Agosto 14, 2021
Da CUSA - UmanesimoAnarchico
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https://www.open.online/temi/green-pass/

Il 6 agosto 2021 il governo e lo Stato italiano fanno un ulteriore passo verso la negazione della libertà di coscienza e verso l’esclusione di parte dei cittadini dalla vita pubblica, nonché dai diritti fondamentali di opinione e autodeterminazione della propria (e altrui) salute e dei propri (e altrui) corpi.

Con l’introduzione del così detto Green Pass, ovvero il certificato che permette di accedere a cinema, teatri, bar, ristoranti, ma anche congressi, convegni e centri culturali dove occorra sedersi al chiuso, soltanto alle persone che abbiano ricevuto almeno un dose di vaccino contro il Covid-19. Oppure che siano guarite dal Covid-19 stesso, o ancora che abbiano effettuato un tampone risultato negativo nelle 48 ore precedenti.

Ci siamo chiesti, da Anarchici, se potevamo accettare questa situazione e la risposta è stata unanime, no che non possiamo. Ma cerchiamo di analizzare per quanto possibile la situazione dall’inizio e partendo dal passato.

1. Il potere dei numeri

Tra il 2009 e il 2010 c’è stata un’epidemia di un virus influenzale chiamato H1N1, ci furono diverse migliaia di morti e si approntò persino un vaccino tentando di obbligare la popolazione a vaccinarsi con la stessa strategia del terrore messa in atto adesso. Poi per circostanze misteriose il vaccino sparì, così anche la malattia e i morti svanirono nel nulla e a distanza di più di dieci anni quando si fa riferimento al virus H1N1, se ne parla come un banale virus influenzale. Eppure i morti ci sono stati.

Naturalmente il calcolo di questi morti si basa su una stima perché allora non c’era ancora l’idea del tampone e il conteggio è stato fatto in modo radicalmente diverso da ora, perciò un confronto tra i numeri dei morti risultanti non è assolutamente fattibile. Ma il punto è:

“Se di una cosa non se ne parla abbastanza, essa diventa insignificante?”

Ogni giorno nel mondo accadono cose atroci. Eppure ci passano sotto gli occhi come “semplici notizie”. Poi accade un fatto sul quale l’opinione pubblica per qualche motivo pone l’attenzione. E di colpo scopriamo che migliaia di persone muoiono in mare per cercare una vita migliore, che altrettante ne muoiono sotto le bombe, che centinaia di migliaia di persone ogni giorno lottano contro le discriminazioni e la fame, e che milioni di persone muoiono per malattie. Morivano anche prima ma la sensazione è che noi l’abbiamo scoperto soltanto in quel momento.

E forse il motivo per cui ci siamo di colpo accorti delle migliaia di vittime di Covid è che ce le siamo trovate in casa nostra prima che nelle case altrui. Prima siamo stati bombardati giorno e notte dai mass media con la notizia di un nuovo pericolosissimo virus cinese, poi abbiamo avuto notizia dei primi morti in patria nostra e in seguito abbiamo iniziato a tentennare tra l’incertezza e l’incredulità fino al giorno in cui l’allora presidente del Consiglio disse:

«È pericoloso, chiudiamo tutto».

È curioso il fenomeno per cui da quello stesso giorno anche le persone che fino al giorno prima erano addirittura scettiche sull’esistenza del virus si siano improvvisamente rintanate in casa in preda al terrore convinte di essere in serio pericolo di vita solo perché l’aveva detto il presidente del consiglio, quando ancora fino ad allora la vita di molte di loro non era ancora cambiata di una virgola.

https://www.aerzteblatt.de/nachrichten/113600/Studien-Lockdown-hat-viele-Millionen-Menschenleben-gerettet

Abbiamo cominciato a vedere morire gente vicino a noi, persino qualcuno (pochi fortunatamente) che non aveva altri problemi di salute, poi abbiamo visto le insostenibili situazioni degli ospedali, in seguito uno ad uno gli altri paesi sulla scia dell’Italia si sono chiusi dentro i loro confini e le persone si sono confinate in casa, e ci siamo sentiti indifesi e deboli di fronte a un esserino così piccolo, fino ad arrivare a credere che sette miliardi di persone nel mondo fossero attanagliate dal nostro stesso terrore. La verità è che almeno nella prima fase anche nella stessa Italia la malattia non si è diffusa uniformemente dappertutto, ma ha fatto maggiori danni al Nord, mentre il Sud per diverso tempo è stato zona franca salvo dei focolai di Covid all’interno di case di riposo o ospedali, luoghi di per sé in condizioni sanitarie pessime. Il modo in cui il virus è arrivato in questi luoghi non è sempre stato chiaro e i racconti che ne sono stati fatti assumono i contorni del mito. Comunque le misure sono state adottate nello stesso modo in tutta Italia e subito dopo negli altri paesi europei, anche se non tutti sono stati così severi da impedire qualsiasi spostamento fuori di casa e pian piano nel resto del mondo.

Ma quanti sono centinaia di migliaia di morti nel mondo? E perché ci siamo concentrati così tanto su questo numero e non su quello dei guariti o su quello di quelli che non si sono mai ammalati?

Gran parte della ricerca, della prevenzione e del contrasto al virus, si sono infatti incentrati – soprattutto per la difesa delle persone più fragili e anziane – su riconoscimento e cura dei sintomi, dispositivi di protezione individuale, distanziamento sociale e campagna di vaccinazione, ma ancora pochissima attenzione e priorità sono state poste nel mettere in luce le ragioni che fanno di questo virus – fortunatamente e nella grande maggiorana dei casi – qualcosa privo di sintomi, con sintomi lievi o comunque curabili senza particolari danni per l’organismo.

Forse perché la risposta sarebbe qualcosa di particolarmente scomodo per quelle strutture sociali che rendono possibili gli stessi discorsi di potere medico sulla realtà. Ad essere particolarmente dannoso e mortifero non è tanto il Covid-19 in sé (pur serio e da contrastare, con i mezzi adeguati e necessari). Bensì appunto quelle condizioni sociali, economiche, ecologiche, culturali, che quotidianamente a livello globale costringono gli esseri umani a stili di vita nefasti. Col conseguente proliferare di questo ed altri (presenti e futuri?) virus e l’abbassamento di difese e capacità immunitarie.

Quella risposta che probabilmente non consentirebbe mai a nessun vaccino di essere soluzione esaustiva o definitiva alla pandemia. Senza un profondo e radicale cambiamento in direzione di una società pienamente orizzontale, ecologica, solidale.

