Agosto 12, 2022
Da Umanita Nova
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Dopo che abbiamo tradotto “L’aborto in Russia” , grazie alla disponibilità di una persona madrelingua, si è riuscito a tradurre per intero il saggio di Anna Sidorevich.

Traduzione di Evgeny per il Gruppo Anarchico Galatea – FAI di Catania

Come è successo che nel XXI secolo le donne si ritrovano di nuovo a dover combattere per il diritto di abortire? Come mai sta accadendo questo in tutto il mondo – e anche nell’Occidente? Ve lo raccontiamo nel modo più dettagliato possibile.

Il 24 giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato il caso di “ Roe v.Wade” , [con cui veniva] riconosciuto l’aborto costituzionalmente. Adesso la procedura può diventare illegale nella maggior parte degli Stati. Milioni di donne [1] saranno costrette a spostarsi negli stati vicini oppure ad abortire illegalmente. Questo scenario è stato reso possibile per colpa dei giudici della corte Suprema – (sei su nove) – sono conservatori – [i] quali, tradizionalmente, sostengono l’abolizione del diritto all’aborto. Ma il diritto all’aborto per molti anni è stato uno strumento di lotta politica non solo negli Stati Uniti, ma anche in altri paesi. Sul modo in cui è successo, Meduza ha chiesto di raccontare ad Anna Sidorevich, ricercatrice nel campo del femminismo e di genere del Center for the History of the Paris Institute of Political Studies Sciences Po.

Contrariamente alla credenza popolare che l’aborto sia pericoloso per la vita e la salute delle donne, non è così. Ogni anno nel mondo vengono praticati circa 73 milioni di aborti. [2] Con il loro aiuto, sei gravidanze non pianificate su dieci vengono terminate. La procedura è così comune che l’OMS la classifica come un “intervento medico semplice (e quindi il più delle volte sicuro)” che può essere efficacemente eseguito da specialisti.

L’OMS considera l’aborto sicuro se supervisionato da personale qualificato che ha familiarità con i metodi raccomandati dall’organizzazione. Secondo le statistiche statunitensi dal 2013 al 2018, il tasso di mortalità per aborti sicuri effettuati secondo le raccomandazioni dell’OMS è stato di soli 0,4 casi ogni 100.000 aborti, ovvero su 200.000 donne che hanno abortito, solo una è morta (negli ultimi 50 anni la mortalità è stata ridotta). [2]

Allo stesso tempo, secondo l’OMS, più di sette milioni di donne finiscono in ospedale a causa di complicazioni dopo aborti “non sicuri”. Tali aborti, di solito, includono procedure eseguite in una data successiva, in condizioni di precarietà igienico-sanitaria o da persone prive di formazione medica specialistica. Tali pratiche sono molto più comuni [3] nei paesi in cui i diritti delle donne sull’aborto è fortemente limitato. Le restrizioni statali rendono l’aborto pericoloso per le donne: costi elevati, stigmatizzazione, ritardo della procedura. È soprattutto un divieto legale. Le femministe cercano da anni di spiegare questo problema alla società e ai politici e chiedono cambiamenti, ma le leggi sull’aborto che proibiscono o consentono l’aborto in diversi paesi, storicamente, non sono quasi mai state correlate alla salute delle donne. Per molti anni, il diritto all’aborto è stato uno strumento utilizzato per la lotta politica dai politici di destra e di sinistra in tutto il mondo.

Capitolo 1: Un argomento sensibile negli Stati Uniti

[A partire] dalla primavera del 2022 il tema sull’aborto negli Stati Uniti è diventato molto più discusso che mai. Si è scoperto che in un paese in cui il diritto all’aborto sembrava conquistato da tempo, milioni di donne avrebbero potuto perderlo in pochi mesi.

La crisi è iniziata nel settembre 2021 quando lo stato del Texas ha approvato una legge sul “battito cardiaco” che vieta gli aborti dopo la sesta settimana (senza eccezioni per i casi di violenza e incesto). In precedenza, il periodo dopo il quale l’aborto non era consentito era di 20 settimane.

Gli autori della legge, conservatori, ritengono che sia alla sesta settimana che il feto abbia un’attività cardiaca riconoscibile, il che significa che l’aborto dopo questo periodo [4] dovrebbe essere proibito.

In risposta all’adozione della legge del Texas, le marce delle donne si sono svolte in 660 città in diversi Stati. Sono state organizzate da un’alleanza di 200 organizzazioni per i diritti umani nel paese. La più grande manifestazione di protesta si è svolta nella capitale degli Stati Uniti, Washington: migliaia di donne hanno marciato attraverso la città fino all’edificio della Corte Suprema degli Stati Uniti con manifesti e slogan: “Prenditi cura del tuo utero” e “L’aborto è una scelta personale”.

