Novembre 8, 2021
Da Sicilia Libertaria
199 visualizzazioni

Lo scorso numero aprivamo il giornale con l’articolo di Angelo Barberi dal titolo “L’autunno caldo di mister Draghi”, sulla lotta di classe condotta dai padroni e dal loro governo che costringe l’opposizione sociale a giocare di rimessa, sempre sulle difensive e a beccarsi poi sonore sconfitte. Come scrivevamo, la borghesia è all’attacco su tutti i fronti: foraggiamento senza limiti alle grandi imprese, muro a qualsiasi proposta (sia pur timida) di tassazione dei grandi patrimoni, cancellazione del reddito di cittadinanza, tagli a servizi, trasporti, sanità e istruzione, chiacchiere sulla difesa dell’ambiente, protagonismo militare e supremazia dell’industria bellica, pensioni nel mirino per ritornare alla legge Fornero pura, riproposta del separatismo dei ricchi, ovvero autonomia differenziata e introduzione delle gabbie salariali al Sud, e potremmo continuare.
Questo quadro, del tutto coerente con gli interessi dei padroni, si riesce a fatica a contrastarlo; l’autunno caldo dei lavoratori, dei disoccupati, dei subalterni in generale che hanno visto crollare i loro redditi, stenta a decollare, nonostante generose prove di forza e di resistenza (si veda l’articolo sempre di Barberi, a centro pagina). Ma il governo alza continuamente l’asticella della propria macelleria sociale, sfruttando anche alcuni fattori di distrazione di massa, come la questione vaccini/green pass, estremamente divisiva e pericolosa, e che pare non riesca a innescare quella scintilla di rivolta che i migliori intenzionati tra i “no green pass” hanno provato ad accendere mettendo in campo sforzi sinceri. In questo quadro sono scattati gli aumenti delle tariffe dell’elettricità, le cui ricadute negative cominciano già ad essere visibili in molti ambiti.
Le dinamiche di questa ulteriore impennata dei prezzi sono legate all’aumento dei costi degli idrocarburi, i quali, dovrebbe essere ormai assodato, sono strettamente legati a fattori esterni, cioè alle strategie dei grandi Stati produttori e alle politiche energetiche di entità come l’Unione Europea. Mentre il costo delle materie prime rimane pressoché immutato, molto si gioca sul controllo delle quantità estratte, per condizionare i prezzi. E’ il Mercato il regolatore della situazione, e come lo faccia è chiaro a tutti: favorendo i profitti degli Stati e delle multinazionali.
Rispetto a tutto questo il governo Draghi non trova di meglio che rimpinguare il capitalismo petroliero con un po’ di miliardi per ammortizzare lievemente gli aumenti, che dovrebbero assestarsi sul 30% anziché sul 40%, con alcune fasce dal reddito bassissimo che potrebbero ricevere sconti maggiori (se si prenderà come prova l’ISEE, molte di queste fasce saranno in realtà  quelle dei liberi professionisti ed evasori cronici del fisco).
In poche parole, chi sta speculando sul prezzo del petrolio e del gas, mentre frena sulle energie alternative, accumulando ingenti profitti, sarà sovvenzionato dal governo, con i soldi di tutti gli italiani che pagano le tasse. Chi, come l’ENEL o ENI, che nel 2021 hanno aumentato i propri profitti rispettivamente del 20 e del 40%, distribuendo ai propri azionisti dividendi di 2,81 e di 1,2 miliardi miliardi di euro, anziché venire obbligato ad abbassare i prezzi dell’energia, viene fatto oggetto di nuove sovvenzioni pubbliche perché riduca un poco gli aumenti. E come potrebbe essere diversamente se questi sono solo alcuni dei “grandi elettori”, ovvero dei “protettori” di Draghi e del suo governo di unità nazionale; se sono essi a dettare le linee politiche sia nazionali che internazionali, a decidere le missioni militari per portare il tricolore nelle nuove colonie da sottomettere e sfruttare?
Ma un altro messaggio sta già passando: “per uscire da questa situazione l’unica alternativa è il nucleare: è pulito, è sicuro, e sui depositi delle sue scorie… ci stiamo attrezzando”.
C’è solo un’alternativa alla folle corsa alla distruzione dell’ambiente: costringere i padroni a pagare la riconversione del sistema, ma soprattutto farla finita con la voracità liberista che paghiamo tutti: umani, animali, ambiente.
La debolezza del movimento di opposizione emerge tutta in questa incapacità di far diventare veramente di massa parole d’ordine come “Facciamo pagare la crisi ai ricchi”. Una parola d’ordine che dovrebbe riempire le piazza e fomentare – questa sì – veri tumulti popolari portatori di cambiamento vero.

Pippo Gurrieri




Fonte: Sicilialibertaria.it