2. I negazionisti

Sono state dette tante cose su questo virus ed è stato difficile negli ultimi due anni distinguere il vero dal falso tra notizie ufficiali e altre meno, smentite, presunti studi di presunti esperti, tuttavia c’è stato un tentativo di zittire ogni voce fuori dal coro “ufficiale” etichettando la gente come “complottista” o peggio “negazionista”, pericolosissima definizione che in passato aveva ben altra definizione, solo perché si era sparsa la voce di un’improbabile gruppo di persone che negavano per l’appunto l’esistenza del virus e sostenevano che Trump avrebbe salvato il mondo dalla dittatura sanitaria: una storia che non si reggeva in piedi sostenuta da foto e post strampalati sui social, ma questo è bastato per relegare migliaia di persone con le loro ragioni, i loro pensieri, le loro testimonianze nell’angolo dei nemici della comunità e per far categorizzare come ciarlatani diversi medici, scienziati e infermieri non d’accordo con la versione ufficiale dei fatti. Ora, etichettare e bollare chi si oppone a una cosiddetta verità ufficiale e creare presunti gruppi di persone pericolose contrarie al sistema è stata da sempre una strategia del potere per mettere a tacere ogni tipo di opposizione al sistema e in Italia ha sempre funzionato benissimo. Un po’ come quando si accusano gli anarchici di essere bombaroli perché un gruppo non meglio identificato e probabilmente creato su misura e tirato fuori al bisogno si rivendica l’uso di una bomba.

3. La statistica

https://sites.google.com/a/marconirovereto.it/archeologia/home/i-metodi-matematico—statistici

Quando guardando il telegiornale apprendiamo che ogni giorno muoiono mille persone di Covid ci prende un infarto. Mille persone sono mille vite che potrebbero essere benissimo le nostre vite ed è normale che siamo tristi, spaventati, confusi, arrabbiati perché nel mondo ancora si muore di influenza. Ma facciamo l’errore di voler giustificare il nostro senso di umanità con la statistica. La statistica non è umana e perciò si deve purtroppo porre delle domande, e in definitiva i numeri li possiamo leggere in modi diversi a seconda delle risposte. Non esiste cosa più relativa della statistica, e i mille morti che oggi sono così importanti, domani potrebbero diventare insignificanti.

Mille morti in tutto il mondo o in un paese solo? In tutto il paese o in una singola città? E quanti abitanti fa il paese in questione? Sono morti in un giorno all’improvviso o era gente malata da diverso tempo e spacciata da un po’? Mille morti su quanti malati? E su questi malati, quanti altri sono guariti? Sono morti di virus o per effetti collaterali dovuti al virus? O erano semplicemente positivi per puro caso ma sono morti per altri motivi? Inoltre, quanti ne sono morti di più rispetto alle precedenti influenze?

A noi hanno detto soltanto che sono morte tante persone, soffermandosi sul numero di morti e riportando gli altri numeri soltanto per dovere di cronaca che appunto sono passati inosservati.

Certo, è vero che è stato osservato che la percentuale di gente che prende il Covid è più alta di quella che prende le altre influenze e di conseguenza la stessa percentuale dei morti su un numero maggiore di malati ha un significato molto diverso. Ma bisogna vedere anche come sono stati fatti i calcoli. Innanzitutto, come detto sopra, prima non si facevano i tamponi quindi era impossibile avere in tempo reale il numero di positivi o presunti tali. Inoltre cosa sarebbe successo se l’attenzione si fosse spostata sui guariti? O su quelli che non si sono mai ammalati? Se avessero posto l’attenzione un po’ di più che i positivi al Covid non sono necessariamente morti di Covid perché nel conteggio hanno messo insieme un po’ tutti. Chi si è soffermato infatti su un certo discorso della protezione civile in diretta sulla Rai, durante la lettura del bollettino serale che sembrava un bollettino di guerra, avrà sicuramente sentito chiaramente la frase:

«Ricordiamo che non è stata fatta una differenza tra il numero dei positivi al coronavirus e il numero di morti per coronavirus».

Cioè uno potrebbe essere stato positivo al Covid ed essere morto di infarto indipendentemente dal virus, o al limite il virus ha infierito in un problema preesistente ma non è stata la causa principale.

Oltre al significato dei numeri ci si potrebbe anche interrogare se sia stata davvero tutta colpa del Covid.

Cosa sarebbe successo se invece di andare in ospedale i pazienti fossero stati visitati dai medici e cosa è successo effettivamente ai pazienti curati dai medici che non hanno seguito l’ordine di non visitare nessuno per non venire contagiati? Cosa sarebbe successo se gli ospedali non avessero usato una strategia che si è rivelata sbagliata fin dal principio? Cosa sarebbe successo se si fosse puntato di più a curare i pazienti con cure che sono state tentate e hanno avuto anche successo invece di bollare queste cure come inadeguate o inefficaci? E se in Italia negli ultimi anni si fosse investito di più nella sanità pubblica invece di consegnarla in mano ai privati? Potremmo porci ancora altre mille domande, ma dato che non si vive di sé non sapremo mai cosa sarebbe potuto accadere.

Ci sono però testimonianze di medici che sostengono di aver curato i propri pazienti ignorando le disposizioni del ministero e che questi ultimi non sono andati nemmeno in ospedale e anche se sono state salvate tante vite con le suddette cure. E sembra ci siano prove che il piano pandemico italiano non era aggiornato e l’Italia, a differenza di ciò che ha sempre sostenuto il governo, non era affatto pronta ad affrontare l’emergenza come avrebbe dovuto.

4. Salute collettiva

Comunque è andata com’è andata e di colpo la questione salute è diventata una questione collettiva. Si sono ignorati completemente tutti gli interrogativi sopra riportati e la responsabilità è ricaduta su tutti noi. Si è abusato della parola “egoismo” al punto che qualsiasi altro problema di salute è stato messo in secondo piano rispetto al coronavirus e così ciò che per molte persone è salutare e necessario per la sopravvivenza è stato sacrificato con la pretesa di salvare il mondo dall’influenza. E alla fine di restrizione in restrizione, di divieto in divieto e di obbligo in obbligo siamo arrivati al vaccino.