La questione del diritto all’aborto non ha mai riguardato solo l’aborto stesso”, ha scritto il New York Times nel settembre 2021. I giornalisti hanno raccontato come l’atteggiamento dei cittadini americani conservatori nei confronti dell’aborto sia cambiato nel corso degli anni. Se nel 1971 la risoluzione della Convenzione Battista del Sud [5] raccomandava l’aborto in caso di stupro, incesto, gravi disturbi dello sviluppo fetale o minaccia per la salute della madre; già la risoluzione adottata nel 2021 definisce l’aborto [come] “l’omicidio di un nascituro” e un “crimine contro l’umanità” che dovrebbe essere perseguito penalmente per legge, senza eccezioni.

Secondo lo storico Jefferson Cowie, oggi, tra gli aderenti al divieto di aborto negli Stati Uniti, c’è una minoranza di coloro che hanno a cuore le ragioni religiose. L’aborto è diventato parte della situazione di stallo politico, ha spiegato Cowie al New York Times. La presa di posizione sul divieto dell’aborto, insieme alla questione razziale e al parere sulla vaccinazione contro il covid, è diventata un chiaro segno di appartenenza ad una parte o all’altra. Tuttavia, questo non è stato sempre così.

Il primo movimento contro il diritto all’aborto negli Stati Uniti è apparso a metà del XIX secolo; prima la procedura era diffusa e non causava condanna. Formalmente, l’aborto è stato vietato, ma solo in un secondo momento, dopo che la donna ha iniziato a sentire il movimento del feto, nel quarto – sesto mese. Le donne si rivolgevano spesso a guaritori e ostetriche e [non] a medici professionisti. Poi, nella lotta [a favore] dei pazienti, i medici hanno chiesto una legislazione più severa. Secondo un’altra versione, gli Stati Uniti hanno semplicemente ripetuto le leggi della Gran Bretagna. Ciononostante, all’inizio del 20° secolo, l’aborto è stato completamente bandito ed è diventato un reato penale in tutti gli Stati.

Il divieto era in vigore fino agli anni ’60, quando le richieste di legalizzazione dell’aborto iniziarono a risuonare attivamente negli Stati Uniti, anche all’interno del movimento femminista emergente della seconda ondata [6].

Alla fine degli anni ’60, Norma McCorvey, residente in Texas, non fu in grado di ottenere il diritto all’aborto perché lo Stato consentiva l’aborto solo per incesto e stupro. La donna ha cercato di ingannare la Corte e ha detto che il bambino era stato concepito a causa di uno stupro, ma non è stato possibile dimostrarlo. Quindi McCorvey, con lo pseudonimo di Jane Roe, ha intentato una causa per violazione dei suoi diritti costituzionali presso la Corte federale distrettuale del Texas; il procuratore distrettuale Henry Wade è diventato l’imputato nel caso. La Corte ha deciso a favore della donna, ma non ha vietato la normativa vigente.

Quindi il caso “Roe v. Wade” è arrivato alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che nel 1973 ha preso una decisione storica, confermando che il diritto alla privacy garantito dalla costituzione include il diritto di una donna ad abortire di sua spontanea volontà, il che significa che nessuna legge statale possa limitarlo. Il verdetto della Corte Suprema ha effettivamente legalizzato l’aborto in tutto il paese.

Allora il tema sull’aborto non era ancora così politicizzato. Nel 1984, il sostegno alla “pro-scelta” (pro-choice, cioè una scelta consapevole tra gravidanza e aborto) tra i sostenitori dei partiti repubblicano e democratico differiva solo del 6% – nel 2020 questa differenza era già del 48%. Il tema sull’aborto iniziò ad essere utilizzato attivamente dai politici conservatori statunitensi solo all’inizio degli anni ’80 per mobilitare gli elettori e attirare i più dubbiosi dalla loro parte. I repubblicani hanno cercato di uscire dalla cerchia degli elettori che non hanno sostenuto il movimento per i diritti civili [7], che ha combattuto contro la discriminazione razziale. Il tema sull’aborto era conveniente in quanto interessava anche quelle persone a cui non interessava la questione razziale.

I conservatori in vari Stati hanno ripetutamente cercato di vietare l’aborto o di rendere più difficile l’accesso alla procedura per le donne; ma la sentenza“Roe v. Wade” è venuta in soccorso per anni. Ad esempio, nel 2016, la Corte Suprema ha ritenuto incostituzionale un disegno di legge anti-aborto del Texas volto a limitare il funzionamento delle cliniche per l’aborto.

Ma la cosiddetta legge sul battito cardiaco, approvata nel settembre 2021, è stata progettata per aggirare l’ostacolo “Roe v. Wade”. Solitamente, nella pratica americana, per impugnare una legge è necessario intentare una causa contro l’autorità preposta alla sua attuazione.

