Novembre 26, 2021
Da Il Manifesto
41 visualizzazioni


Un rituale che percuote la terra, che si fonde con la natura degli alberi di sfondo, con i colori aranciati delle luci, con la carnalità di una danza collettiva da cui emergono, avvolti dalla musica e dal canto, dolenti storie di individui. Ha chiuso con successo al Teatro Grande di Brescia, dopo l’apertura al Festival RomaEuropa e la tappa al Festival Aperto di Reggio Emilia, la tournée italiana di The Sacrifice di e con Dada Masilo e The Dance Factory. Uno spettacolo che è frutto di un incantamento unito al desiderio di riappropriarsi delle radici culturali di appartenenza. Masilo, danzatrice e coreografa di Johannesburg, una formazione europea cresciuta al P.a.r.t.s. di Bruxelles, ha una particolare capacità di rileggere titoli cardine del balletto e della danza con un linguaggio e un approccio mai avulso dall’intreccio tra linguaggi: lo ha fatto con Swan Lake, Giselle, Carmen. Con The Sacrifice torna alle sue origini africane, al movimento ancestrale della danza Tswana, che viene dal Sudafrica e dal Botswana. Il titolo dello spettacolo parte però da Le Sacre du Printemps di Igor Stravinskij, rivoluzionario capolavoro del 1913, coreografato allora dall’artista più innovativo dei Balletti Russi di Diaghilev, Vaslav Nijinskij.

ANCHE il tormentato danzatore russo per il suo Sacre aveva lavorato su un antico rito, nel suo caso slavo e pagano, uno stile di movimento nuovo, disarmonico, percussivo, per il tempo modernissimo. Le Sacre di Stravinskij segna la gioventù di Masilo a Bruxelles: l’incantamento per Stravinskij parte con la versione coreografica di Pina Bausch, ancora oggi sconvolgente per come penetra nel corpo e nella mente di chi guarda. La potenza tellurica del Sacre guida Masilo verso un percorso indipendente: le resta addosso il ritmo, la potenza disarmante del sacrificare la vita, iniettato in una ricreazione totale. Musica dal vivo, percussioni, violino, tastiere e la voce incisiva (ci ricorda a tratti Meredith Monk) di Ann Masina. Una comunità di dieci danzatori, tra cui la stessa Dada, e quattro musicisti per una partitura coreografica e sonora inedita.

LA PRIMA PARTE del lavoro è un unisono, vibrante di gioia nel movimento comune. Una danza antica, tribale. Una bellezza quasi riposante in cui non si sente ancora il dramma del sacrificio. Ma ad un tratto l’unisono si frange, in scena una danzatrice a seno nudo, la coreografia diventa via via contrasto di corpi, si diversifica negli spazi, comincia a colpire. Il culmine è quel quartetto in bianco di maschi con la sola Masilo. Si insinua negli occhi il sopruso, la prepotenza, il sacrificio femminile, la violenza fino alla morte. Resta negli occhi il canto funebre di Ann Masina, china sopra Masilo riversa a terra, mentre gli altri si inginocchiano in un corteo con fiori bianchi in mano. Si è chiesta Dada: «Cosa è oggi un sacrificio? Ed è davvero necessario per il cambiamento?» La Giornata contro la violenza sulle donne si insinua dentro The Sacrifice e il pezzo diventa un simbolo di battaglia, una preghiera.




Fonte: Ilmanifesto.it