5. Sanità pubblica

Gli infermieri che sono stati fatti santi ed eroi lavoravano e lavorano in condizioni precarie, fanno turni lunghissimi e sono pagati male. Nemmeno un anno dopo questi “eroi nazionali” dopo aver rischiato la vita nelle corsie d’ospedale sono stati ricattati dallo stesso stato che li ha divinizzati: se non si vaccinano possono andarsene a casa. E chi si è rifiutato è stato messo alla berlina da quello stesso popolo che li ha acclamati sul balcone fino a pochi mesi prima. Tanto non è stato mica quel popolo nella corsia d’ospedale e molti di quelli che hanno così tanta paura di essere infettati dagli infermieri che li dovrebbero curare non hanno avuto nemmeno un sintomo di febbre. Non solo. Quelli che dovrebbero essere esperti in materia di medicina e che hanno quindi parecchie basi scientifiche per sostenere la loro contrarietà all’obbligo vaccinale, o quantomeno di dubitare, vengono additati di ignoranza dai loro colleghi che hanno avuto la laurea dalle stesse istituzioni, o peggio dal popolo che non mastica un’acca di scienza ma si fida di quello che passano le fonti ufficiali. Forse perché la gente ha bisogno di qualcosa in cui credere e in un momento di crisi della religione ripone le sue speranze nella scienza. Confondendo la scienza con la fede. Viene fatta quindi una suddivisione tra gli stessi medici e scienziati, come se la verità della scienza sia una sola e ci sia poi della scienza di serie B che non vale la pena nemmeno di considerare.

6. La scuola

Tra i settori più colpiti dalla pandemia c’è sicuramente la scuola che è stata chiusa per quasi un anno e in certe circostanze anche di più. Bambini di sei anni alle prime armi e adolescenti sono stati costretti a far lezione da casa davanti allo schermo di un computer. Persone di una fascia di età che non si riesce a tenere nemmeno sui banchi di scuola con un’insegnante in carne ed ossa e con facce amiche intorno si sono dovute adeguare a restare cinque, sei ore davanti a un computer, in barba a tutti i discorsi infiniti (spesso esageratamente antitecnologici) degli anni precedenti su quanto questa pratica sia dannosa e diseducativa a quell’età. Naturalmente è un sistema che non ha mai funzionato, se non in rari casi di insegnanti sensibili che hanno capito che non era possibile fare lezione come in classe e che bisognava approfittare di quei momenti per stabilire un contatto quanto più umano possibile con i propri studenti, ragazzini che si sono ritrovati senza preavviso imprigionati tra le mura di casa. Per molti insegnanti invece è stato un grosso trauma dover affrontare tutti i problemi tecnici legati alla tecnologia e alla mancanza di voglia di fare lezione dei propri studenti che trovavano ogni pretesto per distrarsi o per disconnettersi.

“Il microfono non si sente”, “La telecamera non funziona”, “C’è un rumore di sottofondo”, sono soltanto alcuni dei problemi che hanno dovuto affrontare insegnanti poco avvezzi alla tecnologia e studenti un po’ inesperti, un po’ svogliati, un po’ indisposti ad accettare la nuova situazione.

La verità è che anche la scuola è stata colpita da anni di malagestione, da scarsi investimenti o investimenti fatti male e il risultato di tutto questo è che quando hanno cercato di far tornare tutti in classe l’unica soluzione trovata è stata quella di far indossare a tutti la mascherina e lasciare le finestre aperte in pieno inverno. Si è vociferato che per mantenere la distanza tra gli alunni le scuole abbiano investito in certi banchi singoli e a rotelle, banchi che le scuole non hanno mai visto o hanno visto e hanno dovuto per motivi non chiari dismettere subito. Anche qui, tante notizie e poca chiarezza.

Bambini si sono ritrovati nel panico ogni volta che si scopriva qualcuno tra loro con sintomi di raffreddore o febbre e allora tutta la classe doveva rimanere a casa in attesa di sapere l’esito del test, salvo poi rientrare tutti per cessato allarme. Liceali si sono ritrovati a fare le scuole tecniche da casa col risultato che non hanno imparato nulla e hanno buttato via un intero anno scolastico. Alla fine hanno cercato di convincere anche gli adolescenti e i bambini a vaccinarsi, allettandoli con la promessa di potersi finalmente fare la vacanza saltata a causa del virus e offrendo loro persino dei soldi a questo scopo (parliamo di uno stato che non ha mai investito una lira per il futuro dei giovani). Gli insegnanti sono stati praticamente costretti a vaccinarsi.

Ora, la domanda sorge spontanea: a quindici anni, ma anche a sei, se non si sviluppano gli anticorpi, quando dovrebbero svilupparsi? Quanto ha influito il coronavirus tra bambini e adolescenti? Quasi per nulla a dire il vero. Inoltre: perché si fa il vaccino? Se si facesse fare a tutti i vaccinati un tema vecchio stile dal titolo “Mi vaccino perché…” cosa verrebbe fuori?

Ma lasciamo per un attimo questi interrogativi in sospeso, ci ritorneremo più avanti.

7. Vita quotidiana

https://global.techradar.com/it-it/news/smart-working-cose-come-funziona-a-cosa-serve

Con la scusa di arginare i contagi la nostra vita quotidiana è cambiata radicalmente. Molte persone hanno iniziato a lavorare da casa e si è cominciato a parlare di “smart working”. Chi poteva certo, perché molti invece sono dovuti andare a lavorare lo stesso a loro rischio e pericolo: di questi ultimi lavoratori nessuno si è mai occupato seriamente, parliamo ad esempio dei lavoratori del supermercato o di quelli dei magazzini alimentari, i braccianti agricoli, gli autisti degli autobus, tutti quelli che lavorano nel campo delle consegne a domicilio, gli impiegati delle poste, gente che deve continuare a fare la sua parte perché il mondo non si fermi e il paese non muoia di fame. Molte attività commerciali, invece, così come tutti i luoghi di cultura hanno dovuto chiudere i battenti, perché ritenuti “non necessari” e così c’è chi non ha avuto nemmeno la possibilità dello smart working e ha rischiato di morire di fame aspettando ipotetici sussidi dello stato.

Ora, al di là dell’eterno interrogativo di cui l’umanità non potrà mai fare a meno, ma al quale non troverà forse mai una risposta, ovvero cosa è utile e cosa no e cosa significa utilità, questo è stato un grave danno per la cultura e l’economia.

Della cultura ha decretato la definitiva morte, soprattutto se parliamo dell’Italia, un paese che si vanta di essere patria di poeti e artisti ma nel quale la cultura ha sempre occupato l’ultimo gradino nella scala dei settori su cui investire, alla pari del futuro dei giovani a dire il vero e dello sport.