Tuttavia, se le precedenti leggi anti-aborto dovevano essere applicate da funzionari governativi, per aggirare la costituzione in Texas, si era deciso che l’applicazione [di queste] non sarebbe stata responsabilità delle autorità ma dei cittadini interessati: secondo la legge statale, dal 2021 chiunque può avviare un processo contro chi “assiste” (aiutante e complice) nell’esecuzione di un aborto “illegale”. L’imputato che perde la causa dovrà pagare a ciascun richiedente almeno $ 10.000.

Un tentativo del governo federale di impugnare la legge all’inizio del 2022 è fallito. Altri Stati hanno iniziato a seguire il precedente. Così, il 3 maggio, il governatore del vicino Oklahoma, il repubblicano Kevin Stitt, ha firmato un disegno di legge redatto sul modello della legge del Texas.

Un tale cambiamento legislativo è stato possibile grazie a Donald Trump, che ha nominato tre giudici conservatori alla Corte Suprema – e i repubblicani erano la maggioranza della Corte, mentre i democratici, che si opponevano alla criminalizzazione dell’aborto, l’hanno perso. Mentre il presidente democratico Joe Biden si oppone alla legge del Texas, la capacità del governo federale di legiferare a livello statale è limitata e il tentativo di legiferare sul diritto all’aborto, come proposto dal Partito Democratico, è fallito. A seguito di una votazione di fine febbraio al Senato, il progetto è stato respinto. [8]

Inoltre, nel maggio 2022, anche la storica decisione “Roe v. Wade” è stata attaccata. Il 3 maggio 2022 i media hanno pubblicato un progetto di decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti, che propone di ribaltare il verdetto del 1973. Il 24 giugno la Corte Suprema ha ribaltato la decisione e ora gli Stati potranno regolamentare liberamente l’aborto a livello di legislazione locale. Secondo il “Gutmacher Institute for Reproductive Health”, 26 stati potrebbero vietare l ‘aborto, 13 dei quali nel prossimo futuro – e in sette il divieto dell’aborto è entrato in vigore subito dopo la decisione della Corte Suprema. [9] Se ciò accade, il numero di aborti legali diminuirà di almeno il 14% e molte donne che hanno perso l’accesso alle cliniche saranno costrette a interrompere la gravidanza clandestinamente.

In risposta alla pubblicazione della bozza di decisione a Maggio, migliaia di americani hanno manifestato contro le modifiche, sostenuti dai membri del Partito Democratico al governo.

L’aborto è già diventato uno dei punti più importanti per attirare i cittadini alle elezioni del Congresso, che si terranno a novembre 2022. I democratici stanno cercando di attirare gli elettori alle urne, trasformando il voto per i seggi al Congresso in un referendum su “Roe v. Wade”.

Sì, i Democratici non potranno far ritornare in vigore la decisione, ma se avranno la maggioranza, potranno fare una legge federale sull’aborto.

Questa strategia ha ricevuto supporto. Secondo i sondaggi, un americano su due (anche prima della decisione del 24 giugno) riteneva che la decisione del 1973 non dovesse essere completamente abrogata, e tra coloro che la pensavano così c’erano sia i democratici che gli indecisi (e anche alcuni repubblicani). Se almeno una parte della popolazione indecisa voterà per i Democratici, il partito potrà ottenere la maggioranza.

È vero che se i Democratici riusciranno a vincere e poi influenzare la legislazione anti-aborto (cioè approvare una legge che sancirà il diritto a livello federale), l’applicazione arriverà solo sei mesi dopo. Mentre centinaia di migliaia di donne saranno rimaste senza l’opportunità di abortire in questo momento.

Questo lascia perplessi i ranghi democratici e gli attivisti che aiutano le donne. Mallory Schwatz, direttrice esecutiva del “Pro-Choice Missouri” [10], afferma che il governo federale non sta facendo abbastanza. “Aspettare le elezioni per prendere provvedimenti è vile”, ha detto l’attivista in un’intervista a Politico.

Le restrizioni danneggiano principalmente i gruppi socialmente più vulnerabili: i poveri, i minori, le minoranze; coloro che non hanno i soldi per recarsi in un altro Stato in cui l’aborto è più conveniente o coloro che non hanno accesso alle informazioni sulla contraccezione e sull’aborto.

L’amministrazione Biden sta cercando di garantire che le donne abbiano accesso alle cure di cui hanno bisogno. Ad esempio, la “Federal Food and Drug Administration” ha legalizzato l’invio per posta di pillole abortive (mifepristone e misoprostolo), dando così alle donne l’accesso agli aborti domiciliari; ma questa è praticamente la fine delle misure di soccorso.

La forza principale che aiuta le donne sono le altre donne.

Le organizzazioni attivistiche aiutano a ottenere i documenti necessari o a raggiungere le cliniche negli Stati o paesi vicini.

Capitolo 2: L’aborto in America Latina

-Messico

Il 7 settembre 2021, la Corte suprema messicana ha dichiarato incostituzionale il divieto di aborto nello Stato di Coahuila, dove, secondo una legge del 2017, gli aborti illegali erano punibili fino a tre anni di carcere.

