Novembre 1, 2021
Da Inferno Urbano
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Giovedì 21 ottobre intorno a mezzogiorno, nella sezione 1 di massima sicurezza, del carcere di Rancagua, c’è stato un violento attacco da parte delle guardie carcerarie – più di 50 – con l’obiettivo di tiranneggiare i prigionieri che si trovavano in quel momento in cortile – meno di 20; E’ in questo contesto che, di fronte all’arroganza degli sbirri, i compagni di questa sezione, insieme a un numero uguale di prigionieri sociali, hanno affrontato gli ordini dei carnefici e si sono rifiutati di obbedire, per salvaguardare la loro incrollabile dignità.

Forse sarebbe meglio spiegare che, in questa prigione, il modus operandi abituale dell’amministrazione carceraria è quello di tentare di piegare e spezzare la volontà dell’individuo, ordinando ai prigionieri di compiere atti degradanti, come mettere le mani dietro la schiena, stare faccia al muro, o fare squat, forme di sottomissione che sono costantemente rifiutate dai compagni anarchici e sovversivi imprigionati, poiché essi comprendono bene l’importanza del diritto alla libertà di espressione. Non c’è nessun libro di testo che spieghi questa analisi, è la loro stessa coscienza e la capacità di imparare dagli errori di ognuno dei nostri compagni che li ha portati a scegliere questa strada. È anche logico che questo tipo di risposta da parte dei nostri compagni lasci alle guardie carcerarie un sapore amaro in bocca, che spesso culmina nella violenza… Questo è stato uno di quei casi: Dopo che i compagni si sono rifiutati di compiere questi gesti, i carcerieri si sono fatti avanti e li hanno affrontati verbalmente e fisicamente, con il risultato che i compagni Juan Flores e Joaquín García sono stati puniti con 24 ore di isolamento, con la scusa arbitraria della “resistenza attiva”, qualcosa che va pesantemente ad influire sul loro stato di condotta all’interno del carcere (punto fondamentale per richiedere diritti come la libertà vigilata o la libertà domenicale), non senza essere stati prima picchiati e spruzzati di spray al peperoncino, oltre ad aver ascoltato bravate naziste e patriottiche a sostegno dell’ultraconservatore Kast (José Antonio Kast, presidente del Partido Republicano e candidato alla presidenza del Cile, che si presenta come l’erede politico di Pinochet; NdT*), l’unico presidente che permetterebbe di uccidere gli anarchici in prigione.

Non è la loro politica quella di giocare al ruolo delle vittime, in questo scontro i nostri compagni non sono stati sconfitti, hanno resistito agli ordini umilianti degli agenti, e questo non li rende né vittime né carnefici, affrontano con orgoglio la loro vita quotidiana in prigione, sanno di essere anarchici e sovversivi, non hanno bisogno del permesso di nessuno, perché vivono e praticano l’anarchia nella loro vita quotidiana. Il fatto che siano stati loro a prendere i colpi non significa che sarà sempre così, lo hanno dimostrato e continueranno a farlo; questa è la dinamica del conflitto.

Due punti chiave, per chiudere questo testo.

1 – Ci sono diversi motivi per cui queste informazioni non sono state rese pubbliche prima; in primo luogo, abbiamo sempre bisogno del consenso dei compagni interessati, siamo un gruppo orizzontale di persone affini e rispettiamo completamente la libertà individuale, non diffonderemmo mai nulla che violasse la privacy di un compagno; In secondo luogo, perché sono quelli che possono dare il resoconto più accurato della situazione e della loro esperienza; in terzo luogo, non fa parte della nostra pratica diffondere notizie false, esagerate o distorte, non facciamo politica sulla base di bugie, quelle del mondo che ci circonda sono sufficienti.

2 – Siamo consapevoli delle reti di sostegno che assistono i nostri compagni e amici, che si preoccupano del loro benessere, lontano da qualsiasi forma di assistenza o morale cristiana; camminiamo mano nella mano con loro, senza protagonismo e in tutta orizzontalità, questo fa parte della loro realtà di prigionieri anarchici e sovversivi; tuttavia, c’è anche una gigantesca porzione di prigionieri sociali che, pur essendo, per la maggior parte, tutt’altro che affini ai nostri compagni, condividono la loro vita quotidiana e le loro condizioni carcerarie; è per loro e per tutti i prigionieri che è necessario dare conto costantemente della realtà carceraria, anche questo è un attacco al carcere e alla società che si sforza di sostenerlo.

In diverse prigioni del paese, e in particolare in quella di Rancagua, la pratica della tortura è costante: È frequente vedere prigionieri “fatti a pezzi” dagli aguzzini, spruzzati fino all’asfissia con spray al peperoncino o addirittura accoltellati nelle celle di punizione, dove nessun occhio di questo panopticon può vedere; senza contare il fatto che spesso è proprio l’Amministrazione penitenziaria a creare le condizioni per far esplodere situazioni di violenza, in cui i prigionieri sono i più colpiti. Nella prigione di Rancagua ci sono già stati più di 9 prigionieri morti negli ultimi 3 mesi; possono dire che non sono stati uccisi dall’amministrazione carceraria, ma è chiaro che è come se lo fossero stati: il sovraffollamento della prigione è critico e le condizioni in cui vive la stragrande maggioranza dei prigionieri è ancora peggio… Siamo contro la prigione e l’autorità, in tutte le sue forme.

Per la distruzione della prigione e della società che la giustifica!

Solidarietà e complicità attiva con i prigionieri anarchici e sovversivi in lotta nelle carceri cilene!

Buscandolakalle

bollettino informativo sui prigionieri sovversivi e anarchici in lotta nelle prigioni cilene

Fonte: publicacionrefractario

Traduzione: infernourbano




Fonte: Infernourbano.noblogs.org