Maggio 5, 2021
Da Infoaut
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Un’altra notte di massacri in Colombia. Non si conosce il numero preciso di morti per mano della polizia e dell’esercito in una nuova giornata di repressione da parte del governo contro lo sciopero nazionale in corso dal 28 aprile scorso con manifestazioni di massa nelle principali città del Paese. Il bilancio è terribile e in continuo aumento: ufficialmente a ieri si parlava di 27 morti, 426 feriti, 6 violenze sessuali, 12 persone che hanno perso la vista e oltre 700 arrestati. C’è però anche un numero imprecisato di dispersi, desaparecidos, e nuove vittime che vengono segnalate anche oggi in diverse città, soprattutto a Cali dove l’esercito attacca con armi pesanti ed elicotteri da combattimento. Qui stanno però anche arrivando migliaia di persone da altre zone. Si parla di decine di camion con a bordo guardie indigene e contadini che marciano verso la città militarizzata.

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Una rivolta quella colombiana partita dallo sciopero generale di venerdì scorso contro l’intenzione del governo di destra di Iván Duque di realizzare una riforma fiscale che colpisce duramente la popolazione e le classi più povere, aumentando l’Iva e aumentando le tasse sui redditi medio bassi. Sabato Duque aveva decretato la militarizzazione delle città, obbedendo alla chiamata fatta dall’ex presidente Uribe che aveva invitato i militari e la polizia a usare le armi contro i manifestanti.

Le proteste però non si sono fermate e proseguono con marce e mobilitazioni imponenti, nonostante la riforma sia stata ritirata e Duque poche ore fa abbia annunciato la nomina di un nuovo ministro delle Finanze in sostituzione di Alberto Carrasquilla, dimessosi proprio a causa delle proteste. Questo perchè la lotta si è allargata anche in opposizione alla riforma sanitaria, pensata sempre negando il diritto alla salute dei più poveri, e contro altre misure antisociali e l’impunità garantita dalle autorità colombiane per chi assassina attivisti sociali e sindacali. Lo sciopero civico quindi prosegue e si allarga anche ad altri settori. Oggi si sono aggiunti quello degli autisti di camion.

Il silenzio dei grandi media e partiti in Italia e la denuncia su quanto sta accadendo in Colombia è al centro di un presidio promosso dalla comunità colombiana di Roma, mentre a livello internazionale l’ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani si è detto “profondamente allarmato” e annuncia che “sta lavorando per verificare il numero esatto delle vittime e ricorda che “ad oggi, la maggior parte delle proteste è stata pacifica” e richiama le forze dell’ordine colombiane al rispetto “dei principi di legalità, precauzione, necessità e proporzionalità”.

La trasmissione con gli interventi di una attivista per i diritti umani, una testimonianza sulla situazione a Cali e l’analisi della giornalista Geraldina Colotti Ascolta o scarica

Da Radio Onda d’Urto

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Fonte: Infoaut.org