Marzo 27, 2021
Da Malacoda
154 visualizzazioni

COMUNICATO PUBBLICO SULL’INIZIO DELLO SCIOPERO DELLA FAME DA PARTE DI COMPAGNI E COMPAGNE ANARCHICI E SOVVERSIVI

Ai popoli, agli individui, alle comunità e territori in lotta e resistenza.
A coloro che si ribellano a questo presente di oppressione e miseria.
Alle nostre bande, famiglie, amici, complici, compagni e amori in tutto il mondo.
A tutti/e!

Oggi, lunedì 22 marzo 2021, alle 00.00, ora di Santiago del Cile, noi prigionieri/e della guerra sociale:

– Mónica Caballero Sepúlveda, nel carcere femminile di San Miguel,
– Marcello Villaroel Sepúlveda,
– Joaquín García Chanks,
– Juan Flores Riquelme,
– Juan Aliste Vega, rinchiuso nel C. A. S. (Carcere di Alta Sicurezza), aderendo ma non potendo intraprendere uno sciopero della fame data la sua situazione medica all’interno del carcere,
– Francisco Solar Domínguez, rinchiuso nella sezione di massima sicurezza,
– Pablo Bahamondes Ortiz,
– José Ignatio Duran Sanhueza,
– Tomas González Quezada,
– Gonzalo Farias Barrentos, rinchiuso nel modulo 2 e 3 del carcere-azienda di “Santiago 1”,

iniziamo una mobilitazione, sotto forma di sciopero della fame e continuando a ingerire liquidi, a partire da oggi e per un periodo di tempo indefinito, esigendo:

– l’abrogazione dell’articolo 9 e il reinserimento dell’articolo 1 del decreto legge 321!

– la scarcerazione del compagno Marcello Villaroel, di tutti/e i/le prigionieri/e sovversivi/e e anarchici/e e, di coloro che lottano per la libertà del popolo mapuche, così come dei/lle prigionieri/e della rivolta del 2019!

Semplicemente, che non ci sia retroattività nella modifica della legge sulla “libertà condizionale”. E che ciò diventi un diritto acquisito del/la prigioniero/a e non un beneficio, come sancito oggi da una legge che si modifica permanentemente secondo la ragione di Stato affinché restino imprigionati coloro che lottano contro la normalità dell’esistente.

Questa modifica rende molto più dura e difficile la possibilità di accedere alla cosiddetta libertà condizionale, estendendosi in alcuni casi per decenni, interessando un gran numero di persone detenute, che così vedono la loro condanna diventare una sentenza a reclusione perenne, senza fine. D’altra parte, a causa del suo carattere retroattivo, questo riassetto viola la loro legalità, la legalità dei padroni di questo mondo malato, e mostra l’uso costante delle aberrazioni politico-giuridiche con cui seppelliscono sotto tonnellate di cemento e metallo carcerario i poveri, i ribelli e i refrattari.

Oggi, questa nefasta imposizione politico-giuridica colpisce direttamente e inesorabilmente il nostro compagno Marcello Villaroel Sepúlveda, che in due lunghi periodi di reclusione è stato imprigionato complessivamente per più di 25 anni, per azioni contro lo Stato e il capitale risalenti alla fine degli anni ’80, anni ’90 e 2000. Ma le lunghe condanne non erano sufficienti per lo Stato; questa volta ha legiferato e rafforzato nuove di disposizioni di legge, avallando le sentenze della vecchia e marcia giustizia militare, cambiando così i termini di applicazione della libertà condizionale per Marcelo, che avrebbe dovuto avvenire nel 2019 ma che adesso gli sarà concessa solo nel 2036, applicando arbitrariamente un ergastolo mascherato con l’intenzione di tenerlo in carcere per più di 40 anni (considerando tutto il tempo che ha passato in carcere).

Poiché la reclusione dura da decenni, anni o mesi, ieri e oggi, diverse generazioni di compagni/e hanno rotto con qualsiasi nozione vittimista che associ la condizione della persona reclusa a quella di un soggetto passivo e costantemente sottomesso alla volontà dei carcerieri; così prendiamo posizione per colpire, utilizzando i nostri corpi come campi di battaglia, e da quì combattiamo esternamente e internamente la quotidianità imposta dalla reclusione.

Date le nostre scelte di vita, il passaggio attraverso il carcere è una possibilità, una possibilità dove l’azione cosciente per la liberazione totale cerca di concretizzare le nostre idee, che si riflettono in azioni, lotte e resistenze come in pratiche antiautoritarie; decisioni plasmate in fatti sovversivi, dove poniamo il meglio di ognuno: individui, cellule, bande, collettivi e qualsiasi iniziativa antagonista volta ad affrontare lo Stato e tutte le sue macchine di repressione, controllo e morte come ingranaggio di articolazione del controllo e della sottomissione sistematica delle vite.

Ed è qui, tra queste mura, che siamo più lontani dalla sconfitta, e lontani dall’essere soli, come vorrebbero farci credere. Continuiamo ad essere non sottomessi, liberi e dignitosi.

