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Di P. Cameron avevo letto durante gli anni del liceo solo un altro libro, Un giorno questo dolore ti sarà utile, che all’epoca non mi aveva entusiasmata. Non so dire quindi cosa mi abbia spinto ad acquistare Cose che succedono la notte; non avevo letto niente in merito, né nessuno me lo aveva consigliato. Chiamiamolo destino. Il destino mi ha fatta incontrare con uno dei romanzi più belli che abbia mai letto.

Peter Cameron – l’autore

Su internet non si trovano molte informazioni su Cameron. Nasce il 29 novembre 1959. Vive e si forma, e attualmente lavora, negli Stati Uniti.

Nel 1983 inizia la sua carriera letteraria vendendo il suo primo racconto al The New Yorker. Anche in seguito il giornale continuerà a pubblicare le sue storie.

I racconti sembrano essere all’epoca il genere a lui più congeniale, perché nel 1986 pubblica il suo primo libro che altro non è che una raccolta di racconti.

Da tre dei suoi romanzi sono stati tratti film ed è stato candidato a diversi premi letterari: questo per far capire il successo di pubblico di cui gode lo scrittore.

Cose che succedono la notte è l’ultima delle sue opere e anch’essa è stata candidata al Los Angeles Times Books Award.

Cose che succedono la notte – la trama

Due protagonisti senza nome, un uomo e una donna, marito e moglie, affrontano un viaggio durissimo nell’estremo Nord per adottare un bambino.

Arrivati quasi per caso al loro albergo, i due si ritrovano in un’atmosfera surreale che fin da subito contribuisce a estraniarli, dal mondo e da loro stessi.

Quando chiedono al tassista di portarli all’orfanotrofio per incontrare il piccolo, questo, forse sbagliando o forse ubbidendo ad altre istruzioni, li porta invece da un guaritore del luogo, tale fratello Emmanuel, che con la sua sola presenza colpisce profondamente entrambi.

Da quel momento, qualcosa cambia. Nessuno dei due sarà più lo stesso di prima, e che sia o meno responsabilità del guaritore le vite dei due protagonisti cambiano direzione inevitabilmente.

I personaggi del romanzo

Più che la trama, in sé molto scarna, sono i personaggi che reggono sulle loro spalle Cose che succedono la notte. Vale la pena di analizzarli uno per uno.

Partiamo dai due protagonisti principali. “L’uomo” e “la donna”, è così che saranno chiamati per tutto il romanzo. Rimarranno sempre anonimi, né avremo mai una loro descrizione. Le due figure rimangono appunto solo figure, sagome che si muovono sulla scena.

Lei, la donna, la moglie è come si è detto malata di cancro. È stanca, è consumata, sta morendo. Questo però non basta a giustificare la meschinità e l’egoismo che sempre più spesso lascia affiorare in superficie. Solo brevi e sporadici momenti di tregua ci fanno intuire come doveva essere stata in un passato chissà quanto lontano.

Lui, l’uomo, il marito racchiude in sé tutto il bene e tutta la luce che, seppur fiocamente, si irradia dalle pagine del romanzo. È sua la volontà che permette ai due coniugi si arrivare alla loro destinazione finale, che ogni volta risolleva la moglie e la sprona, che ogni volta le tende la mano e scende a compromessi pir di non turbarla. È lui che rende tutto possibile. Quindi, come è giusto che sia, è intorno a lui che tutti gli avvenimenti ruotano.

Livia Pinheiro-Rima è un’attrice-cantante-acrobata ormai in là con l’età (molto in là) che suona il piano e intrattiene gli ospiti dell’hotel dove i due protagonisti alloggiano. È il personaggio più stravagante e folle di tutti, e forse proprio per questo ha un ruolo cruciale nell’intreccio. La sua pelliccia d’orso, segno di un’eleganza antica e antiquata, avvolge e consola chiunque ne senta il bisogno.

Anche il fratello di Livia, Emmanuel, ha una parte importante nella vicenda, sebbene lui fisicamente compaia davvero pochissimo. Guaritore famoso, la coppia viene per errore (o per un volere più alto) indirizzata a lui e dal momento del loro incontro le loro vite prenderanno direzioni inaspettate.

L’uomo d’affari gay, personaggio che non ha altra connotazione se non questa ma che è tutt’altro che secondario. Con il suo disgusto per tutto, il suo cinismo e la sua sessualità esasperata, farà da controcanto alla parte candida e immacolata del protagonista.

Làrus infine, apparizione marginale ma a parer mio molto emblematica. È il giovane sempre dietro al bancone del bar dell’albergo, che mai si stupisce delle stramberie dei clienti e che serve loro impassibile qualsiasi cosa gli chiedano. Una figura evanescente e di contorno, eppure rappresenta la personificazione dell’atmosfera stessa del romanzo: sospesa, fumosa, onirica.

Il tempo e lo spazio

Peter Cameron è stato definito da qualcuno “scrittore d’atmosfera”, a ragione secondo me. Quello che più colpisce in quest’opera è infatti ciò che circonda la storia più che la storia in sé.

Il profondo Nord, così remoto nella sua assenza di descrizioni eppure al tempo stesso così ben delineato diventa quasi presenza fisica, il lettore ci si sente dentro, gli sembra di camminarci. Il buio, il freddo, i posti un po’ squallidi di eterna periferia. Non ha nome ma sembra di conoscerlo.

Si sa dunque siamo arrivati, ma non si sa quando, né si sa quanto tempo trascorre. Il giorno e la notte si confondono, complice la latitudine in parte, e le ore scivolano via. Si perde il conto di quante volte la donna si addormenti, il buio ha la meglio sulla luce che appare poche volte. Ci si sente persi e oppressi in questa quasi perenne oscurità.

Dove è quando non è essenziale, anche se li si avverte concretamente.

Conclusioni

Non è un libro da leggere a cuor leggero, tanto per riempire un vuoto. È una lettura densa, quasi fisica, intensa. Coinvolge e impegna a un livello profondo, ed è impossibile non rimanere turbati. Eppure è di una bellezza incredibile, niente è fuori posto, tutto è perfetto. Sicuramente si tratta di un libro che non può lasciare indifferenti, nel bene e nel male. E del quale sono sicura che presto potremo guardare anche il film.

Laureata in Lettere moderne
Lettrice forte
Vari corsi di editoria intrapresi
Collaboratrice di riviste indipendenti
Viaggiatrice indefessa




Fonte: Magozine.it