Soltanto una cosa ha ricevuto di colpo fondi da tutte le parti, la ricerca scinetifica. Ma quale ricerca? Non quella libera e indipendente che sognavano gli studenti dell’Onda e prima di loro altre generazioni di studenti, ma la ricerca in determinati ambiti per degli scopi specifici e sostenuta non dalla pubblica istituzione ma dalle case farmaceutiche e da diverse multinazionali che per qualche motivo si sono interessate di colpo a tale campo. Amazon per esempio ha speso milioni nella sanità per far diventare la sanità qualcosa di controllabile e monitorabile “da casa” magari attraverso il semplice uso di un’app. Lo scopo? Abbattere i costi della sanità riducendo le visite da un medico in carne ed ossa solo quando strettamente necessarie e avere un maggiore controllo sulle persone, probabilmente a scopi principalmente economici.

Non è esatto dire che l’economia si sia fermata. Sono state fatte piuttosto delle scelte economiche precise, si è deciso di investire in alcuni settori a scapito di altri. Il settore dei generi alimentari più o meno di base, delle consegne a domicilio (sempre Amazon ha fatturato miliardi di dollari solo nel 2020), delle televisioni a pagamento oltre che della telefonia e di internet, ma soprattutto del settore sanitario. Se da un lato infatti i bicchieri usa e getta di plastica sono stati sostituiti da quelli di carta e sono state eliminate le cannucce nell’ottica di un mondo plastic free, dall’altro a dispetto del buco dell’ozono è stata prodotta una quantità incredibile di mascherine monouso, tamponi usa e getta, guanti in lattice, disinfettanti e fazzoletti umidi oltre naturalmente al vaccino. Si potrebbe anche accennare che sempre in barba alle tonnellate di CO2 che rilasciamo nell’atmosfera, in tanti per non prendere i mezzi pubblici hanno ripiegato su mezzi privati, e chi non ha usufruito del bonus bicicletta è

da https://www.natracare.com/blog/plastic-free-homesteading-tips-for-going-plastic-free-at-home/

tornato alla cara, vecchia automobile, facendo tornare in auge un’economia che doveva essere superata, quella del petrolio.

I settori che si potrebbero riassumere nelle parole svago-turismo invece, che rientrano nelle cose da fare “fuori di casa” e che non sono lavoro o spesa, sono stati completamente fatti fuori. Per quasi due anni si è tacciato di egoismo chi voleva farsi l’aperitivo al bar o pensava alle vacanze “in un momento simile”, come se non ci fosse consentito distrarci nemmeno per un attimo dalle morti e dalla malattia e fossimo condannati a soffrire. A parte l’assurdità di questo pensiero, avremmo dovuto smettere di vivere da tempo infatti considerando tutto quello che accade nel mondo, la verità è che centinaia e centinaia di persone hanno dovuto chiudere bottega e sono rimaste senza lavoro. La stessa fine è toccata ai luoghi sportivi, palestre, piscine, e persino chi andava a correre da solo per strada veniva ritenuto un pericolo per gli altri, senza capire che lo stare chiusi in casa, senza prendere aria, muoversi, almeno sfogare lo stress può essere ancora più pericoloso per la salute. Nemmeno i bambini sono stati risparmiati, gli esseri umani che più hanno bisogno di spazi aperti e di movimento, come se fosse scontato chiudere un bambino tra quattro mura.

Naturalmente tutto questo ha avuto le sue contraddizioni. Si poteva andare al supermercato affollatissimo ma non in qualsiasi negozio di vestiti o oggetti. Si poteva prendere qualcosa al bar (in quei pochi bar rimasti aperti che sono riusciti a sopravvivere con il take away) e andare via subito ma guai a sedersi al tavolino. Si poteva salire sulla metro ma se ti sedevi al cinema a debita distanza dagli altri il virus era in agguato dietro lo schermo. E così via.

Se parliamo dei gestori di locali e ristoranti è indubbio che molti di loro siano sfruttatori che guardano soltanto ai propri interessi: è di quest’estate la notizia che non si trova più gente disposta a farsi sfruttare in una cucina per due lire, dal momento in cui può starsene a casa e percepire il reddito di cittadinanza. Malgrado le riserve sul reddito di cittadinanza, è pur vero che ha salvato diverse persone dallo sfruttamento e dalla miseria anche se temporaneamente. Ma in mezzo a questi sfruttatori ce ne sono tanti altri che hanno dato l’anima per aprire un’attività, che si sono dovuti adeguare per anni a norme sempre più severe riguardo la posizione dei tavoli sul marciapiedi, gli orari di silenzio la notte, la sicurezza del locale, le norme igieniche, hanno pagato tasse e affitti altissimi, si sono ammazzati loro stessi di lavoro e di debiti proprio per evitare di far ricadere le loro scelte su altri, e cos’hanno avuto in cambio? La verità è che da anni si tende a colpire i locali, e più in generale la vita sociale, che ovviamente per fortuna non si riduce al semplice uscire per consumare, ma nella quale i locali fanno comunque la loro parte. Si è posto un orario limite per la chiusura alle 2 di notte, si è vietato l’uso di alcool dopo un certo orario per strada, come se ciò non ti vietasse di riempirti casa di alcool comprato al supermercato e bere da solo e disperato. Strade e piazze un tempo frequentate di notte sono diventate un deserto e lasciate in mano a spacciatori ed eventuali malintenzionati. E ora finalmente con il Covid si è trovata una ragione per imporre il coprifuoco, perché per qualche strana ragione il virus colpisce più di sera quando comunque la frequenza di gente in giro è più bassa rispetto al giorno. La cosa più inquietante è che il coprifuoco ha rappresentato quasi un sollievo per chi non gradiva il casino sotto casa di sabato sera e chi asserisce che finalmente in questo paese si potrà cenare presto, come se una volta che ti chiudi dentro casa qualcuno di impedisca di cenare o dormire all’orario che vuoi tu. Molta gente ha accettato questa situazione perché ha rinunciato già da tempo alla vita sociale presa dal proprio ritmo di vita sempre più stressante, dal lavoro massacrante, dalle frustrazioni della vita e va a finire che se non è necessario non esce più nemmeno di giorno per paura che incontrando gli amici si possa infettare, come se in ufficio, al supermercato o sulla metro ciò non potesse accadere.