Una causa contro diverse disposizioni del codice penale dello Stato era stata avviata nel 2017 dall’allora procuratore generale messicano Raúl Cervantes con la motivazione che violavano l’autonomia e la libertà riproduttiva delle donne. Due giorni dopo, la Corte costituzionale ha anche invalidato la parte della costituzione statale di Sinaloa che proteggeva la vita [del nascituro] dal momento del concepimento.

Per la società messicana, questo è un grande risultato. Come negli Stati Uniti, le leggi sull’aborto in Messico sono regolamentate a livello statale. In quattro [Stati] era consentito l’aborto [11]; nei restanti 28, invece, era proibito. Le donne messicane hanno chiesto la liberalizzazione della legge sull’aborto del 1931 dall’inizio degli anni ‘70, quando la procedura è stata legalizzata con successo nei vicini Stati Uniti. Tuttavia, i cambiamenti sono stati raggiunti solo negli anni 2000, quando, per la prima volta, la posizione governativa del Partito Rivoluzionario Istituzionale [12] si è indebolita in parlamento.

Il punto di svolta nella lotta per l’aborto è stato il caso “Paulina Ramirez v. Messico”, ampiamente trattato dai media. Nel 1999, una ragazza di 13 anni della Bassa California è rimasta incinta a causa di uno stupro, ma i funzionari e i medici conservatori hanno cercato di dissuaderla dall’aborto, usando ostacoli burocratici. Nel 2000, gruppi femministi messicani hanno intentato una causa contro il Messico presso la Commissione interamericana per i diritti umani. [13]

[La Commissione] ha rilevato nel 2007 che il governo [messicano] avesse violato i suoi obblighi di garantire l’accesso delle donne ai servizi di salute riproduttiva.

Allo stesso tempo i sondaggi condotti nel paese come parte di uno studio nel 2000, hanno mostrato che il 69% dei messicani concordava sul fatto che l’aborto dovesse essere consentito in determinate circostanze.

A Città del Messico, questa cifra ha raggiunto l’80%. La protesta pubblica suscitata dal “caso Paulina” ha avviato il processo di liberalizzazione della legge.

Era guidato dalla prima donna sindaco di Città del Messico, Rosario Robles.

Nel 2000, nella capitale del Paese, è stato consentito l’aborto in caso di malformazione fetale e rischio per la salute e la vita della donna incinta. Inoltre, la legge Robles, per la prima volta nella storia del diritto messicano, ha chiarito la procedura per autorizzare e praticare un aborto in caso di stupro. Ma è stato solo nel 2007 che l’assemblea legislativa della città ha legalizzato l’aborto fino a 12 settimane di gestazione [all’interno del] distretto federale di Città del Messico (46 voti a favore e 19 contrari), stabilendo un precedente per l’intero Paese.

Oggi, l’aborto è ancora un argomento polarizzante in Messico. Secondo un sondaggio del marzo 2021 pubblicato da “El Financiero”, il 53% dei messicani è contrario all’aborto, mentre il 45% è favorevole alla legalizzazione dell’aborto. Inoltre, le persone sotto i 30 anni per lo più sostengono l’idea di depenalizzare l’aborto, mentre la generazione sopra i 50 anni si oppone.

-Argentina

Il 30 dicembre 2020, le strade dell’Argentina erano piene di donne felici con bandiere e fasce verdi, a simboleggiare il sostegno all’aborto. I festeggiamenti nella Capitale sono proseguiti tutta la notte: dopo la vittoria alle elezioni presidenziali del candidato dell’opposizione di centrosinistra Alberto Fernandez, il Paese ha finalmente legalizzato l’aborto “su richiesta” fino alla 14a settimana di gravidanza. La camera bassa del parlamento del Paese ha approvato il disegno di legge a maggioranza di voti (131 voti favorevoli, 117 contrari, sei astenuti) e presto i senatori hanno votato per la legalizzazione (38 voti favorevoli, 29 contrari, un’astensione).

L’Argentina è uno dei pochi paesi del continente che ha consentito l’aborto. [14]

Per molti anni, il Sud America è stata la regione con alcune delle leggi più severe sui diritti riproduttivi. In precedenza, l’Argentina aveva una legge del 1921 che consentiva l’aborto solo quando la salute della madre era in pericolo, così come in caso di stupro. [15]

Tuttavia, anche le donne incinte, ammissibili all’aborto legale, hanno continuato ad incontrare degli ostacoli.

I medici erano liberi di interpretare la legge come meglio credevano; era difficile trovare informazioni sull’aborto e le donne nascondevano storie di aborto perché l’argomento rimaneva tabù. Tutto ciò ha portato ad un aumento del numero di aborti clandestini. Nel solo 2016, dopo le complicazioni causate dagli aborti clandestini, sono state ricoverate in ospedale 39.025 donne, il 16% delle quali erano ragazze e ragazze dai 10 ai 19 anni.

