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A sostenere l’iniziativa insieme ad Asia-Usb c’è Cambiare rotta, che denuncia “l’impossibilità di trovare un alloggio” per studentesse e studenti che “si ritrovano col culo per terra, abbandonati completamente dalla più grande eccellenza universitaria d’Italia”. Problemi abitativi ieri anche al centro della protesta di “Larissa Uberti” contro l’Almafest di ateneo e Cusb.

12 Ottobre 2021 – 18:32

È iniziata con una colazione resistente di prima mattina la seconda giornata degli e delle occupanti dell’appartamento Acer sfitto riaperto ieri in Bolognina nella giornata di sciopero generale dei sindacati conflittuali di base. A sostenere l’occupazione Asia-Usb e le studentesse e gli studenti di Cambiare rotta, per i quali “rappresenta il continuamento di un percorso portato avanti da Asia sul diritto ad abitare, al quale abbiamo attivamente partecipato negli ultimi anni presenziando a ogni picchetto antisfratto, alle assemblee, ai presidi di fronte ad Acer, per rivendicare il diritto di chiunque ad avere una casa e una stabilità, non soltanto a parole, ma portando il nostro supporto nei quartieri, ascoltando le esigenze e i problemi degli abitanti, cercando di organizzare la lotta per il diritto all’abitare sotto tre parole d’ordine: reddito, casa, dignità”.

Prosegue il post sui social network: “Lo sblocco degli sfratti a inizio giugno, insieme a quello dei licenziamenti, ha dato il via ad una stagione di macello sociale architettata da Draghi, spalleggiato da Lega e PD: famiglie immigrate, già costrette a vivere sotto il costante ricatto dei permesso di soggiorno, buttate per strada; abitanti storici dei quartieri che, vittime dei processi di gentrificazione ed esclusione delle città come Bologna, sono costretti a lasciare la casa dove hanno vissuto per anni per far spazio a inquilini ‘più appetibili’, come avviene in Bolognina, un tempo quartiere operaio, che ormai è sotto le mire di speculatori e punto d’interesse per gli interventi di elitarizzazione orchestrati dai vari sindaci piddini negli utlimi anni. Ne dà esempio lo Student Hotel, costruito in via Fioravanti, dove una stanza arriva a costare fino a 1000 euro. Ma quale studente oggi si può permettere queste cifre? Oggi anche Il Resto del Carlino denuncia l’impossibilità di trovare un alloggio a Bologna anche per chi ha budget relativamente elevati, intervistando tre studenti che come molti altri dopo mesi di stress psicologico, di tempo e di soldi buttati, si ritrovano col culo per terra, abbandonati completamente dalla più grande eccellenza universitaria d’Italia”.

“Delusi, stanchi e incazzati”, promettono infine gli studenti, “non ce ne staremo con le mani in mano finché l’ultimo centimetro della nostra città verrà svenduto al primo offerente, rendendo impossibile la vita di chi ci vive e di chi la anima ogni giorno. Dopo 4 anni di silenzio assoluto, di sgomberi, di sfratti nasce la prima occupazione in Bolognina. Ci riprenderemo tutto pezzo dopo pezzo”.

Caro affitti e difficoltà a trovare casa, insieme a caro-mensa “biblioteche e aule studio al 50%, il corso in presenza il professore a distanza e l’esame chissà”, sono tra i motivi per cui anche altre studentesse e studenti esprimono “incazzatura” e scendono in strada. Riferiscono infatti i profili social di UNI(ncu)BO e Larissa Uberti della protesta di ieri contro l’AlmaFest, l’iniziativa di “benvenuto” organizzata per il secondo anno da ateneo e Cusb: “Abbiamo passeggiato per la zona universitaria in occasione della UNI(ncu)BO Fest e sputato fuoco davanti ad alcuni luoghi simbolo: Bigiavi per la gestione aule studio, Ergo di via Marsala per borse di studio e alloggi in studentato, Piazza Verdi per la gestione securitaria delle nostre strade. Soprattutto però il pentolone delle ‘lamentazioni’ è stato riempito di decine e decine di fogli che sono stati rovesciati davanti al Rettorato proprio in corrispondenza dell’inizio di quella cacata dell’Alma Fest, parole scritte e urlate che restituiscono tutte le sfumature della nostra rabbia”.




Fonte: Zic.it