Gennaio 20, 2022
Da Il Manifesto
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I Per calmierare il maxi-aumento delle bollette di energia e gas innescato dalla crisi pandemica il governo potrebbe tagliare 3 miliardi di euro di incentivi sull’idroelettrico e il fotovoltaico e permetterebbe alle aziende di comprarsi il diritto di inquinare tramite le aste di CO2 per 1,8 miliardi. Invece di usare gli extra profitti da 4 miliardi di euro realizzati durante la crisi nel 2021 dalle società produttrici e fornitrici di energia (per ora l’intervento è stato escluso) l’esecutivo potrebbe sottrarre le risorse alle fonti rinnovabili, cioè una delle «soluzioni strutturali» invocate in questi giorni dalle forze politiche.

***Una crescita a caro prezzo: allarme bollette e blackout

IN QUELLE che potrebbero essere le ultime ore del governo Draghi, spinto nella confusione del Palazzo verso il Quirinale, le misure temporanee evocate dal ministro alla transizione ecologica Roberto Cingolani per un totale oscillante tra gli «8-10 miliardi di euro» hanno scatenato ieri la dura reazione delle associazioni e dei partiti ambientalisti italiani. In attesa delle decisioni del Consiglio dei Ministri (oggi dovrebbe esserci una riunione su 1 miliardo per i «ristori» e 4-5 contro i rincari), per WWF, Greenpeace, Legambiente e Kyoto Club queste ipotesi rischiano di ritardare la decarbonizzazione, svilire il mercato delle rinnovabili e non puntare sul risparmio di energia». Le soluzioni prospettate non fronteggiano «davvero la questione dell’aumento dei prezzi della materia prima gas, che non può assolutamente essere superata con le irrisorie e diseconomiche riserve nazionali». Ieri Draghi ha incontrato Carlo Bonomi di Confindustria che ha chiesto «la maggiore condivisione possibile sulle misure».

***Il caro bollette si vede a colazione: caffè e cornetto, quante costate

LA CRITICA degli ambientalisti è al modo in cui «è affrontato il tema degli extra profitti evidenzia uno strabismo contro le rinnovabili. Chi estrae gas e petrolio in Italia sta già intascando enormi extraprofitti, visto che le royalties sono irrisorie». Per gli ambientalisti «le rinnovabili si dovrebbero sviluppare massicciamente non solo per attuare la decarbonizzazione, ma anche perché sarebbero la soluzione migliore proprio per contrastare il caro-bolletta. Invece sono ancora ferme al palo». Per gli ambientalisti «particolarmente grave è l’intervento di prelievo delle risorse ETS, perché le direttive europee prevedono siano destinate all’innovazione e alle politiche di decarbonizzazione».

***«C’è il rischio di un aumento di gas e luce per 1200 euro: il governo intervenga»

«IL GRANDE assente in tutti i discorsi del governo è il risparmio e l’efficienza – aggiungono – non si può pensare di fronteggiare una crisi energetica con politiche di spesa pubblica generalizzata, ma occorrono risparmi e interventi selettivi per i più vulnerabili, sia nelle famiglie che nelle imprese». Per le prime occorrerebbe «puntare a una copertura dei costi solo per le fasce davvero meno abbienti ed entro un certo limite di consumo». Per le seconde, »incentivare i consumi energetici equivale a penalizzare chi ha investito in efficienza energetica negli ultimi anni e, grazie a questo, risulta più competitivo». Meccanismi di aiuto e supporto alle imprese, anche contingenti, »devono essere costruiti per i settori più in difficoltà tenendo conto delle dinamiche dei mercati di riferimento- concludono- incentivare i consumi è un sussidio al gas, aiutare le imprese è la capacità di fare crescere il paese nel ripetersi delle crisi». E invece sembra che si vogliano «tagliare i finanziamenti destinati alle rinnovabili è una follia perché le rinnovabili diminuiscono il prezzo dell’energia: raggiungendo il 72% di energia prodotta da rinnovabili il costo della bolletta elettrica passerebbe da 75 miliardi di euro anno a 45 con un risparmio di 30 miliardi» hanno aggiunto i co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli e Eleonora Evi.

***Il gas responsabile dell’aumento delle bollette

«C’È IL RISCHIO che distretti industriali ed intere filiere produttive che rappresentano una quota rilevante dell’export italiano oltre che aree importanti del paese, dall’acciaio al vetro, dalle ceramiche alla carta passando per la chimica siano costretti a delocalizzare in altre aree del mondo» sostiene Emilio Miceli (Cgil). Ieri una decina di associazioni di consumatori, oltre Legambiente, ieri hanno chiesto al governo di «dichiarare per un periodo non inferiore a 12 mesi, lo stato di crisi energetica nazionale».

NELLO SCONTRO tra la richiesta di uno scostamento di bilancio anti-rincaro da 30 miliardi chiesto dalla Lega e i 4-5 del governo sarebbe disposto a erogare si riflette lo stallo di settimane. Ieri Letta (Pd) ha chiesto «soluzioni strutturali», i Cinque Stelle pensano a una riedizione del «superbonus» con il vestito «energetico». In vista dei voti per il Quirinale da lunedì ci sarà la gara a intestarsi il merito di una soluzione emergenziale. E Draghi avrebbe anche la spinta di una soluzione che rinvia il problema.




Fonte: Ilmanifesto.it