Le richieste di influenzare la situazione e legalizzare l’aborto sono state avanzate da femministe e attiviste delle organizzazioni femminili dal 2005. All’epoca era al potere il partito peronista di centrosinistra di Alberto Fernandez. I peronisti hanno mantenuto il potere per quasi 14 anni, fino a quando il conservatore Mauricio Macri è diventato presidente dell’Argentina nel 2015.

Nel 2018, le attiviste sono riuscite ad ottenere una legge sull’aborto attraverso il Congresso. Il progetto ha ricevuto più della metà dei voti [favorevoli] (129 favorevoli e 125 contrari), ma è stato respinto dal Senato con un margine di sette voti (38 voti contrari, 31 favorevoli, due astenuti).

La questione ha diviso la società tra coloro che indossano il velo blu (anti-aborto) e coloro che indossano il velo verde (pro-aborto) per indicare la propria posizione, ed è diventata immediatamente uno dei temi principali della campagna presidenziale 2019. Mentre il conservatore Mauricio Macri ha preso posizione contro l’aborto, il [candidato di] centrosinistra Alberto Fernández ha lanciato una proposta per legalizzare l’aborto il primo giorno del dibattito presidenziale. Dopo la sua elezione a presidente, Fernandez ha presentato al parlamento un disegno di legge per legalizzare l’aborto, che è stato approvato nel Dicembre 2020.

Capitolo 3: L’Europa tra destra e sinistra

Il 19 luglio 1979 Simone Veil, il ministro francese della Salute responsabile dell’approvazione della leggendaria legge nazionale che depenalizzava l’aborto nel 1975 [16], è stata eletta primo Presidente donna del Parlamento europeo.

A quel tempo, la vittoria del diritto di disporre del proprio corpo sembrava innegabile. Ma quasi mezzo secolo dopo, nel 2022, il posto di Weil è stato preso da un’altra donna, la parlamentare di centrodestra maltese [17], Roberta Metsola, che si oppone all’aborto.

L’elezione di Metsola è un esempio dei processi in atto nell’Europa moderna. Mentre alcuni paesi (e istituzioni) stanno cercando di diventare più liberali e democratici per rispettare i valori europei, in altri c’è una svolta conservatrice, che invariabilmente colpisce il diritto delle donne ad abortire. Questo è quello che è successo in Polonia, per esempio.

-Polonia

A fine gennaio 2021 è entrata in vigore in Polonia la decisione della Corte Costituzionale di vietare gli aborti per malattia incurabile o grave patologia del feto.

Da allora, ufficialmente, l’aborto può essere praticato solo in caso di minaccia per la vita e la salute della donna incinta, nonché se la gravidanza è avvenuta a seguito di stupro o incesto. Un aborto richiede non solo il parere di un medico, ma anche il permesso di un pubblico ministero. I giudici della Corte costituzionale hanno scritto, nella motivazione pubblicata [riguardante] il divieto [all’aborto], che “ogni individuo ha diritto alla vita dal momento del concepimento” e hanno fatto riferimento all’articolo 38 della Costituzione polacca. [18]

Le proteste di massa contro l’inasprimento della legislazione sull’aborto sono iniziate nell’Ottobre 2020, quando è diventata nota la decisione della Corte costituzionale, e sono proseguite nel gennaio 2021, quando la legge è entrata in vigore. Ma i manifestanti non sono riusciti a influenzare la decisione di giudici e deputati.

Nel novembre 2021, dopo la notizia della morte per sepsi di una donna di 30 anni di nome Isabella, avvenuta alla 22a settimana di gravidanza, migliaia di donne sono scese nelle strade delle città polacche per protestare. I parenti della defunta erano sicuri che la morte fosse il risultato del ritardo di medici che non osavano abortire per paura di infrangere la legge.

Secondo la legge polacca vigente [19], i medici [che praticano] aborti illegali rischiano fino a otto anni di carcere. Pertanto, se una donna necessita di un intervento medico legato al corso della gravidanza, i medici attendono la morte del feto affinché l’operazione non sia più considerata un aborto. Ecco cosa è successo nel caso di Isabella: i medici hanno aspettato fino all’ultimo momento che il cuore del feto si fermasse, cosa che alla fine ha portato alla morte della donna stessa.

La legge polacca sull’aborto, con l’influenza particolarmente forte della Chiesa cattolica, è rimasta una delle più conservatrici in Europa negli ultimi 30 anni. I primi tentativi di liberalizzazione si ebbero dal 1929 al 1932 nell’ambito della riforma del codice penale. Quindi la proposta di legalizzare l’aborto per motivi socio-economici (tra questi, ad esempio, la povertà o le precarie condizioni di vita) era stata respinta e la nuova versione del codice del 1932 consentiva l’aborto solo nei casi in cui la gravidanza era avvenuta a seguito di violenza o minacce per la vita e la salute di una donna.

