Novembre 30, 2021
Da Il Manifesto
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Si pensi a un fratello del nostro Sistema solare, popolato da corpi celesti delle dimensioni della Terra. Alcuni di questi potrebbero persino ospitare forme di vita, magari così evolute da viaggiare da un luogo all’altro a bordo di sofisticate navette spaziali. Un’ambientazione futuribile ma non troppo: ancora una volta infatti la realtà è la fantasia più uno; alieni e navicelle a parte, la musica creativa ci porta fuori dal tempo, questo cosmo esiste davvero e si trova a meno di quaranta anni luce da noi. Trappist-1, una stella nana rossa nella costellazione dell’Acquario, ha un corteo di ben sette pianeti simili al nostro. La musica è esplorazione, spazio, avventura, conquista, scoperta. Astronomy domine, con i Pink Floyd. Immaginate allora un lontano gemello del nostro Sistema Musicale. Mondi inesplorati, forse abitati da forme di vita che non sappiamo dire, la cui geometria capovolge secoli di pensatori.

QUESTO UNIVERSO orbita seguendo un suo tragitto e sfiora per l’ennesima volta le nostre wasted lands, cinquant’anni dopo l’impatto con la navicella Henry Cow. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando Adolph Rickenbacker, nel lontano 1931, realizzò il primo pick up elettromagnetico, iniziando ad applicarlo ai normali strumenti acustici e creando così la frying pan guitar. Poi Les Paul, Leo Fender e musicisti capaci di ampliare e stravolgere il vocabolario della sei corde: l’angelo caduto Hendrix, rabdomanti come Marc Ribot, improvvisatori imprendibili alla Derek Bailey, o il grande Paolo Angeli, che con merito da anni porta il verbo della sua chitarra sarda preparata in giro per il mondo.
Proprio all’ inesauribile ricerca di Fred Frith Angeli deve molto. Questo nuovo, scintillante doppio dal vivo è un altro viaggio nell’altrove: in trio con i fidati Jason Hoopes al basso e Jordan Glenn alla batteria, ennesima conferma di una ricerca che non conosce requie. Rock ancora e sempre in opposition, jazz non da manuale, avanguardia siderale e terrena al tempo stesso, poesia del rumore, veglia, elegia, catastrofe, noise, minaccia, jam nel buio, fuga da ogni didascalia. La band (con ospiti Lotte Anker al sax e Susana Santos Silva alla tromba) è un meccanismo in perfetto equilibrio tra nevrosi compositiva, estasi non psichedelica e lucido delirio da improvvisazione. Come titolava un disco recente, Another Day In Fucking Paradise.




Fonte: Ilmanifesto.it