sia come “strumento di rivoluzione sociale” sia come fondamento di un ordine sociale basato sull’organizzazione cooperativa che sarebbe sorta con la distruzione del capitalismo, ma il Manifesto di Pittsburgh si esprime anche sull’inutilità del voto, sul sostegno all’insurrezione armata e il potere del sindacalismo rivoluzionario, descrive il capitalismo come “ingiusto, folle e assassino”. Scuole, chiese e stampa erano “sul libro paga e sotto la direzione delle classi capitaliste” per tenere i lavoratori repressi. Con un sistema così corrotto, i lavoratori dovevano “organizzare la rivolta” e distruggere il capitalismo con ogni mezzo necessario. La combinazione di sindacalismo rivoluzionario e anarchismo divenne nota come “idea di Chicago” e presto avrebbe catturato l’attenzione della classe operaia della città. Lucy Parsons, con Lizzie M. Swank, scrisse alcuni degli articoli più avvincenti del giornale The Alarm, voce dell’ IWPA, a partire da “To Tramps” (To the Unemployed) -uscito nel primo numero- dove incoraggiava “disoccupati” e “diseredati” a “imparare l’uso di esplosivi” e, piuttosto che suicidarsi per le ristrettezze, porre fine alle loro vite mandando avanti il rosso lampo di distruzione, nelle strade dei ricchi, attraverso il potere della dinamite”. Il 28 aprile 1885, Lizzie Holmes e Lucy Parsons guidarono una marcia contro il nuovo edificio del Chicago Board of Trade, consolidando la loro reputazione di leader nel movimento anarchico e operaio di Chicago. La loro importanza attirava costantemente l’ira delle autorità, che dipingevano sia Lucy Parsons che Lizzie Holmes come pericolose terroriste.
Dopo gli avvenimenti del 1 ° maggio 1886, il 5 maggio Lucy Parsons fu stata arrestata almeno tre volte senza giustificazione, nel tentativo di costringerla a rivelare dove si trovava suo marito che, anticipando la repressione, era fuggito dalla città la notte dell’attacco, per poi consegnarsi al tribunale il giorno del processo. Con poche o nessuna prova che potesse collegare gli imputati alla persona che aveva sganciato la bomba e con pochi indizi reali al riguardo, ma sostenendo che gli articoli di The Alarm, “avevano ispirato un persona sconosciuta che ha sganciato la bomba e che erano quindi responsabile della cospirazione” coloro che sono oggi ricordati come i Martiri di Chicago furono condannati.
Immediatamente dopo che furono emesse le condanne a morte per i fatti di Haymarket, Lucy Parsons lasciò Chicago per un tour nazionale per generare sostegno e raccogliere fondi per la difesa. Nel febbraio 1887 aveva avvicinato più di 200.000 persone in sedici stati. Il giro di conferenze di Lucy Parsons attirò l’attenzione nazionale, sia sulle ingiustizie del processo che sulle idee degli anarchici. Tuttavia, il successo del tour fu limitato dalla mancanza di sostegno da parte dei leader sindacali conservatori.
Nel 1889 uscì  The Life of Albert R. Parsons («La vita di Albert R. Parsons») e The Famous Speeches of the Chicago Anarchists («I più importanti discorsi degli anarchici di Chicago»), oltre che numerosi articoli per giornali anarchici. Partecipò inoltre alla fondazione della Difesa Internazionale del Lavoro (IeO, sigla in inglese) e alle mobilitazioni del 1 maggio 1890, primo giorno di commemorazione dei martiri di Chicago.
Nel 1892 curò brevemefnte la rivista “Freedom: A Revolutionary Anarchist-Communist, e negli anni fece numerosi giri di conferenze in Europa, sempre seguitissime. Nel 1905 partecipò al congresso fondativo del sindacato rivoluzionario IWW (Industrial Workers of the World), con un discorso sull’oppressione delle donne lavoratrici, sulla solidarietà di classe e un ricordo del caso Haymarket. Tuttavia, alla celebrazione del Primo Maggio (Festa del Lavoro) nel 1930, Parsons dedicò tutto il suo discorso a Haymarket, iniziando con “il grande sciopero” per “la giornata di otto ore” e terminando con le ultime parole del martire in tribunale.
