Novembre 24, 2021
Da Il Manifesto
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Se si volesse capire cosa è accaduto in Italia negli ultimi vent’anni, La vita che verrà di Christian Raimo Minimum Fax, pp. 440, euro 18) andrebbe inserito in cima alla lista dei libri da compulsare, da leggere e da rileggere. Raimo è infatti uno dei pochi scrittori italiani che ha saputo dare forma a un’idea letteraria e civile coerente e coesa. Un’idea di letteratura a tratti anche fortemente pedagogica e capace di dare forma a una visione culturale ostinata e sempre vigile.

La vita che verrà si presenta come un’antologia curata dall’autore stesso della sua produzione breve, un viaggio intimo e denso nel racconto che qui spesso si fa denuncia di un paese che passo dopo passo, anno dopo anno pare dimenticare con superficiale leggerezza le sue radici secondo novecentesche che sono all’origine della repubblica democratica.

CERTO NON SI DEVE confondere la letteratura con la storia o con la filosofia e quindi non si deve pensare che un’antologia di racconti come questa possa sostituire quella che è una necessaria formazione politica e una coscienza di cittadinanza consapevole e attiva, ma di certo Raimo sa come sciogliere nella letteratura elementi considerati solitamente estranei – tanto più dal panorama intellettuale un po’ codino che ci circonda -, dando forma a un impegno culturale che non sia solo stucchevolmente ideologico, ma intriso di una passione e di una visione sentimentale della società.

LA SCRITTURA È RIFLESSIVA, mai rapida o immediata, i personaggi prendono spazio pagina dopo pagina in un crescendo che li coinvolge (e in alcuni casi li abbatte) con la narrazione stessa, un movimento compatto e unico che richiede una raffinata e attenta cura nella scrittura. I racconti si susseguono sotto gli occhi del lettore come se La vita che verrà potesse essere interpretato e letto come un vero e proprio diario di storia italiana. Quello di Raimo è un sincero e spontaneo impegno civile che restituisce il gusto della politica come della polemica, una scrittura che a tratti è avvicinabile ad alcune delle pagine più letterarie di Carlo Levi – soprattutto per lo sguardo antropologico – e ad alcuni racconti che hanno segnato la letteratura del secondo Novecento italiano, in particolare l’incisiva precisione di Natalia Ginzburg.

TUTTO CIÒ non va però considerato e letto come una nostalgica interpretazione del nostro complicato presente con gli strumenti spesso logori di un tempo passato, coesiste infatti all’impegno un buon grado di trasognata ironia. Una vena umoristica attraversa i racconti come una forma di misura del tempo che impedisce alla narrazione di crollare sotto la pesantezza di un’inutile retorica o, peggio ancora, di un tragico sconforto.

La vita che verrà è così anche per la sua genesi che contempla una consapevolezza attiva dell’autore, una sorta di momento di presa di coscienza, un modo per fare il punto e mettersi a nudo di fronte al lettore. L’impegno civile e politico accorcia sempre la distanza tra un autore e i suoi testi offrendolo direttamente come corpo pubblico.




Fonte: Ilmanifesto.it