Questa legge era in vigore sia durante l’occupazione tedesca che dopo l’instaurazione del regime filo-sovietico nel paese. Nel 1955 l’aborto fu legalizzato in URSS e solo un anno dopo la legge fu adottata in altri paesi del blocco socialista, inclusa la Polonia. La legge sovietica consentiva l’aborto per motivi socioeconomici.

Nel 1959 la procedura era stata resa più accessibile in Polonia; infatti le donne avevano il diritto di abortire senza alcun obbligo da parte dello Stato. Allo stesso tempo, come in URSS, l’aborto era visto come una necessità per prevenire il rischio per la vita e la salute di una donna, e non come un suo diritto a disporre del proprio corpo.

Ma negli anni ’80 in Polonia era iniziato un processo inverso: sullo sfondo delle proteste contro tutto ciò che era sovietico nel paese; per la prima volta si era iniziato a parlare del fatto che la legge che regolava l’aborto dovesse essere inasprita.

I cambiamenti erano stati sollecitati da membri dell’opposizione anticomunista, che avevano avuto il sostegno della Chiesa cattolica romana e personalmente da papa Giovanni Paolo II, nato lui stesso in Polonia.

Nel 1993, il diritto all’aborto era stato nuovamente limitato legalmente: le “circostanze di vita difficili” erano state rimosse dai motivi per cui alle donne era consentito abortire.

Secondo Michelle Rivkin-Fish, professoressa di antropologia all’Università della Carolina del Nord che studia l’aborto nei paesi post-sovietici, la criminalizzazione dell’aborto nella Polonia post-socialista è stato il prezzo pagato dal partito anticomunista Solidarnosc che aveva formato il primo governo – ed era sostenuto dalla Chiesa cattolica.

Grazie agli sforzi delle femministe polacche, la nuova disposizione adottata nel 1993 era ancora più morbida di quella avanzata all’inizio degli anni ’90. Ma gli aborti per motivi sociali erano vietati. La discussione è continuata per diversi anni: hanno cercato di annullare la legge, ma dalla seconda metà degli anni ’90 le modifiche sono state sancite dalla decisione della Corte costituzionale e nel Paese è comparso un mercato per aborti clandestini costosi e pericolosi.

Da allora, i conservatori hanno ripetutamente cercato di limitare ulteriormente l’accesso all’aborto da parte delle donne. Nel 2016, una proposta per il divieto totale dell’aborto, approvata dai parlamentari in prima lettura, ha portato a proteste di massa – e il disegno di legge è stato bocciato.

In soli tre anni la situazione è cambiata. Dopo la vittoria alle elezioni parlamentari del 2015 del partito di destra Diritto e Giustizia (37,5% dei voti) – che ha posto fine al periodo di potere del partito liberale Piattaforma Civica -, la normativa sull’aborto è stata comunque inasprita. La disposizione per l’aborto qualora il feto risultasse avere una disabilità grave e irreversibile o una malattia pericolosa per la vita – presente nella legge sull’aborto del 1993 -, è stata eliminata.

[Fino al] 2019, [quindi], il 98% di tutti gli aborti eseguiti nel paese erano stati fatti seguendo quella disposizione [; cambiando la legge,] è entrato in vigore un divieto quasi totale.

Le leggi adottate in Polonia destano preoccupazione nell’Unione Europea. Anche prima dell’inasprimento delle leggi sull’aborto, nel 2017 la Commissione Europea ha concluso che l’indipendenza dei tribunali polacchi era minacciata. Secondo la Commissione, il partito al potere Legge e Giustizia, ha potere sulla Corte Costituzionale. Ciò significa che il giudice non può valutare oggettivamente la legittimità delle misure proposte dai legislatori.

Nell’Ottobre 2021 anche la Polonia ha abbandonato lo stato del diritto europeo, annunciando che il Paese non è obbligato a rispettare leggi che contraddicono la sua costituzione. L’Unione Europea ha risposto a questo tagliando i sussidi dal bilancio generale dell’UE.

Secondo Marta Lempart, co-fondatrice del movimento femminista polacco Strajk Kobiet (“Sciopero delle donne”), l’approvazione di una legge sull’aborto è “un esempio di ciò che accade quando le autorità minano lo stato di diritto e l’indipendenza della magistratura.” Secondo lei, il tribunale che ha deciso sugli aborti è “illegale” e “politicizzato”.

Nel novembre 2021, un anno dopo l’adozione di una legge che ha criminalizzato la maggior parte degli aborti in Polonia, i deputati hanno approvato una risoluzione che condanna la decisione della Corte Costituzionale polacca e invita il governo polacco a concedere a tutte le donne il diritto a un aborto sicuro, legale e gratuito .

