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“madre fammi posto tra le tue gambe
piego la mia testa, il buio è grande
fondo, profondo, dentro fino in fondo
più in fondo, più in fondo, più in fondo ancora in fondo
scava, pigia, dai, dai, pigia
scava di più finché non ci sono più
finché non ci sono più, finché non mi trovo più”
(“o madre”, nada, 2019)

produci riproduci consuma consumati crepa
dal piemonte alla polonia, senza dimenticarci degli usa, in cui il 22 ottobre l’amministrazione trumpiana si è fatta promotrice di una dichiarazione anti-abortista firmata da 31 stati del mondo, la pervasività della vecchia cultura del natalismo continua a farsi spazio anche nelle nuove forme di produzione e riproduzione capitalista.
il natalismo, ovvero quella cultura dominante che, ad esempio attraverso le minacce dello scadere del tempo dell’orologio biologico (ti sei ricordata di sgravare?), o ancora quello della sostituzione etnica (fai a gara con gli stranieri a chi fa più figli!), strumentalizza le nostre corpe e le gravidanze in senso nazionalista ed eterocispatriarcale.

in questo senso la circolare anti-aborto della regione piemonte insidia le nostre vite ponendoci di fronte alla norma eterosessuale e procreativa della perpetrazione della stirpe, strumentalizzando i corpi utero-dotati all’obbligo al lavoro riproduttivo.
usando lo stratagemma retorico dell’aiuto alla scelta di chi sta pensando all’aborto, governanti e preti ribadiscono l’importanza di “dare futuro all’italia”, come ricordato in alcuni manifesti di pubblicità progresso (sic!) che ritraevano una persona incinta al balcone, sguardo volto all’orizzonte e bandiera nazionale alle spalle, durante la prima crisi di covid-19.

“l’invito è a fare figli oggi, perché qualcuno ci badi un domani – e a tenerci in forma, perché non sia troppo costoso curarci. fate un bambino come fosse un debito, in nome di una futura ricompensa. fate un bambino come un investimento: il capitale raddoppierà a trent’anni dalla nascita! queste le ingiunzioni implicite che ci consentono di leggere sotto una nuova luce «il fascismo del volto del bambino», di cui parla lee edelman nella sua teoria queer antisociale (no future, 2004).” (angela balzano, federico zappino, “il partito nazionale della fertilità. capitale riproduttivo e governo della vita”, hopefulmonsters, 8 settembre 2016)
al fascismo del volto del bambino, figura allegorica per la quale ogni azione quotidiana, ogni azione politica, dev’essere etica e ponderata per “assicurare un futuro migliore allu nostr* figl*”, noi opponiamo una vogliosa riappropriazione del presente, per goderlo, libero dalle imposizioni di qualsivoglia norma, assaltando l’eterosessualità come unica possibilità di politica sociale ed emotiva. facciam risuonare forte le nostre corpe lottando per il presente, per trasformarlo da cupo a cupio, per liberare la potenza delle corpe minorizzate e marginalizzate.
non saranno le viscide e autoritarie mani di preti e politicanti che vogliono forzare le nostre mutande a fermare questa potenza, non sarà il becero e ammuffito familismo a normare e normalizzare le nostre irripetibili relazioni emotive e sociali, non sarà la scellerata corsa capitalista al riprodurre letteralmente e socialmente questa società tossica ad azzittire la nostra voglia di libertà.

questo 31 ottobre saremo in piazza a torino con lu nostr* sorell* a gridarlo forte
https://www.facebook.com/events/726449191549624?active_tab=about

aborto libero in tutto l’universo
“make kins, not babies” (donna haraway)



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Fonte: Ahsqueerto.noblogs.org