Ora finalmente per avere accesso a tutti questi posti che ci sono stati preclusi per un bel po’ di tempo serve il vaccino. O almeno un test negativo. E allora ecco di nuovo che si pone l’interrogativo di prima: perché ci vacciniamo?

Lasciamolo in sospeso ancora una volta.

8. Il vaccino

A pochi mesi dal primo lockdown già si vocifera che arriverà un vaccino a salvarci tutti dall’epidemia e poco meno di un anno fioccano vaccini da tutte le parti. Ce ne sono almeno cinque e questo già dovrebbe far pensare. Della salute collettiva che sembra un argomento così importante non si occupano gli stati, il pubblico non ci mette una lira, non c’è un minimo di cooperazione internazionale, ma sono le case farmaceutiche a fare la corsa al vaccino impegnata ognuna a fare il suo nel modo migliore, come se si trattasse di tirare fuori un nuovo modello di automobile. Naturalmente parte la guerra tra di loro. Di uno di questi vengono comprate migliaia di dosi e spesi soldi e queste dosi non arrivano. Nel frattempo se ne mette in circolazione un altro ma quest’ultimo viene sospeso perché si riscontrano un po’ in tutta Europa problemi di trombosi, poi viene rimesso in circolazione. In questo momento di incertezza, in cui i media ne approfittano per gettare la gente di nuovo nel dubbio e nel panico, molto silenziosamente è stato dato il via libera ad altri due. Intanto succede che nei paesi arabi viene utilizzato un vaccino non approvato in Europa, il vaccino cinese, di conseguenza quei pochi che hanno la possibilità di viaggiare dai paesi africani in Europa con regolare permesso e sono vaccinati non possono farlo, devono iniettarsi uno dei vaccini “Europei”. Cosa che naturalmente contribuisce ulteriormente a favorire l’immigrazione clandestina (il mare infatti continua a non controllarlo nessuno e la gente vi continua a tentare la sorte e morire) e a creare una linea di divisione sempre più marcata tra l’Europa e il resto del mondo, soprattutto il mondo arabo.

Alcuni di questi vaccini sono vaccini classici, seppur approvati in tempi assolutamente ristretti, due sono vaccini a mRNA, il Moderna e il Pfizer. Significa, naturalmente esemplificando molto, che interferiscono con il meccanismo di traduzione delle cellule, cioè la parte finale del processo che porta il DNA a produrre le proteine. In pratica il nostro corpo viene indotto a produrre la molecola antigenica che porterà il nostro sistema immunitario a reagire. Detto così sembra una figata. Qualcosa che potrebbe rivoluzionare il mondo della medicina e potrebbe salvare vite da malattie ben più gravi. È però una novità assoluta, un esperimento, considerato il pochissimo tempo in cui è stato approvato e che una cosa del genere non è stata mai provata a livello di massa. E il fatto che questa vaccinazione di massa sia ancora una fase sperimentale non è una cosa che ci tengono tanto nascosta. La sappiamo e in qualche modo l’abbiamo persino accettata. Ma gli esperimenti vanno controllati o per lo meno monitorati. Ci si ferma se avviene un incidente cercando di capire perché esso è avvenuto e se davvero è un incidente casuale o se c’è un motivo. Si valutano gli effetti a lungo termine. Si informa. Invece si è quasi passati ad una fase di esperimento obbligatorio e molti sono consapevoli di essere cavie da laboratorio, come se fossimo tutti in una strada senza uscita sospesi tra la vita e la morte e l’unico modo per salvarci è il vaccino. E questo non vale solo per i vaccini a mRNA, anche gli altri hanno avuto troppa fretta davvero di metterli sul mercato per non perdere la concorrenza. Certo, si dirà qui che i media si sono accaniti ora sugli effetti di un vaccino ora su quelli di un altro spinti dalle stesse case farmaceutiche interessate a mettere in cattiva luce la concorrenza. Il problema è che ci sono state davvero persone che hanno avuto effetti collaterali in tutto il mondo e con diversi vaccini e al di là del bombardamento mediatico è fondamentale capire cosa succede e dove intervenire.

Ora possiamo finalmente riprendere in considerazione l’interrogativo di prima. Perché ci vacciniamo? Per la salute collettiva, dice qualcuno, per tornare alla vita di prima, dice qualcun altro.

La sensazione è che abbiamo tutti accettato la nuova situazione e che ci siamo convinti che ci sia un legame tra la vita di prima e la salute. In pratica se non si debella il virus sarà giusto chiuderci di nuovo in casa come se non avessimo alternative. E se arriva un virus nuovo più potente e più contagioso di questo con il quale abbiamo quasi imparato a convivere? Dobbiamo chiuderci in casa finché non avremo un nuovo vaccino? Abbiamo davvero accettato di vivere così? E davvero stiamo morendo tutti? Davvero siamo tutti in pericolo? Davvero non ci sono alternative? O centinaia di migliaia di morti pur essendo una cifra spaventosa sono tutto sommato non abbastanza per costringere tutti gli altri sette miliardi di sani a vaccinarsi?

Inoltre, il vaccino serve davvero a estinguere il virus? I virus mutano e anche molto velocemente, con o senza vaccino, è una legge universale che vale per tutti gli esseri viventi, è la base dell’adattamento, e per i virus che mutano in continuazione ancora di più, perciò è impensabile che non moriremo più di influenza. Tanto che è stato detto che vaccinare in tempo di pandemia aiuta soltanto a diffondere le varianti e la vaccinazione va fatta nei periodi in cui il virus è dormiente.

A differenza di altre malattie che non tornano più dopo che le hai avute, l’influenza può tornare e i vaccini pare che abbiano anticorpi a tempo indeterminato. Ora, se è vero che gli anticorpi vanno “rinnovati” allora il vaccino è inutile. Se gli anticorpi invece persistono allora perché vaccinarsi più volte, e perché chi risulta averli ma non si è ammalato da molto tempo è considerato a rischio lo stesso? Inoltre è stato provato che anche chi è vaccinato può prendere il virus e lo può trasmettere. Certo, la probabilità che uno si ammali in forma grave è bassa ma è successo ed è successo anche che qualcuno è morto lo stesso di Covid dopo essersi somministrato il vaccino.

