Maggio 16, 2021
Da Radio Blackout
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In Colombia è in atto da due settimana una mobilitazione popolare di massa che da iniziale sciopero generale contro la riforma fiscale è presto diventata occasione di una rivolta anti-sistemica contro l’insostenibilità complessiva della vita sotto questo regime economico, politio e sociale.

Un paese segnato da un iper-liberismo selvaggio, da diseguaglianza strutturali che la pandemia non ha fatto altro che accrescere e da un sistema politico oligarchico tra i più blindati, corrotti ed inamovibili dell’intero continente latinoamericano.

Di fronte a una pressione sociale che non accenna a diminuire, torna prepotente la violenza della reazione dello stato che risponde ad ogni forma di insorgenza sociale con la riproposizione degli squadroni della morte mentre si tornano a contare i desaperacidos.

Come ha ben sintetizzato Raul Zibechi, in una lettura che forse è estendibile al resto del LatinoAmerica:

“mezza Colombia, ma forse anche mezzo continente, è in eccesso dal punto di vista della logica del capitale. Bisogna disfarsene, oppure la gente va rinchiusa nei suoi quartieri/ghetto o anche uccisa, se si azzarda a protestare. Le esecuzioni sommarie, i crimini contro i giovani non sono dovuti a errori o deviazioni da parte di qualche uomo in divisa, sono politica dello Stato e del capitale”

Ne abbiamo parlato con Ana Cristina Vargas, antropologa colombiana, autrice di “Colombia. Antropologia di una guerra interminabile” e docente al Laboratorio dei Diritti Fondamentali presso il  Collegio Carlo Alberto/Università di Torino





Fonte: Radioblackout.org