Maggio 23, 2022
Da Infoaut
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Il decreto ha l’obiettivo di reprimere le azioni delle organizzazioni indigene nelle strade delle regioni del Biobío e dell’Araucanía, territorio ancestrale del popolo mapuche.

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Silvia Adoue e Tamy Cenamo

Lunedì notte 16 maggio, la ministra dell’Interno del Cile, Izkia Siches, ha annunciato l’installazione di uno stato d’emergenza nelle regioni del centro sud. La decisione è stata presa in mezzo ad un’ondata di azioni dirette coordinate dalle organizzazioni Resistenza Mapuche Lavkenche (RML), Coordinamento Arauco-Malleco (CAM) e Liberazione Nazionale Mapuche (LNM), così come dalle Organizzazioni di Resistenza Territoriale autonome, responsabili dell’autodifesa di differenti comunità della regione. 

Durante i giorni 24, 26 e 29 aprile, i comuneri mapuche hanno realizzato pratiche di sabotaggio contro imprese estrattiviste attive nella zona. Le azioni hanno incluso l’incendio della sede e di un fuoristrada del Fondo San Antonio, delle imprese Venturelli, e di tre camion dell’impianto della Forestal Arauco a Lancoche e di scavatrici dell’impresa di Jaime Muro Cuadra, uno dei più vecchi impresari del legname della regione, frequentemente messo nel mirino dai dirigenti mapuche come usurpatore di terre indigene. Le azioni di aprile sono state rivendicate dal movimento Liberazione Nazionale Mapuche.

A maggio, le azioni sono continuate: il giorno 11, l’Organizzazione di Resistenza Territoriale Toño Marchant ha rivendicato la responsabilità dell’incendio di cinque camion all’interno dell’impianto di processamento della pasta di cellulosa situato tra le località di Quilaco e Mulchen. Due giorni dopo, anche l’Organizzazione di Resistenza Territoriale Lavkenche Leftaru ha rivendicato il sabotaggio e l’incendio di 10 macchine agricole nella città di Teodoro Schmidt.

Durante gli ultimi giorni, il gruppo di Gabriel Boric (Convergenza Sociale) ha cercato di promuovere una riforma costituzionale che permettesse la creazione di uno stato d’emergenza “intermedio”, giudicato dai governativi come una misura presuntamente più blanda, con la finalità di “protezione e difesa della popolazione”. Nonostante ciò, di fronte all’impossibilità di giungere ad un consenso tra la base che sostiene il governo, la commissione mista che discuteva la riforma costituzionale l’ha cancellata e l’Esecutivo ha annunciato l’applicazione dello stato d’emergenza nei termini preesistenti.

Da Piñera a Boric: continuità

Nonostante il suo programma di centro, l’elezione di Gabriel Boric (Convergenza Sociale), l’anno passato, è stata ampiamente divulgata come una vittoria della sinistra cilena.

La campagna elettorale di Boric creò molte aspettative dopo la “esplosione” popolare del 2019: libertà dei prigionieri della “esplosione”,  libertà dei prigionieri politici mapuche, smilitarizzazione del Wallmapu (territorio mapuche), restituzione delle terre usurpate alle comunità indigene, fine della spoliazione che le catene delle commodities favoriscono nei territori. Ma il governo di Boric non sembra prestare attenzione a nessuna di queste aspettative.

In questo senso, la decisione di lunedì conferma le critiche della sinistra autonomista e dimostra che, in termini di politica repressiva e del progetto di sviluppo proposto per il paese, il governo dell’ex dirigente studentesco si differenzia poco da quello del suo predecessore, Sebastián Piñera. Nella sua gestione, il presidente di destra usò la medesima figura giuridica adottata finora da Boric per reprimere le proteste che hanno scosso il Cile nell’ottobre del 2019.

D’altra parte, anche la dichiarazione dello stato d’emergenza evidenzia contraddizioni tra l’accento della campagna elettorale di Boric e quello che è stato effettivamente portato a termine durante i primi mesi del suo governo.

Nello scorso mese di febbraio, pochi giorni prima di insediarsi al Ministero dell’Interno, Izkia Siches affermò che il presidente eletto aveva comunicato la propria decisione di non rinnovare lo stato d’emergenza nel Wallmapu. “Speriamo di mantenere lo stato di diritto, speriamo di mantenere la tranquillità. Non vogliamo altre vittime nella zona, ma vogliamo anche presentare al paese una strategia differente, che ci permetta di ottenere dei progressi”, ha spiegato in quel momento la futura ministra.