È stato detto che i vaccini stanno già dando i loro benefici. In realtà è stato anche osservato che questo fantomatico calo dei morti e dei contagi è probabilmente da associarsi alla stagione calda in cui il virus subisce un calo di contagiosità, tanto che i dati non differiscono di molto da quelli dell’estate scorsa. Ci vuole ancora tempo perché si capisca effettivamente se il vaccino ha fatto la differenza. E ci vuole tempo per capire se non provocherà effetti collaterali a lungo termine nelle persone che attualmente si sentono intoccabili perché vaccinate.

È innegabile comunque un fatto: in questi mesi è morta della gente dopo essersi fatta somministrare il vaccino, o perché ha preso lo stesso il virus in forma grave o perché ha avuto episodi di trombosi. Molti inoltre hanno avuto effetti collaterali anche se non sono morti, e in tanti hanno sostenuto che soprattutto dopo la seconda dose di vaccino, la reazione del corpo è stata pesantissima.

Ora, questo non è un dato scientifico, perché i casi di morte sono relativamente pochi per farne una statistica (è quello che si diceva più su, la statistica non è umana, i numeri non significano niente se non sono letti) ma è un dato per quanto piccolo o insignificante che sia ed è una realtà. La cosa peggiore è che nessuno sa perché succede e tutto è dato per scontato. È un po’ come dire che siccome succede in pochi casi, tanto vale tentare la sorte.

Tutti i farmaci hanno le loro controindicazioni e ognuno di noi sa che in determinate condizioni non vanno presi. Il rischio? Esiste, nessuno lo nega, ma sai di esporti a un rischio e decidi di conseguenza. Soprattutto nessuno ti obbliga e ci mancherebbe altro perché anche tutti gli altri farmaci sono pur sempre frutto del lavoro delle stesse case farmaceutiche che hanno prodotto il vaccino. Del vaccino firmi solo una liberatoria nella quale dichiari che fai tutto sotto tua totale responsabilità, anche quando sei stato soggetto a pressioni per vaccinarti e non è stata una scelta completamente tua, e se muori pazienza. Il fatto che in molti non si preoccupino di questi “incidenti di percorso” si spiega col fatto che qualche morto di trombosi non vale centinaia di migliaia di morti di Covid. E uno potrebbe anche essere d’accordo se non fosse che il vaccino si fa proprio per prevenire la malattia e invece gente perfettamente sana dopo due anni di pandemia che non aveva altra ragione di ammalarsi ci ha rimesso la vita per proteggersi da qualcosa da cui non era realmente minacciata. E non saprà mai perché questo è capitato a lui o lei e non a qualcun altro.

Non è che non siano state utilizzate delle cure per il Covid 19. C’è stato ad esempio un medico, Giuseppe de Donno, che ha usato la cura del plasma per i pazienti di Covid, che sembra anche aver funzionato bene. Ovvero ha iniettato negli affetti da Covid sangue di pazienti guariti. Questo metodo ha salvato parecchie vite, ma non si sa bene per quale motivo è stato dichiarato inefficace e il medico che l’ha utilizzato, primario di pneumologia all’università di Mantova, cioè mica l’ultimo degli scemi, dopo un po’ di tempo si è dimesso per diventare medico di base in circostanze non chiare e in seguito è notizia di pochi giorni fa che si è suicidato. I dubbi rimangono su quanto accaduto, ma quello che mi preme dire è che non è stato né il primo né l’ultimo scienziato ad essere additato di ciarlataneria e soprattutto le voci fuori dal coro non ci sono soltanto in Italia come siamo portati a pensare.

Sembra che ci sia una tendenza a far andare la scienza verso una sola direzione, a divulgare un’unica verità scientifica, ignorando la natura indipendente e libera del metodo scientifico che si differenzia per questo dalla religione, e ad ignorare chi fa tipi di ricerche diverse da quelle “ufficiali”. O forse sarebbe meglio dire in direzioni diverse da quelle verso cui si muovono i soldi. Dire infatti che la ricerca scientifica è libera come dovrebbe essere è assurdo in un periodo in cui pochi privati nel mondo danno i soldi alla ricerca e il pubblico non se ne occupa quasi o lo fa sempre di meno. Se ne parlava già nel 2008 dell’argomento (e sicuramente anche prima) quando con la riforma Gelmini l’università pubblica è stata data definitivamente in pasto ai privati.

Manifestazione Milano 30 ottobre 2008 (da https://it.wikipedia.org/wiki/Onda_(movimento_studentesco)

E sono infatti le multinazionali del farmaco e non solo interessate all’argomento sanità che decidono la direzione che la sanità deve prendere. E così non stupisce che il patrimonio pubblico venga dato in pasto ai privati.

Ancora Amazon ha fatto parlare di sé pochi giorni fa acquisendo per mochi milioni una delle rimesse dell’Atac a Roma. Amazon è lo stesso che ha investito milioni nella sanità come si diceva più su che potrebbe creare un nuovo modello di sanità e sollevare lo stato dall’obbligo di curare i suoi cittadini. Come stupirsi che gli si svenda il patrimonio pubblico.

9. Libertà e collettività

Se davvero fossimo interessati alla salute collettiva sono tante le cose a cui dovremmo rinunciare, dalle automobili alle fabbriche, dai prodotti chimici usati in agricoltura alle migliaia di cosmetici che usiamo quotidianamente. Eppure nessuno sarebbe disposto a rinunciare alla macchina per non inquinare l’aria che respiriamo, e quando una fabbrica chiude il primo pensiero va agli operai che perdono il lavoro, il che è giustissimo per carità, ma nessuno non si accenna mai al fatto che per una comunità intera (compresi gli operai stessi) la chiusura di una fabbrica potrebbe essere un fatto positivo.

Se sei un ciclista incallito che predica l’abolizione dell’automobile sei un egoista che non capisce le esigenze della gente, ma è molto più semplice imporre agli altri di iniettarsi un farmaco nel proprio corpo nel nome della salute collettiva. Nemmeno il principio “sul mio corpo decido io” sembra significare più nulla in questo contesto.

