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Il processo di primo grado sui fatti di via Erbosa si avvia alla conclusione e “la sentenza attesa a fine giugno, potrebbe vedere militanti ed attivisti condannati a risarcimenti esorbitanti”, spiegano i firmatari: per questo “facciamo appello alla solidarietà di chi pensa che l’antifascismo sia un dovere sociale”.

27 Maggio 2021 – 11:43

“Sta giungendo al termine il primo grado del processo agli antifascisti per i fatti bolognesi dell’8 novembre 2014 quando, come provocatorio spot elettorale per le elezioni regionali, Matteo Salvini e Lucia Borgonzoni si presentarono (con tanto di scorta) ai cancelli del campo sinti di via Erbosa”. In vista di ciò, è stato diffuso un appello per sostenere le spese legali che come prime adesioni vede: Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta – Noi Restiamo, Osa, Nicoletta Dosio, Osservatorio Repressione, Italo Di Sabato, Nunzio D’Erme, Genova Antifa, Potere al Popolo, Marta Collot, Unione Sindacale di Base, Asia-Usb, Federazione del Sociale – Usb. “Le 21 famiglie del campo via Erbosa- continua l’appello. erano già drammaticamente note alla cronaca poiché subirono l’assalto della banda della Uno Bianca del dicembre 1990 al campo di via Gobetti (due i morti, Patrizia della Santina e Rodolfo Bellinati). Per evitare l’ennesima speculazione politica sulla pelle degli ultimi, di concerto con la popolazione sinti, varie soggettività politiche e sindacali di matrice antifascista si erano organizzate per presidiare l’ingresso dell’insediamento. I fatti: l’ascendente figura di Matteo Salvini, cui l’amministrazione democratica della città felsinea aveva concesso l’ennesimo palcoscenico, decise di aggirare il confronto con le forze sociali e di fare il proprio comizio in favor di telecamera in un altro ingresso. Per evitarlo un gruppo di manifestanti si pose davanti alla vettura di Salvini ferma che, anziché indietreggiare, ha deciso di avanzare a tutta velocità mettendo a repentaglio l’incolumità dei ragazzi, come può essere agilmente verificato dai tantissimi video della giornata”.

Sulla base di questi fatti, prosegue il testo, “la Procura ha deciso di procedere nei soli confronti di chi si era frapposto tra la popolazione sinti del territorio e l’ennesimo gesto di sciacallaggio della Lega e di Salvini, che a quell’epoca strizzava più di un occhio a Casapound e all’estrema destra italiana. Ma il processo in questione è solo uno dei tantissimi subiti dagli antifascisti in questi anni. Il ruolo storicamente giocato dal sistema giudiziario, guardato nel complesso dei suoi strumenti e della sua finalità, si è adattato alle esigenze che le differenti fasi storico-politiche ponevano, spesso dando vita a vere e proprie anomalie e forzature in particolari periodi e frangenti. In tutti i casi, oggi come ieri, la sua funzione principale è stata quella di cristallizzare i rapporti di forza tra le classi, dapprima attraverso la deterrenza e l’intimidazione a rivendicare condizioni sociali migliori – non senza sfruttare la violenza e la pervicacia del sistema poliziesco – ed, in seconda battuta, accanendosi su militanti e movimenti al fine di limitarne la libertà personale e l’agibilità politica. Dopo anni in cui Salvini e i suoi soci hanno provato a cavalcare la rabbia delle vittime della crisi indirizzandola in senso reazionario, oggi vivono invece una perdita di credibilità, avendo infatti calato la maschera partecipando al governo di Draghi. Si pone quindi per noi l’occasione e la necessità di riaffermare con forza le ragioni che avevamo allora per dare voce alle fasce popolari escluse dal sistema, anche a fronte della gravissima crisi sanitaria e socio-economica innescata dalla pandemia di Covid-19. Tra gli imputati di questo processo figurano compagne e compagni che continuano a lottare ogni giorno dalla parte giusta della barricata, ognuno coi propri metodi e le proprie strutture: chi attivandosi nelle pratiche solidali, chi calandosi nella ricerca e nello studio, chi costruendo reti territoriali, chi impegnandosi nel coordinamento nazionale di Potere al Popolo, tutti nell’ambito delle lotte sociali e dell’antifascismo militante”.

In attesa della sentenza, “attesa a fine giugno- viene spiegato nell’appello- che potrebbe vedere i militanti ed attivisti condannati a risarcimenti esorbitanti, ci troviamo con le prime significative spese legali da pagare, facciamo appello alla solidarietà di chi pensa che l’antifascismo sia un dovere sociale. La solidarietà è un’arma, usiamola”. I firmatari invitano a contribuire alle spese, segnalando l’indirizzo [email protected] per aderire all’appello.




Fonte: Zic.it