Nonostante ciò, la vera posizione del gruppo di Boric si è rivelata dopo l’insediamento al governo. Ieri notte, la stessa ministra Siches ha dichiarato: “abbiamo deciso di fare uso di tutti gli strumenti dello stato per fornire sicurezza ai nostri cittadini e cittadine, decretando lo stato d’emergenza per proteggere le strade delle province di Arauco e Biobío e della Regione dell’Araucanía, per permettere la libera circolazione delle persone, i rifornimenti e l’esecuzione di politiche che possano migliorare la qualità della vita degli abitanti di questi territori”.

La rete delle strade è l’infrastruttura fondamentale per il flusso dei rifornimenti per gli impianti di processamento della pasta di cellulosa, vicine ai porti e alle centrali termoelettriche, infrastrutture di produzione di energia altamente contaminanti.

In Cile c’è, oggi, una giurisprudenza che riconosce cinque “zone di saturazione”. Lo stato cileno quantifica e monetizza i danni per calcolare gli indennizzi individuali per i danneggiati dalla contaminazione. Non c’è nessun piano di recupero della salute dei territori e neppure la cessazione dei processi contaminanti. La protezione delle strade da parte dello stato cileno non è, pertanto, a beneficio degli abitanti di detti territori, ma per assicurare la circolazione dei rifornimenti e il flusso delle esportazioni.

Così, l’anello della catena forestale che sembra più danneggiato dalle azioni delle comunità è quello della logistica. Di fatto, i camionisti stavano reclamando un’azione dello stato per ristabilire e assicurare il flusso dei rifornimenti per gli impianti processatori delle aree d’insediamento.

Fratture all’interno di Approvo Dignità

L’incapacità della coalizione di governo nell’approvare la figura dello “stato d’emergenza intermedio” ha rivelato fratture interne ad Approvo Dignità. “Lottavamo per una soluzione politica, ma ora avremo un nuovo stato d’emergenza costituzionale: abbiamo bisogno di un’altra forma di vedere e fare le cose. Costruire la plurinazionalità richiede maggiore convinzione”, ha dichiarato Salvador Millaleo, ex coordinatore degli Affari Indigeni che si è ritirato dal Ministero dell’Interno per conflitti con il gruppo della ministra Siches.

Nonostante l’analisi di Millaleo, il tentativo di approvazione di uno “stato intermedio” voleva solo dare un nome differente ad una pratica preesistente, per differenziarsi dallo “stato d’emergenza” decretato dal governo di Piñera.

Nonostante ciò, la falsa differenziazione tra le due figure legali è stata rapidamente notata dai movimenti mapuche. Mentre la creazione dello stato intermedio continuava ad essere discussa internamente in Approvo Dignità, un comunicato della Resistenza Nazionale Mapuche dichiarava: “sappiamo che l’arrivo dei militari sarà una questione di giorni. Sia mediante uno stato d’emergenza intermedio o un nuovo stato d’emergenza, come chiedono a squarciagola i latifondisti, i camionisti e gli impresari forestali. È per questo che dobbiamo continuare ad avanzare unitariamente, con una linea chiara e ferma”.

La risposta delle organizzazioni mapuche

Attraverso le sue reti sociali, Héctor Llaitul ha dichiarato che la misura garantisce che “i soldati lacchè si insedieranno nuovamente nel Wallmapu, proteggendo gli interessi del grande capitale”. Secondo il membro del CAM, lo stato d’emergenza “è la piena espressione della dittatura militare che noi, i mapuche, abbiamo sempre subito, dittatura di cui ora si è fatto carico il governo lacchè di Boric”. Di fronte a questo quadro, Llaitul ha fatto appello al popolo mapuche a “preparare le forze e organizzare la resistenza armata per l’autonomia del territorio e della nazione mapuche”.

In un comunicato divulgato ieri, la Resistenza Mapuche Lavkenche ha dichiarato: “sappiamo che Boric ha lasciato le nuove politiche repressive nelle mani del Partito Socialista, con l’avallo del crimine organizzato, coordinate dal Sottosegretario dell’Interno Manuel Mansalve, e nell’Arauco dal nuovo delegato presidenziale, Humberto Toro, che è anche stato responsabile della repressione durante il secondo governo della Bachelet. Non abbiamo dimenticato Toro”.

Alla fine del comunicato, la RML ha chiesto la libertà di tutti i prigionieri politici mapuche, così come l’espulsione delle imprese forestali dal territorio, e memoria e giustizia per tutti i caduti nella lotta per l’autonomia del popolo nazione mapuche.

18 maggio 2022

Tramas

Da Comitato Carlos Fonseca

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Fonte: Infoaut.org