Durante i primi 10 mesi dell’inasprimento della legge in Polonia, solo 300 donne polacche hanno potuto abortire negli ospedali del paese a causa della minaccia alla loro vita e alla loro salute. Allo stesso tempo, circa 120.000 cittadine polacche ogni anno si sottopongono a questa procedura all’estero.

In queste condizioni, le donne cercano aiuto da organizzazioni senza scopo di lucro, gruppi indipendenti e iniziative che le aiutano a ottenere cure mediche all’estero. Possono solo sperare che la pressione finanziaria dell’Unione Europea influenzi in futuro le decisioni del governo conservatore e aiuti a superare l’influenza della Chiesa cattolica.

-San Marino

Nel settembre 2021 San Marino, uno degli stati più piccoli d’Europa, completamente circondato dall’Italia, ha tenuto un referendum che ha sollevato la questione se l’aborto debba essere consentito. Al referendum hanno partecipato il 40% dei cittadini del Paese – su una popolazione di 33.000 persone. Il 77% degli elettori ha sostenuto la legalizzazione. Secondo i membri della comunità di attivisti dell’Unione delle Donne – che hanno raccolto le firme per organizzare il referendum -, la maggior parte dei giovani del Paese condivide una posizione pro-aborto, che potrebbe avere un impatto significativo sui risultati del referendum.

La Repubblica di San Marino è stato uno degli ultimi Stati europei in cui l’aborto era completamente bandito. L’aborto era regolato da una legge del 1865, che puniva l’interruzione della gravidanza con la reclusione da tre a sei anni per i medici e da tre a sei mesi per le pazienti. In caso di gravidanza indesiderata, le donne erano costrette a recarsi in Italia – dove l’aborto era stato legalizzato dopo il referendum del 1978 -, pagando tra i 1500-2000 euro per la procedura [di interruzione di gravidanza].

Secondo i risultati del referendum, l’aborto a San Marino è stato completamente legalizzato fino a 12 settimane; [oltrepassato questo periodo, la procedura di interruzione si applica] in caso di minaccia per la salute e la vita della donna incinta, nonché in caso di violazioni nello sviluppo del feto che può causare danni fisici o psicologici alla madre.

La Repubblica di San Marino è uno Stato tradizionalmente conservatore e sotto la forte influenza della Chiesa cattolica: qui le donne hanno ottenuto il diritto di voto solo nel 1964 (18 anni dopo rispetto all’Italia), e il divorzio è stato ufficialmente consentito solo nel 1986. Da 20 anni nel Paese è al potere il Partito Democratico Cristiano di San Marino, principale oppositore della legalizzazione dell’aborto.

Tuttavia, le attiviste sammarinesi sono riuscite a spingere l’idea del diritto all’aborto fuori dal consueto dibattito politico e presentare la questione come comune a tutte le donne. Un esempio importante per le attiviste sammarinesi sono stati i precedenti dell’Irlanda cattolica, dove si è tenuto un referendum sull’aborto nel 2018 e si è concluso con la sua legalizzazione, e di Gibilterra, dove l’aborto è stato depenalizzato a seguito di un referendum nel giugno 2021.

Note

[1] In questo brano, la parola “donna” è spesso usata per riferirsi a chi abortisce. Sebbene questo termine sia ancora utilizzato nella letteratura e negli articoli accademici, vorremmo sottolineare che non è inclusivo ed esclude coloro che non si associano a questo genere, ma che possono essere direttamente interessati dalla legge sull’aborto.

[2] Questo dato viene spesso calcolato in base al numero di decessi per 100.000 procedure. Secondo le statistiche statunitensi dal 2013 al 2018, i decessi dovuti ad aborti sicuri eseguiti secondo le linee guida dell’OMS sono stati solo 0,4 ogni 100.000 aborti, il che significa che solo una donna su 200.000 che ha abortito è morta (con una diminuzione dei decessi negli ultimi 50 anni).

Gli aborti non sicuri uccidono le donne a un tasso molto più alto. Secondo le stime dell’OMS, nei Paesi sviluppati la cifra raggiunge le 30 donne per 100.000 interventi, mentre nei Paesi in via di sviluppo è ancora più elevata: 220 per 100.000.

Fonti

– “TABLE 15. Number of deaths and case-fatality rates* for abortion-related deaths reported to CDC, by type of abortion — United States, 1973–2018†”

Link: https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/70/ss/ss7009a1.htm#T15_down

– “Abortion”

Link: https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/abortion

[3] Secondo uno studio pubblicato nel 2017 sull’autorevole rivista medica The Lancet, nei Paesi in cui il diritto all’aborto non è limitato, il numero di aborti sicuri può raggiungere il 90%. Più rigida è la legislazione, più alti sono i rischi per le donne. Nei Paesi in cui l’aborto è praticamente vietato, il numero di aborti “non sicuri” e “meno sicuri” può raggiungere il 70%.

