Ottobre 13, 2021
Da COMIDAD
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Ormai anche ai margini della comunicazione mainstream comincia a farsi strada la consapevolezza che il Green Pass non ha niente a che vedere né con la sicurezza degli ambienti, né con la campagna vaccinale, e infatti la spinta a nuove vaccinazioni si è rivelata pressoché nulla. Il Green Pass ha uno scopo in se stesso: un sistema di digitalizzazione di massa che consente un tracciamento capillare per raccogliere dati da utilizzare sia a fini fiscali, sia a fini commerciali. Per ottenere il risultato si è disposti a pagare anche il prezzo di creare il caos nei luoghi di produzione. Con suprema faccia tosta è stato lo stesso ministro Roberto Speranza ad ammetterlo, quando ha definito il Green Pass “la più grande opera di digitalizzazione di massa mai fatta”.
Ma anche nell’epoca del controllo digitale, per il dominio rimangono fondamentali il controllo ideologico e la manipolazione ideologica. La tirannia del digitale necessita ancora della tirannia delle parole, che giustifica a sua volta la vecchia e cara tirannia delle manganellate. Progresso sì, ma fino a un certo punto. Il potere rimane arcaico nei suoi meccanismi fondamentali.
Nel caso dell’incursione di sabato scorso nella sede romana della CGIL, i grandi quotidiani hanno richiamato le azioni dello squadrismo fascista del 1921, che comportarono la distruzione di centinaia di Camere del Lavoro e di sedi di cooperative. Il paragone però si è rivelato improvvido, poiché nel 1921 lo squadrismo fascista si avvaleva della connivenza o della diretta collaborazione dell’establishment statale e privato. E infatti anche sabato scorso, il Ministero degli Interni non solo ha lasciato fare ai teppisti, ma ha anche dato spazio per l’occasione a personaggi le cui storiche protezioni da parte di servizi segreti italiani e stranieri sono note e documentate.
Adesso invece Maurizio Landini si//] trova schiacciato su Enrico Letta nell’avallare il falso storico e ideologico secondo cui il fascismo sarebbe l’effetto di torbide passioni popolari e “populiste” contro l’establishment, facendo finta che Forza Nuova non sia una squadra di agenti provocatori agli ordini dei soliti noti, ma una forza autonoma che detiene un suo proprio “feeling” con le energie oscure che allignano tra le masse. In realtà un fascismo anti-establishment non esiste e non è mai esistito, ed infatti recentemente le maggiori sfide ideologiche alle Costituzioni antifasciste sono pervenute da banche come Jp Morgan con un suo documento del 2013. Come mai le nostalgie fasciste di JP Morgan sono state rimosse dal circo mediatico? Massimo Giannini sarà credibile quando farà gli esami di antifascismo non solo alla Sorella d’Italia ma anche ai banchieri.

Pare che sia bastata la visitina di alcuni di quegli impiegati “informali” del Ministero degli Interni nella sede romana della CGIL per arruolare a tutti gli effetti Landini nel fronte pro Green Pass. Landini avrebbe potuto domandare alle autorità preposte all’ordine pubblico come mai abbiano lasciato per decenni certi soggetti impuniti e protetti, ma non se l’è sentita di passare da complottista e no vax, perciò si è preso disciplinatamente le carezzine e gli abbracci di Mario Draghi, accorso a “confortarlo”, cioè a metterlo in soggezione; tanto che nelle foto Draghi sembrava di tre metri più alto di Landini. L’Italia è l’unico Paese in cui il potere tiene a bada i dirigenti sindacali senza il bisogno di spendere per comprarseli, ma solo con minacce e pacche sulle spalle.
Le campagne di falso antifascismo sono una pacchia per la pantomima dei partiti: il PD può operare la “reductio ad fascismum” di chiunque dubita della santità dell’Europa e di Draghi, mentre le destre possono recitare la parte delle vittime e rivangare i crimini del comunismo. Per Landini invece è un disastro, perché viene costretto a giocare fuori ruolo.

Il successo dello sciopero dei sindacati di base di lunedì scorso, dimostra che la propaganda mediatica era fasulla, che non era vero che il Green Pass riscuote il consenso o la rassegnazione della maggioranza dei lavoratori, in quanto “vaccinata”. Quindi i sindacati confederali avevano i margini per reagire all’umiliazione inflitta loro da Draghi, quando erano stati convocati dal governo solo per comunicazioni e non per trattare. Ma per Landini e per la “sinistra” ora all’ordine del giorno, come già all’inizio degli anni ’70, invece della difesa del lavoro, c’è la proposta di scioglimento delle organizzazioni fasciste; ma sembra che, oggi come allora, nella lista non vi sia proprio la più sospetta: il Ministero degli Interni.
Le destre se la prendono con la ministra Lamorgese, che probabilmente in questa storia è l’unica che non c’entra niente; come se non si sapesse che al Ministero degli Interni il ministro ormai conta meno di un usciere. Sono decenni che a presiedere il dicastero vengono chiamati personaggi improbabili, incapaci di dirigere alcunché, da Angelino Alfano allo stesso Matteo Salvini, che nel periodo in cui si è fregiato del titolo di ministro ha passato il suo tempo in giro a fare propaganda elettorale. In questi anni l’unica parziale eccezione alla regola è stata Marco Minniti, che è uno sbirro nell’animo e sapeva dove mettere le mani, ma dopo di lui si è tornati alla piena normalità. In effetti chi sia il vero capo del Ministero, non si sa, e forse non è neppure necessario che ci sia; infatti si riconoscono gli schemi usuali di provocazione e destabilizzazione sui quali si muove il Ministero, sempre gli stessi da più di mezzo secolo. Qualcuno si è domandato il motivo per il quale nell’allestire la provocazione non si sia fatto ricorso a personaggi meno sputtanati di Roberto Fiore e Giuliano Castellino. In realtà è proprio la spudoratezza dell’operazione il suo vero messaggio intimidatorio a Landini: possiamo fare quello che ci pare, possiamo inventarci quello che ci pare, nessuno è al sicuro.

Il pubblico ministero nella requisitoria al processo contro il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, ha accusato l’imputato di non aver agito con la motivazione di migliorare l’accoglienza degli immigrati ma per procurarsi voti. Insomma, non conta se le cose che hai fatto fossero giuste o meno, conta l’intenzione, e quelle di Lucano non erano abbastanza pure. Tredici anni di carcere ben meritati, così impari a cercare la benevolenza degli elettori. Draghi è uno che ha capito in tempo la lezione, infatti degli elettori se ne frega, visto che non l’ha votato nessuno; e può fare tutto il male che vuole, perché le sue intenzioni sono pure, almeno così ci raccontano i media. Anche nel caso Lucano il messaggio è abbastanza chiaro: possiamo incensarvi mediaticamente e il giorno dopo distruggervi; e possono piombarvi addosso le condanne più dure senza che vi siano non solo prove, ma neppure vere accuse. La fifa di Landini ha quindi i suoi fondati motivi.




Fonte: Comidad.org