Gennaio 24, 2022
Da Il Manifesto
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Il colpo di stato militare in Burkina Faso, il quarto dal 1987 quando fu ucciso Thomas Sankara, ha ribaltato i fragili, quasi inesistenti, equilibri su cui si reggeva il Paese africano. Sabato mattina si sarebbe dovuta tenere una manifestazione, vietata, per protestare contro l’insicurezza; nel pomeriggio centinaia di soldati si sono ammutinati nei campi militari Sangoulé Lamizana e Baba Sy, a Ouagadougou, dando il via a un weekend di tensione. Inizialmente il golpe è stato a mezzo stampa, con il governo intento a smentire le notizie dell’ammutinamento e quelle circa l’arresto del presidente Roch Kaboré.

Roch Marc Christian Kaboré durante la campagna presidenziale del 2015 (Ap)

Una situazione andata avanti anche domenica e placatasi solo quando tutti si sono riuniti davanti alla tv per festeggiare la vittoria della nazionale di calcio sul Gabon, in Coppa d’Africa, mentre il governo imponeva il coprifuoco in tutto il Paese.

LA QUIETE PRIMA DELLA TEMPESTA: ieri mattina, cercando di lasciare il palazzo presidenziale a bordo di un Suv non contrassegnato, Kaboré è stato arrestato dai militari e condotto agli arresti in un luogo sconosciuto. La storia qui si divide in due versioni, che possono essere vere entrambe: la prima è l’arresto di Kaboré, la seconda è quella della sua famiglia, che sostiene di essere «sotto protezione» della gendarmeria. Nel frattempo, un gruppo di soldati incappucciati ha preso posizione davanti al quartier generale della televisione nazionale.

A capo dei rivoltosi ci sarebbe il giovane tenente colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba. È uno tra gli ufficiali di fanteria che guidano le truppe burkinabé sul fronte della guerra interna contro i gruppi islamisti. Truppe molto giovani e da tempo critiche con il governo, accusato di non occuparsi della corruzione (anche nell’esercito), di pagare stipendi bassi e di non occuparsi dell’addestramento. I golpisti avrebbero anche liberato il generale Gilbert Diendéré, che già nel 2015 instaurò un regime militare. Diendéré è anche uno degli imputati eccellenti nel processo Sankara.

DOPO UN 2021 INFERNALE, il 2022 sta rivelandosi l’anno del salto nel buio per il Burkina Faso. Una nazione capace di cacciare il suo dittatore, nel 2014, grazie solo alla voce, e ai mestoli di legno, delle sue donne, ignare di che quello sarebbe successo negli anni successivi: dal 2015 il Paese sta affrontando un aumento degli attacchi terroristici che ha provocato oltre 1,4 milioni di sfollati interni.

La situazione della sicurezza si è deteriorata ulteriormente negli ultimi mesi, con diversi attacchi contro l’esercito e i civili: oltre 500 soldati burkinabé sono morti dall’inizio delle violenze, decine di migliaia invece sono i civili vittime del terrorismo. A partire dal 28 maggio 2021 gli attacchi hanno anche provocato la chiusura di 2.244 scuole e interessato 304.564 studenti. Nel 2021 la violenza ha costretto circa 17.500 persone a espatriare e, ad oggi, lo stato di emergenza è attivo in 14 delle 45 province del Paese.

NELLA SECONDA METÀ DEL 2021 le criticità sono venute fuori tutte assieme: la paura crescente attacco dopo attacco, il malcontento tra le truppe, la corruzione dilagante e l’inflazione, che ha fatto schizzare i prezzi in un Paese dove il 40,1% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. L’8 gennaio il governo ha arrestato una dozzina di militari e a Ouagadougou erano in molti a presagire qualcosa.

C’è poi il capitolo francese: negli ultimi mesi manifestanti burkinabé sono riusciti a bloccare ben due convogli militari della forza Barkhane, tenendoli in scacco per giorni. Eventi clamorosi che fanno il paio con il crescente sentimento anti-francese: negli ultimi 7 anni la lotta al terrorismo ha avuto un solo effetto, far aumentare l’insicurezza, distruggere vite e comunità.

TRA LE RAGIONI DEL GOLPE c’è quindi anche il legame con la Francia, sempre meno gradita nell’area, e la posizione assunta dal Burkina nei confronti del Mali, sotto sanzioni da parte della Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Cedeao) cui anche Ouagadougou ha votato a favore.




Fonte: Ilmanifesto.it