Fonte

Global, regional, and subregional classification of abortions by safety, 2010–14: estimates from a Bayesian hierarchical model”

Link: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(17)31794-4/fulltext

[4] Il problema è che in questa fase molte donne non si rendono nemmeno conto di essere incinte. La donna incinta ha circa una settimana, nella migliore delle ipotesi, per prendere una decisione e trovare i soldi, la clinica giusta e un orario conveniente per vedere un medico. Più della metà degli aborti viene effettuata dopo la sesta settimana di gravidanza.

[5] Il più grande gruppo battista degli Stati Uniti, organizzato ad Augusta, in Georgia, nel 1845 da battisti del Sud in disaccordo con le opinioni e le attività antischiaviste dei battisti del Nord. Alla fine del XX secolo, la Convenzione aveva abbandonato il suo sostegno alla segregazione razziale ed era diventato uno dei gruppi protestanti più etnicamente diversi del Nord America.

[6] Denominazione convenzionale per una serie di ideologie femministe e per il movimento attivista per i diritti delle donne in Occidente negli anni Sessanta e Settanta. La prima ondata del femminismo è considerata il movimento delle donne per i diritti politici, soprattutto elettorali, tra la seconda metà del XIX e l’inizio del XX secolo. Le femministe della seconda ondata hanno attinto a una concezione più ampia dei diritti, non limitata alla componente politica. In particolare, le femministe della seconda ondata si sono battute attivamente per il diritto all’aborto e per il diritto al controllo del proprio corpo.

[7] Movimento di massa contro la segregazione razziale e la discriminazione dei neri negli Stati del Sud, che ha raggiunto la ribalta nazionale a metà degli anni Cinquanta. Sebbene la schiavitù sia stata abolita negli Stati Uniti nel 1865 a seguito della Guerra Civile, nel Sud era in vigore un sistema di segregazione razziale (le “leggi Jim Crow”). Il movimento per i diritti civili degli anni ’50 e ’60 si è basato sulla protesta non violenta. Il risultato è stato l’approvazione delle leggi sui diritti civili nel 1964 e nel 1965, che hanno abolito la segregazione.

[8] I repubblicani hanno anche la maggioranza al Senato. Ora ci sono 50 repubblicani, 48 democratici e due senatori indipendenti. La legge sulla protezione della salute delle donne è stata respinta perché non ha ottenuto il minimo di 50 voti necessari per continuare lʼaudizione. Quarantasei senatori hanno votato contro, 48 a favore e gli altri si sono astenuti.

[9] Questi sono gli Stati in cui sono entrate immediatamente in vigore le leggi contro l’aborto: Alabama, Arkansas, Kentucky, Louisiana, Missouri, Oklahoma e South Dakota.

[10] Organizzazione per i diritti umani che aiuta le donne ad abortire e difende questo diritto nel Missouri, uno Stato che intende vietare del tutto l’aborto dopo l’abrogazione della Roe v Wade.

[11] Ovvero Oaxaca, Hidalgo, Veracruz e Città del Messico.

[12] Partito politico messicano i cui membri hanno occupato quasi tutti i posti chiave del Paese fino alla fine del XX secolo. Negli anni ’80, il PRI cambiò rotta verso una politica di centro-destra e riforme economiche neoliberali. Ciò portò ad una scissione da parte dell’ala sinistra e socialdemocratica, portando questa a fondare il Partito della Rivoluzione Democratica nel 1989.

[13] Organismo intergovernativo che monitora i diritti umani nelle Americhe. La Commissione è composta da sette esperti provenienti da diversi Paesi che hanno aderito alla Comunità degli Stati Americani (OSA).

[14] Gli altri paesi sono Colombia, Uruguay e Guyana.

[15] Restrizioni simili sono ancora in vigore in Brasile e Cile, mentre in El Salvador, Repubblica Dominicana, Honduras e Nicaragua l’aborto è completamente vietato.

[16] Nota come “Legge del velo”, consentiva l’aborto in Francia. Le femministe si sono battute per questo diritto negli anni ‘70. Il Ministro della Salute francese, Simone Veil, è stata determinante nel far approvare la legge nonostante lo scetticismo iniziale della maggioranza degli uomini del Parlamento nazionale.

[17] Malta è l’unico Paese dell’UE in cui l’aborto non è mai stato legale. Nel 2004, lo Stato ha dovuto negoziare separatamente la possibilità di ottenere il diritto esclusivo di aderire all’UE mantenendo la clausola anti-aborto.

[18] Art. 38: “La Repubblica di Polonia assicura la protezione giuridica della vita di ogni essere umano.”

Fonte

Costituzione della Repubblica di Polonia” (1997)

Link: https://www.sejm.gov.pl/prawo/konst/angielski/kon1.htm

[19] L’articolo 152 del Codice penale prevede una pena di tre anni di reclusione per i medici che praticano aborti illegali. Se il feto è in grado di vivere autonomamente al di fuori del corpo della gestante, la pena può arrivare fino a otto anni.




Fonte: Umanitanova.org