Per anni pubblicò «The Liberator», un giornale pro-IWW, che si batteva per i lavoratori e in favore dell’abolizionismo e della parità uomo-donna, promuovendo inoltre lo sciopero generale, le occupazioni delle fabbriche e l’azione diretta. Nel 1907, durante un comizio in ricordo dei sindacalisti assassinati dallo Stato, Lucy celebrò i successi delle mobilitazioni e il crescente numero di persone che via via si erano aggregate al movimento. In seguito avrebbe anche numerosi articoli di commemorazione di quei tragici eventi, soprattutto nelle date simbolo di quel dramma: 1 maggio, 4 maggio e 11 novembre.
Nel 1909, Lucy Parsons scrisse per Mother Earth, una rivista anarchica curata da Emma Goldman e Alexander Berkman, tra gli altri, chiedendo, “chi avrebbe perpetuato la memoria dei nostri compagni martiri”, per aiutarla a ripubblicare il suo altro testo, i famosi discorsi. Va detto che, se sono state state spesso enfatizzate le sue divergenze con Emma Goldman, le due donne rispecchiavano effettivamente due concezioni diverse di intendere l’anarchismo e il femminismo. Sebbene Lucy Parsons non abbia mai sottaciuto o misconosciuto la questione femminile e razziale, facendone sovente oggetto dei suoi interventi, e la sua figura sia stata ripresa e a buon diritto studiata in questa declinazione, la sua analisi politico-sociale sulla discriminazione (oggi si direbbe intersezionale) ruotava sempre e comunque intorno alla questione capitalista,  rispetto a un approccio più generalista di Emma Goldman.
Negli anni ’20 e ’30 fu fortemente attiva nell’International Labor Defens, un gruppo comunista che subiva allora la repressione istituzionale. In quegli anni entrò anche a far parte del Comitato Nazionale di Difesa del Lavoro Internazionale, un’organizzazione che principalmente si occupava di difendere gli attivisti sindacali e gli afro-americani come Angelo Herndon.
Nonostante l’anarchismo andasse perdendo via via la sua forza negli Stati Uniti, Lucy non rinnegò mai le sue idee libertarie, sostenendo sempre gli ideali socialisti e il libero arbitrio degli individui, militante instancabile sino al giorno della sua morte, avvenuta il 7 marzo 1942 a Chicago.
Ancora sei decenni dopo la sua morte, nel marzo 2004, la polizia di Chicago si è (inutilmente) opposta a una proposta del Chicago Park Distric di dedicarle un parco cittadino su Belmont Avenue sul lato nord-ovest della città e trasformare cosìil lotto 7412 in “Parque Lucy Elis Gonzales Parsons”.
Ne è scaturita una polemica interessante tra Mark Donahue, presidente locale del Fraternal Order of Police, che si opponeva a intitolare uno dei parchi di Chicago a una donna che “ha promosso il rovesciamento del governo e l’uso della dinamite” e chi sottolineava il suo impegno sindacale e sui diritti civili, per quanto Lucy Parsons respingesse un concetto di diritti civili che presupponevano la cooperazione e l’accettazione dello stato capitalista, che trasformava in privilegi quelli che lei riteneva fossero diritti naturali.
Anarchica, sindacalista, femminista, Lucy Parsons è stata chiaramente una figura determinante nel permettere che il massacro di Haymarket fosse ricordato e non distorto da chi era al potere, nell’ istruire i giovani leader sindacali americani sul potere repressivo dello Stato, nell’ infondere al movimento operaio una appassionata indignazione e nel rafforzare la comprensione di classe tradizionalmente debole negli USA.

(molto) liberamente tratto da Di chi è Lucy Parsons? Mitizzazione e riappropriazione di una eroina radicale – Di Casey Williams, Anarcho-Syndacalist Rewiew n. 4, estate, 2007




Fonte: Alternativalibertaria.fdca.it