Oggi combattiamo di nuovo, con i nostri corpi come armi, contro coloro che vogliono ingabbiare e seppellire nel cemento la ribellione, la dignità, l’amore e la solidarietà. La società autoritaria poliziesca ha creato il panopticon carcerario dove, nel corso della storia, ha imprigionato coloro che si ribellano alla sua cosiddetta pace sociale; ha creato strutture di punizione che mirano al controllo fisico e mentale, all’indebolimento delle persone attarverso la paura della violenza brutale dell’isolamento e dei carcerieri; tuttavia, nessuna prigione con le sue mura blindate, le sue sbarre, la sua massima o alta sicurezza, neanche con i suoi lacchè armati, potrà sottomettere coloro che hanno dato tutta la propria vita alla causa della liberazione totale.

Queste mura non saranno mai in grado di mettere a tacere i nostri sogni, né la nostra essenza ribelle, e ancor meno fermare la marea incontrollabile delle esistenze insubordinate che si uniscono come fratelli e sorelle e si avventano contro qualsiasi forma di governo.

Consideriamo anche come un’urgenza immediata la fine della detenzione preventiva come strumento punitivo contro le persone accusate di azioni nel contesto della rivolta permanente, un procedimento che nega la presunta supposizione di innocenza durante le indagini preliminari, trattando queste persone come colpevoli, imponendo loro una detenzione preventiva che a volte arriva fino al momento della condanna o al termine della pena.

Respingiamo anche la validità, ad oggi, delle condanne della giustizia militare cilena, marcia e fascista, risultato di processi celebrati con il ricorso alla tortura e senza il diritto alla difesa, ampiamente stigmatizzati a livello internazionale; tra questi processi anche quello in cui Marcelo Villarroel e Juan Aliste furono condannati. Anche se nel 2010 il Cile, sotto la pressione internazionale, ha rimosso la possibilità che i civili siano perseguiti dai pubblici ministeri militari, le precedenti condanne, in particolare quelle degli anni ’90, rimangono in vigore, nonostante le diffuse critiche e la suddetta disapprovazione internazionale.

Allo stesso modo, non ignoriamo e sosteniamo la richiesta dei prigionieri mapuche di applicare la Convenzione ILO 169 per la situazione dei peñi e lamngen imprigionati per la loro lotta.

Questa mobilitazione congiunta è la convergenza di diverse pratiche e tendenze informali che si trovano in carcere, in continuità viva con la lunga resistenza collettiva e anche come appello aperto a tutti gli ambienti solidali e a tutte le persone che prendono posizione contro il carcere e contro l’oppressione affinché divengano parte attiva di questa lotta che appartiene a tutti. A partire da ciò, incoraggiamo ogni tipo di iniziativa con i mezzi disponibili ad ognuno e da ovunque ci si trovi, così da ottenere progressi concreti in questa nuova mobilitazione che stiamo intraprendendo come passo necessario e urgente nella lotta anticarceraria.

In mezzo a questa valanga di misure restrittive a livello internazionale, giustificate dalla pandemia, invitiamo tutti gli affini nel mondo ad esprimere la propria solidarietà, nel modo in cui ognuno può e vuole, con l’immaginazione come unico limite.

Abbracciando tutti i/le fuggitivi/e, i/le prigionieri/e in lotta con dignità, le famiglie che resistono, con memoria sovversiva, autonoma, libertaria, anarchica e insurrezionale. Con tutti/e i fratelli, le sorelle, i/le compagni/e caduti/e.

Finché c’è miseria ci sarà ribellione!
Morte allo Stato e lunga vita all’anarchia!
Tessiamo reti, moltiplichiamo la complicità, facciamo avanzare l’offensiva insurrezionale e sovversiva!
Né colpevoli né innocenti, insurrezione permanente!
Contro ogni autorità, autodifesa e solidarietà!
Per l’estensione della solidarietà con i prigionieri della guerra sociale, della rivolta e della lotta di liberazione mapuche!
Che le prigioni esplodano!

Per l’abrogazione dell’articolo 9 e il reintegro dell’articolo 1 del decreto legge 321!
Marcelo Villarroel e tutti/e i/le prigionieri/e sovversivi/e, anarchici/e, della rivolta e della lotta di liberazione mapuche: nelle strade!

Mónica Caballero Sepúlveda
Marcelo Villarroel Sepúlveda
Joaquín García Chanks
Juan Flores Riquelme
Juan Aliste Vega
Francisco Solar Domínguez
Pablo Bahamondes Ortiz
José Duran Sanhueza
Tomas González Quezada
Gonzalo Farias Barrientos

Fino alla distruzione dell’ultimo bastione della società carceraria!
Fino alla liberazione totale!

* * *

Per maggiori informazioni e aggiornamenti sullo sciopero della fame e sulla mobilitazione consultare il sito internet https://buscandolakalle.wordpress.com/.

[I grassetti e i corsivi sono opera di chi ha tradotto. Testo originale in spagnolo pubblicato in buscandolakalle.wordpress.com. La presente traduzione italiana, pubblicata in malacoda.noblogs.org, è stata fatta a partire dalla traduzione francese di attaque.noblogs.org].




Fonte: Malacoda.noblogs.org