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E in Comune si ammette forte preoccupazione per sblocco sfratti. Sgb: dopo “un anno di Covid per lavoratori sanità nessun miglioramento”, per istruzione e nidi “scelte sbagliate”, mentre Regione e Comune “boicottano sciopero”. Priorità alla scuola, striscioni e cartelli fuori fuori dai plessi. Merola estende stop all’alcol dopo le 18 a tutta la città.

05 Marzo 2021 – 15:43

Dal 2016 al 2020, l’anno della pandemia, il volume di richieste registrato dai servizi sociali del Comune di Bologna è passato da 21.444 a 26.715 utenti: il 42,5% sono famiglie con minori, il 27,1% sono anziani, il 22,6% sono adulti soli e il 7,6% sono disabili. Per far fronte a questo quadro, ad oggi l’amministrazione può contare su 153 assistenti sociali più altri 36 in capo ad Asp, con una media di un operatore ogni 2.260 abitanti. Ma sarebbero circa una trentina le assenze, tra congedi di maternità o dimissioni. Questa la situazione descritta dagli stessi dirigenti dei servizi ieri nel corso di una seduta della commissione Politiche sociali di Palazzo D’Accursio. Le “maggiori criticità” sono nell’area minori perchè è quella che risente di più della carenza di organico e perchè sono “aumentati i casi complessi da gestire” a causa della pandemia tra difficoltà economiche, convivenza forzata e problemi con la dad: il che genera “un forte carico emotivo per gli operatori”, segnalano i servizi sociali. Ma c’è il forte rischio che il peggio debba ancora venire, perchè il prossimo 30 giugno scade il blocco degli sfratti e sotto le Due torri si parla di 5.000 procedure da eseguire. “Se non si risolve il tema degli sfratti non ci sarà servizio sociale che tenga”, ammettono i dirigenti comunali: “Se non verranno assunte misure dopo lo sblocco, non sapremo come affrontare la situazione. C’è grande preoccupazione, stiamo lavorando per capire che dimensioni del fenomeno dobbiamo aspettarci. Il rafforzamento dei servizi è necessario, ma servono su questo scelte molto più robuste”. Intanto Palazzo D’Accursio attende circa un milione di euro dal fondo stanziato dal ministero per i servizi sociali: risorse che Cobas e Sgb chiedono siano dedicate a nuove assunzioni.

Sgb, nel frattempo, ha diffuso un comunicato sulla situazione lavorativa in ambito sanitario: “È passato un anno da quando le strutture ospedaliere , dove lavoriamo, si sono dovute sobbarcare tutto il peso della pandemia e cosa è cambiato? Nulla, se non in peggio! Ogni giorno vediamo trasformati i nostri reparti specialistici in reparti Covid senza nessuna programmazione, dal giorno alla notte, senza preavviso e naturalmente senza personale aggiuntivo. Come lavoratori continuiamo a subire la disorganizzazione della classe dirigenziale e l’assoluta mancanza di coinvolgimento nella organizzazione dei reparti da parte di chi, da più di un anno, continua a sostenere ritmi di lavoro enormi, per non parlare della pressione psico fisica che subiamo dentro e fuori le strutture. I carichi di lavoro sono aumentati a dismisura e la risposta delle dirigenze aziendali ospedaliere sono state le assunzioni precarie a tempo determinato tramite le agenzie e il co.co.co. Pessime sono state le scelte, se non nulle, della Giunta regionale che con la dirigenza ospedaliera si è preoccupata più delle passerelle televisive e apparire sui social network che risolvere strutturalmente il sistema sanitario regionale con politiche di sviluppo del Sistema sanitario pubblico. Gli incentivi che dovevano essere messi in campo sono stati una burla, che abbiamo denunciato come Sindacato Generale di Base più volte, non si è visto nessun atto di stabilizzazione dei precari che abbia affrontato la pandemia, abbiamo visto la ‘delocalizzazione’ di posti letto pubblici verso strutture sanitarie private (supportate da personale pubblico, per giunta) totalmente inadeguate durante i picchi della pandemia. Una continua emorragia di denaro pubblico a favore delle tasche private con la scusa dell’emergenza Covid”.

Intanto si avvicina lo sciopero dell’ 8 marzo. Secondo la stessa Sgb ci sono problemi in Comune e alla Regione: “La giunta del comune di Bologna e la giunta della Regione Emilia Romagna, a fronte della proclamazione dello sciopero da parte di SGB e di altre organizzazioni sindacali di base, in adesione all’appello transnazionale dei movimenti femministi, hanno pensato bene di riempire quella giornata di riunioni di lavoro e di collettivi a cui difficilmente le lavoratrici possono sottrarsi. Una sorta di ricatto che, inutile dire, non viene praticato in occasione degli scioperi indetti dai sindacati considerati amici e che ha dato il via a molte segnalazioni indignate da parte delle lavoratrici ad SGB che ricordiamo, è uno dei sindacati più rappresentativi in quelle aziende. Un comportamento palesemente anti sindacale che ci ha indotto a richiedere immediatamente e formalmente lo stop di tali attività, nessuna delle quali è indifferibile”.

Il sindacato inoltre conferma, nonostante l’interdizione all’astensione dal lavoro nel comparto scuola e la zona rossa istituita dalla Regione in chiave anti-contagio, un presidio di lavoratrici e lavoratori di scuole e nidi in occasione dello sciopero generale di lunedì. Tra le richieste del sindacato, “un vaccino sicuro ed efficace in tempi brevissimi” per tutto il personale, l’apertura dei plessi per studentesse e studenti disabili o con bisogni educativi speciali, la retribuzione del lavoro in distanza per personale dipendente e in appalto, garanzia salariale per ata, collaboratori scolastici, chi lavora nel pre o post scuola: “Anche la più vigorosa propaganda politica e mediatica, non riesce più a nascondere la gravità della situazione sanitaria nelle scuole,  l’immobilismo, l’incapacità e le scelte sbagliate che hanno determinato la grave carenza strutturale di spazi, di personale, di organizzazione e a cui si aggiunge ora l’inadeguatezza totale di un piano vaccinale senza vaccini”.

Nuova protesta intanto dei no dad di Priorità alla scuola, con l’affissione di cartelli e striscioni all’ingresso di licei (Righi, Galvani, Copernico) e scuole primarie come le Bertolini di Zola Predosa. “La scuola è bianca” e “la dad nuoce gravemente alla salute” sono alcuni degli slogan esposti.

Sempre in riferimento all’emergenza Covid, infine, il sindaco Virginio Merola ieri ha firmato un’ordinanza che vieta agli esercizi di vicinato del settore alimentare e misto di tutta la città la vendita di bevande alcoliche dalle 18 alle 6: il provvedimento resterà in vigore fino al 6 aprile. La misura estende dunque a tutta la città lo stop alla vendita di bevande alcoliche alle 18 che riguardava finora solo gli esercizi del centro storico. Il sindaco ha anche affermato che per il momento, nonostante l’istituzione della zona rossa, le aree verdi della città restano aperte e che “è possibile girare intorno a casa andando al giardino o parco più vicino”.




Fonte: Zic.it