Maggio 21, 2022
Da Rizomatica
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Care e cari individui isolati alla ricerca dell’alternativa che non c’è,

veniamo da un periodo che ci ha messi a dura prova, avvelenato da un bombardamento mediatico emotivo prima per la pandemia, ora per la guerra in europa. Le passate emergenze non sono terminate e rimangono solamente in secondo piano, pronte a ripresentarsi con urgenza (cambiamenti climatici, crisi economica, migrazioni, terrorismo, criminalità..) catturando la nostra attenzione.

Pensiamo di interpretare un sentire comune se diciamo che di fronte a tutte queste problematiche ci sentiamo quantomeno impotenti (anche se una femminista fra noi ci ha ricordato che la paura dell’impotenza riguarda soprattutto gli uomini che si avviano alla senescenza ;-).

Per Hannah Arendt all’origine del totalitarismo si osservava l’isolamento pre-totalitario degli individui che li conduceva alla condizione di impotenza (potremmo dire appresa) e quindi al consenso ad una “soluzione” autoritaria. Comunque ad una sfiducia in un impegno per l’alternativa.

Anche Bifo spesso profetizza una apocalisse per cui il fascismo non è evitabile, in cui la “rassegnazione” è una forma estrema e ultima di resistenza e riscatto. https://youtu.be/rANwKIhhags qui il video dell’incontro a cui abbiamo partecipato anche come Rizomatica, con Valentina e Stefano.

Come gruppo, nei trascorsi due anni, abbiamo pubblicato cinque numeri della rivista Rizomatica

https://rizomatica.noblogs.org/category/rivista/ , partecipato individualmente ad altri progetti come TWC o Demosfera e attivato uno spazio social nel fediverso, https://rizomatica.org/

La spinta a proseguire con quelle attività sembra esaurita, l’interesse o la fiducia nell’efficacia di pratiche possibili non si manifestano. Cosa non ha funzionato? Forse la scrittura è un impegno troppo gravoso da assumersi per la maggior parte di noi. La mancanza di un contatto regolare per “fare qualcosa assieme” ha sfaldato il gruppo. La carenza di una discussione comune su temi sentiti come urgenti per tutt* ha lasciato l’interesse venire meno.

Cosa fare?

C’è una volontà condivisa di attivarsi per costruire qualcosa, anche non sapendo, ora come ora, cosa?

Se, all’interno del nostro gruppo più allargato o in altri contesti affini, riuscissimo a trovare le forze per lanciare il cuore oltre l’ostacolo e dare nuova vita ad un impegno di più persone in una dimensione collettiva potremmo tentare.

Verso dove indirizzarci lo potremo decidere solamente dopo una conta delle forze sul campo.

Vagamente possiamo prefigurarci il desiderio di contribuire ad una organizzazione dell’azione politica, declinata in ecosistemi dinamici, che possa massimizzare l’efficacia dell’impegno di ognun* verso una maggiore potenza trasformativa; l’opposto dell’impotenza indotta e paralizzante a cui siamo relegati.

Dire, io ci sto ma non sono dispost* a fare nulla, non vale. Almeno poco bisogna essere disposti a metterlo in campo. La tecnologia ci permette di aggregare anche un tempo frammentario e limitato, occasionale e discontinuo che le persone possono dedicare all’impegno sociale e politico.

L’idea iniziale era proprio questa, sviluppare strumenti tecnologici per aumentare la potenza degli individui isolati, promuovere le condizioni perchè una organizzazione del possibile si concretizzi, nella situazione che viviamo attualmente, con le problematiche che ci si presentano qui e ora.

Proponiamo quindi questa Call to action, come si dice in gergo marketing (bleah!).

I sopravvissuti del rizoma.




Fonte: Rizomatica.noblogs.org