E se da un lato la propaganda pro vaccino ha puntato proprio sulla promessa di tornare alla vita normale, dall’altro si punta il dito contro chi non si vuole vaccinare accusandolo di attaccare la salute collettiva nel nome della libertà di andare al ristorante. È vero che il concetto di libertà è stato traviato da una parte e dall’altra. Libertà non è consumare e troppo spesso ultimamente le parole libertà e liberismo si confondono. Ma è anche vero che la libertà deve essere intesa a 360 gradi e che anche uscire per andare dove si vuole è libertà. Inoltre non è affatto vero che la questione sia semplicemente andare al cinema: come nell’esempio che si faceva riguardo agli operai, anche adesso molta gente rischia davvero di perdere il lavoro, soprattutto il personale medico e sanitario e i dipendenti della scuola pubblica, mentre ragazzini rischiano di non andare più a scuola, e già si parla addirittura tra il serio e lo scherzo che chi non si vaccina non si merita nemmeno le cure mediche perché ha agito irresponsabilmente. E se invece vaccinandosi rischia la vita perché ha altri problemi che non gli permettono di fare il vaccino, non si merita lo stesso le cure mediche? Allora viene in mente che si siano trovate ulteriori scuse per dare un’ulteriore mazzata al sistema sanitario pubblico. Con l’ultimo governo di Berlusconi pensavamo che non ci poteva essere qualcosa di peggio che regalare la sanità e l’istruzione definitivamente al privato. Invece come sempre al peggio non c’è fine. Abbiamo trovato un capro espiatorio nei non vaccinati per giustificare gli eterni problemi del paese come d’altronde è sempre stato fatto nella storia e ora non solo regaliamo tutto ai privati ma smantelliamo quello che di pubblico era rimasto.

10. La dittatura

In una strategia di potere tipica delle democrazie rappresentative, senza che una determinata condizione giuridica venga formalmente resa obbligatoria per tutti, si creano di fatto le condizioni affinché quella condizione sia l’unica possibile per poter sopravvivere e non rimanere esclusi all’interno del sistema stesso.

Così, senza che il vaccino contro il Covid-19 venga formalmente reso obbligatorio, si creano le condizioni affinché diventi di fatto impossibile vivere all’interno dello Stato italiano qualora, per svariati motivi, ci si rifiuti o si preferisca non farlo. Dal momento in cui è ragionevolmente improbabile poter accedere normalmente a tutti i luoghi ed i sevizi per i quali è prevista l’obbligatorietà del certificato verde, pensando di farsi ogni volta un tampone entro le 48 ore precedenti. Né tanto meno contrarre il Covid-19 per poter poi dimostrare di esserne guariti è condizione auspicabile per nessuno.

Attraverso questi provvedimenti, si limita di fatto la possibilità di accesso ad ampi settori della vita pubblica, non solo e non tanto ai “negazionisti” della pandemia (fin dall’inizio funzionali solo a rafforzare la linea ufficiale nella gestione dell’emergenza pandemica), ma anche a tutti quei soggetti che – pur riconoscendo lo stato di emergenza sanitaria globale in cui da quasi un anno e mezzo ci troviamo – non considerano la campagna vaccinale come la sola o come la principale via d’uscita dall’emergenza. Oppure che non considerano i vaccini attualmente in uso in Italia e nell’Occidente, come pienamente sicuri per la salute presente e futura, sia loro che delle nuove generazioni.

E si crea un precedente giuridico molto pericoloso. In base al quale lo Stato potrebbe decidere in futuro di escludere o limitare la possibilità di accesso a spazi e modalità della vita sociale, a soggetti considerati non attinenti a norme e dispositivi sanitari o di sicurezza.

Non c’è bisogno di scomodare i passaporti ariani del Terzo Reich o l’interdizione da negozi, uffici e spazi pubblici degli ebrei durante le leggi razziali nazifasciste (come fatto in modo idiota, propagandistico e strumentale persino da formazioni politiche di destra in questi giorni) per ricordare che quella dell’esclusione de facto dei soggetti e delle categorie sociali che non si adeguano alle loro condizioni o orientamenti dominanti, è una modalità da sempre ampiamente in uso da parte degli Stati e dei sistemi democratici, dei quali è condizione fondamentale di riproduzione e legittimazione.

Lo dimostra il respingimento, la reclusione e l’espulsione (quando non la tortura o l’affogamento) di persone che cercano di varcare i loro confini senza “regolare” permesso. Come la continua persecuzione di realtà che decidono di occupare ed autogestire case, spazi, comunità, invece di demandarne la gestione alle istituzioni. Lo dimostra la discriminazione di popoli come i ROM, additati perché “non rispettano le nostre regole”. E la continua esclusione di donne e soggetti LGBT da spazi e posizioni di responsabilità all’interno della società.

Ma lo dimostra anche la progressiva quanto palesata marginalizzazione politica in Italia (e non solo) di chi negli anni ha contestato e contrastato realtà come la NATO, il G8, l’Euro.

Tutte le dittature sono nate nel momento in cui è stato imposto qualcosa alla popolazione che molti hanno accettato perché convinti di non essere lesi più di tanto e che la loro vita non sarebbe cambiata, mentre altri che non volevano gli fosse imposto nulla, hanno dovuto subire queste imposizioni perché la maggioranza voleva così. Forse anche durante il fascismo in molti si siano chiesti cosa avessero da urlare gli oppositori al regime che venivano costretti a bere l’olio di ricino, visto che erano restii ad accettare il nuovo regime era giusto che soffrissero. Non siamo ai livelli dell’olio di ricino, ma siamo sulla strada per arrivarci.

Si utilizzano i militari per le strade e nelle metro, per far rispettare l’ordine, il distanziamento, le mascherine. Con la scusa del terrorismo non ci siamo mai più tolti i militari dalla strada che si immischiano sempre più nella nostra vita civile.

Giriamo in mascherina, altra cosa di cui non è stata provata l’utilità, col viso coperto, controllati a vista e anche sul nostro telefono, costretti a stare distanti per paura di infettarci, costretti a tornare a casa presto e pronti a chiuderci in casa in caso di allarme. E qualcuno decide quel che è meglio per la nostra salute, non abbiamo nemmeno il diritto di ammalarci.

(https://www.tiare.bio/mascherina-viso-per-bambini-in-bamboo)

Si denigra, si etichetta, si semplifica, si chiamano egoisti quelli che rifiutano per varie ragioni di farsi il vaccino. Si fa riferimento ad improbabili fonti on line per mettere in cattiva luce gente che semplicemente manifesta per i propri diritti. La cosa più triste è che questo comportamento che prima era appannaggio della destra, adesso sembra appartenere sempre più a molti “compagni” che nel nome della scienza sono pronti a difendere persino gli interessi delle multinazionali contro le paure della gente. Il risultato? Che in piazza ci sono le destre, e che noi alla piazza ci abbiamo rinunciato accontentandoci di etichettare le migliaia di persone in piazza come un gruppo di negazionisti di destra. Si sono persi i contenuti, i ragionamenti, i discorsi.

