Gennaio 10, 2023
Da Dinamo Press
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Questa mattina a piazzale Clodio, la piazza antistante al Tribunale penale di Roma, si sono riunite decine di donne per partecipare al presidio e conferenza stampa in sostegno di Lucha Y Siesta. In questa giornata, infatti, è iniziato il processo a capo della Presidente dell’associazione Casa delle donne Lucha Y Siesta accusata dell’occupazione. «Nonostante una precedente assoluzione per la medesima ipotesi di reato, nonostante l’acquisto dell’immobile da parte della Regione Lazio, la giustizia procede agendo una finzione che scarica su una sola persona (la Presidente dell’Associazione) la responsabilità di decine di attiviste e centinaia di persone che hanno per anni operato gratuitamente a favore delle donne», come si legge nel comunicato.

Questa Casa delle donne ha ormai una lunga storia, cominciata quattordici anni fa nella periferia sud est della capitale, quando un gruppo di donne decise di occupare uno stabile abbandonato di proprietà dell’Atac, per farne una casa rifugio per le donne e un centro antiviolenza. Dopo il fallimento di Atac, il curatore fallimentare inserì l’immobile di via Lucio Sestio nella lista del patrimonio da vendere all’asta, come se tra quelle mura nel frattempo non fosse nato un vero e proprio centro culturale e sociale transfemminista. La legge è cieca, eppure l’amministrazione ci vedeva benissimo quando componeva il numero di Lucha per inviare donne in cerca di un supporto per intraprendere un percorso di fuoriuscita dalla violenza, di fronte alla totale manchevolezza degli strumenti messi in campo dalle istituzioni per la prevenzione e la lotta contro la violenza patriarcale.

Dopo una lunga e difficile campagna contro lo sgombero, Lucha riesce ad ottenere un accordo con la Regione Lazio, che compra l’immobile all’asta per farne un bene comune urbano. Eppure come ci spiega Chiara di Lucha Y Siesta «a oggi non è stata firmata nessuna convenzione con la Regione», lasciando la questione sulla gestione dell’immobile ancora appesa a un filo. Lo ricorda la stessa senatrice Cucchi, presente alla conferenza stampa: «Lancio un appello alla Regione Lazio affinché si attivi per sostenere e tutelare questa esperienza».

In tantissime intervengono a sostegno di questa esperienza, sottolineando come l’attacco a Lucha sia un attacco a tutte coloro che lottano per la fine della violenza machista e patriarcale. «Noi siamo furios3 nel dover stare qui a dimostrare cosa è stata Lucha – urla Graziella di Non Una di Meno –  in quattordici anni dove non c’era niente, le donne di Lucha hanno creato in modo umano e professionale uno spazio per tant3».

Aggiunge Maura Cossutta della Casa Internazionale delle Donne: «la legalità senza giustizia è solo ferocia e questo è valido per tutte gli spazi sociali di questa città», spiegando la lunga trattativa che anche questa esperienza ha portato avanti con il Comune di Roma, sciolta solo dopo un intervento diretto dal governo nazionale. Problemi che oggi hanno molte realtà scoiali in questa città, tante, infatti, le occupazioni, anche abitative, a rischio di sgombero, o altre invischiate in procedimenti amministrativi, come Esc Atelier che ha ricevuto una multa di più di 250.000 euro da parte del Comune di Roma.

«Le difensore dei diritti umani vengono attaccate in tutto il mondo: assistiamo a un vero e proprio restringimento degli spazi della società civile – conclude Serena Fiorletta di Aidos – contro questi attacchi dobbiamo fare rete». Oltre ai movimenti transfemministi, in Italia, sono sotto attacco tant3 attivist3 che in questi anni si sono battutt3 per la giustizia sociale e ambientale, sottoposti a processi ingiusti e a misure preventive di restrizione della libertà personale, l’ultimo esempio è la richiesta di sorveglianza speciale per Simone, attivista ventenne di Ultima Generazione coinvolto in decine di azioni dimostrative.

La prossima udienza del processo sarà il 26 aprile e la campagna di Lucha Y Siesta per avere la completa assoluzione non si ferma qui.




Fonte: Dinamopress.it