Marzo 10, 2022
Da Il Manifesto
255 visualizzazioni

Formazione, sicurezza, qualità, salario, sostenibilità. Il Contratto nazionale (Ccnl) dell’edilizia siglato il 3 marzo è importante perché riguarda un milione di addetti e per il messaggio che dà al paese. Prima di tutto perché, essendo quello delle opere pubbliche e della rigenerazione privata, settori dove il Sindacato sta governando in termini di investimenti, priorità, aspetti occupazionali e di organizzazione del lavoro, le risorse del Pnrr, ordinarie e del Fondo complementare, aver generalizzato tutte quelle conquiste nel contratto consolida una strategia, valida per oggi e per domani.
Quindi per il merito specifico delle parti normative e salariali. Soprattutto in una stagione così complicata dove – tra alta inflazione e scarsa qualità della crescita – siamo tutti impegnati a rilanciare la funzione della contrattazione collettiva.

Se il rinnovo del Ccnl nel 2018 – in piena crisi – è stato il contratto della «messa in sicurezza», questo sistematizza una strategia che ha visto la categoria agire per alleanze, mobilitazioni, accordi e avanzamenti normativi, tutti segnati dalla stessa filosofia unitaria.

Dalla vittoria sui “commissari” agli accordi con la ministra De Micheli, dalla difesa del codice degli appalti fino al decreto 77/2021 con la parità di trattamento per i lavoratori in sub appalto, passando per i protocolli con le grandi stazioni appaltanti alle intese con il Mims e relativi atti di indirizzo, dal Durc di congruità fino al decreto del 25 Febbraio che vincola gli incentivi solo alle imprese che applicano il contratto nazionale di settore sottoscritti da chi è comparativamente più rappresentativo (merito del ministro del Lavoro Orlando che ha ascoltato le parti sociali). Ecco il rinnovo del Ccnl assume questa strategia.

Per questo si introduce un meccanismo di contrasto al sotto inquadramento con automatismi legati ad anzianità di settore e partecipazione a corsi di formazione. Si crea un Catalogo formativo nazionale offerto dalle Scuole edili su green building, rischio sismico, bio edilizia, risparmio energetico, al fine di sostenere la domanda di lavoratori sempre più qualificati: le braccia e teste senza le quali non si potranno mai raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, di risparmio energetico, di rigenerazione previsti dall’ agenda Ue e Onu. Insomma Ccnl e formazione come un pezzo di «politica industriale».

Formazione ma anche tanta sicurezza. Viene portata all’1% la contribuzione destinata agli enti territoriali formazione e sicurezza, garantendo così gli stessi standard di qualità in tutto il paese. Viene inoltre prevista la gratuità per i corsi dei preposti sulla sicurezza. Viene costituita un’anagrafe di tutti gli Rls eletti in azienda e viene prevista la formazione sulla sicurezza cosiddetta di “richiamo” ogni tre anni per tutti i lavoratori invece dei cinque previsti dalla legge. Vi sarà uno specifico Piano nazionale per la sorveglianza sanitaria.

Nasce il “Patto di Cantiere” per cui saranno registrate in Cassa edile tutte le imprese che entrano in cantiere (lavoratori autonomi compresi), con verifica sulla corrispondenza tra le attività effettivamente svolte e il Ccnl applicato, offrendo alle aziende applicanti la possibilità di accedere a corsi sulla sicurezza. Sono state confermate le norme sul mercato del lavoro con il mantenimento di percentuali e causali per i contratti a termine, migliorative rispetto alla legge. Perché è giusto chiedere al governo specifiche leggi, ma dobbiamo avere la stessa grinta anche quando trattiamo con le aziende. Si recepisce e generalizza quanto previsto dagli accordi sottoscritti con il governo (accordi 2020 e 2021 con il Mims) per cui, sia per le opere pubbliche che private si potrà ricorrere al ciclo continuo, h 24 e 7 giorni su 7, solo mediante l’attività minima di 4 squadre operanti su turni di massimo 8 ore a turno (no straordinari) e previa contrattazione collettiva. In questo modo si generalizza un’organizzazione del lavoro e un governo degli orari che di fatto mettono la sicurezza e la creazione di occupazione al primo posto.

Significativi gli aumenti salariali: a fronte di una richiesta di 100 euro al primo livello, gli aumenti saranno di 92 euro. Di questi 52 euro saranno in busta paga da subito. I restanti 42 euro saranno erogati a luglio 2023. Tutti aumenti, superiori all’inflazione registrata e attesa, andranno sui minimi retributivi valevoli per tutti gli istituti salariali e previdenziali.
Insomma le parti sociali dimostrano che si può fare e che prima di chiedere agli altri, si fanno con serietà, ognuno per quel che gli compete, i «compiti a casa».

*Segretario generale Fillea Cgil




Fonte: Ilmanifesto.it