Fra gli attuali critici del Green Pass non ci sono solo, e non tanto, i neofascisti di Casa Pound o i reazionari sovranisti e nazionalisti di Salvini e della Meloni (come sostiene quella sinistra giustizialista che in Italia con ogni probabilità chiamerebbe alla rivolta di piazza gridando allo scandalo costituzionale, se lo stesso provvedimento fosse stato adottato da un governo di destra o di centrodestra).

Ci sono le migliaia di persone esasperate da un anno e mezzo di gestione della crisi pandemica dove chi era più ricco è diventato per l’ennesima volta ancora più ricco. E chi era più povero è diventato per l’ennesima volta ancora più povero. Ci sono i lavoratori e le lavoratrici che da mesi sono in cassa integrazione, che sono stati costretti a chiudere le loro attività, o che hanno perso il lavoro prima o dopo lo sblocco dei licenziamenti.

Ci sono persone che hanno avuto seri effetti collaterali dopo la prima e la seconda dose di vaccino (con conseguenze di lungo periodo per la loro salute probabilmente imprevedibili). O che semplicemente preferiscono affidare alle proprie difese immunitarie, a un più corretto stile di vita, o ad altre forme di prevenzione, il contrasto alla diffusione ed alla pericolosità del virus.

Affermare che chi oggi critica o contesta il Green Pass sostiene la stessa linea di Salvini, della Meloni e di CasaPound è sintomo della profonda crisi, della mancanza di strumenti e capacità di analisi, in cui versano le sinistre da tempo. E di cui questa emergenza pandemica ha dato ulteriore dimostrazione.

Come se chi sostiene il Green Pass e l’obbligo vaccinale di fatto, non avesse in questo momento la stessa linea di un governo spudoratamente padronale come quello di Mario Draghi (ovvero proprio di ciò che è fra le cause principali dello sviluppo di forze politiche reazionarie, come le destre sociali e neofasciste).

Chi critica il Green Pass in un’ottica di contestazione delle istituzioni governative e disciplinari, lo fa con dei contenuti e in un orizzonte diametralmente opposti rispetto a quelli di un Salvini o di una Meloni. Là dove è ormai assodato da tempo che tanto il fascismo quanto le destre sociali nascono proprio al fine di incanalare verso la difesa e la salvaguardia di strutture di potere dominanti, tensioni che non possono essere ignorate, ma che rischierebbero di diventare tanto esplosive quanto pericolose, se cavalcate da forze di tipo rivoluzionario.

manifestazione contro il green pass (https://www.lastampa.it/cronaca/2021/07/23/news/domani-manifestazioni-anti-green-pass-in-tutta-italia-da-torino-a-palermo-1.40528578)

Sostenere che chi oggi critica o contesta il Green Pass sostiene la stessa linea di Salvini, della Meloni e di CasaPound – rispolverando vecchie tesi nefaste sui “deviazionisti di destra” all’interno delle forze antagoniste – significa esattamente non avere capito né cosa sia il fascismo né cosa siano le destre. Mentre è proprio fra chi oggi sostiene il Green Pass e l’obbligo vaccinale di fatto che non sembrano esserci posizioni sostanzialmente diverse e antagoniste sulla questione, rispetto alla linea sostenuta anche da governi liberisti e imperialisti, sia a livello europeo che internazionale.

Riteniamo che chi vuole vaccinarsi contro il Covid-19 – per la propria salute e per quella altrui – abbia diritto di farlo. Nella piena consapevolezza e responsabilità delle sue azioni. Ma riteniamo anche che chi non considera il vaccino come l’unica o la principale soluzione al problema della pandemia, non si fida dei vaccini attualmente in circolazione o semplicemente preferisce in coscienza non vaccinarsi, abbia altrettanto diritto di argomentare e far valere le proprie convinzioni, senza essere costretto ad agire contro la propria volontà, o senza essere considerato un untore responsabile di morti e ricoverati in terapia intensiva.

Non possiamo non tenere conto del fatto che questa pandemia abbia allontanato il nostro desiderio di poter conoscere chi ci circonda e inprigrito il nostro desiderio e arroccati siamo nelle mura di una claustrofobia imposta e organizzata a puntino da chi gode nel vederci lontani come torri di pietra in deserti di silenzio. Cosa possiamo fare? Addentrarci nella archevita, ossia non scordare e custodire tutto ciò che è legato alla socialità e al piacere dell’interazione.

https://www.tentazionedonna.it/la-socialita-e-una-questione-di-ormoni/

Link utili e fonti:

https://ilmanifesto.it/le-ricerche-sabotate-per-vendere-la-terza-dose/?fbclid=IwAR200L1tA__NcG6Ro3_NYMrKwS9sF0zFhdzWI6oLgdx0gbY8Fs85kpy1sJw

https://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2021/07/27/news/medicina-mantovana-in-lutto-de-donno-si-e-tolto-la-vita-1.40542044?ref=fbfma&fbclid=IwAR3g9jdFinHQn5tpemDEUA2TkA3cRqeUsd3J4r3nOQHu2WBG_M15OzujhS0

https://www.lastampa.it/esteri/2020/04/28/news/suicida-a-new-york-la-dottoressa-che-curava-i-malati-di-coronavirus-1.38771855

L’intervista ad Giorgio Agàmben realizzata da Andrea Pensotti e pubblicata in origine su “Organisms. Journal of Biological Sciences” (Sapienza Università di Roma).

https://www.ilsole24ore.com/art/le-possibili-mosse-amazon-conquistare-mondo-sanita-AEMPCatD?refresh_ce=1

https://www.italiaoggi.it/news/amazon-invade-anche-la-sanita-2425296

https://www.radioradicale.it/scheda/638134/vicenda-sarscov2-intervista-al-professor-pietro-luigi-garavelli?fbclid=IwAR2oIZ7xAtYD6zHSJEer0TK5DIFLP42WUsoKmP3csGh8ALlg5EtOQV8y00Y

https://www.facebook.com/scup.sportculturapopolare/

https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/21_luglio_31/roma-deposito-atac-piazza-ragusa-ad-amazon-ed-polemica-rabbia-residenti-f1e6f928-f21b-11eb-9a1b-3cb32826c186.shtml

https://www.youtube.com/watch?v=3kLZLTtMYTQ (inchiesta di Report 2 novembre 2020 sul piano antipandemia)




Fonte: Cusa.noblogs.org