Dicembre 17, 2021
Da Il Manifesto
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Nel regno del colore, dell’immaginazione, del sogno, proprio del cartone animato, Walt Disney ha sempre occupato un posto privilegiato: re delle metamorfosi, Ovidio moderno, capace di inventare un mondo. Amato dai bambini, benché spesso si divertisse a spaventarli – ma i bambini, entro certi limiti, amano essere spaventati, amano Dumbo, l’elefante deforme dalle enormi orecchie, capace di volare. Amano Biancaneve, ma anche la strega. Possono arrivare ad amare anche gli scheletri danzanti delle Silly Simphony.

Roosevelt
Tutto questo era noto. Era nota la nascita di Mickey Mouse come evoluzione del coniglio Oswald. Non era noto, invece, il ruolo importante che l’invenzione del Topo ebbe nella politica del presidente Roosevelt, politica progressista, grazie alla quale gli Stati Uniti riuscirono infine a tirarsi fuori dalle conseguenze della Grande Depressione.

Disney progressista, dunque, contrariamente alla leggenda di escapismo che aleggiava nei confronti del suo Studio: era questa la novità documentata dal libro di Mariuccia Ciotta, Walt Disney Prima stella a sinistra, di cui esce ora, per La nave di Teseo, una seconda edizione accresciuta.

Una nuova lettura
«Chi ha ucciso Mickey Mouse? La domanda ritorna sedici anni dopo la prima edizione di questo libro, aggiornata su avvenimenti che impongono una nuova lettura del Topo & soci. Attacchi critici, calunnie, falsità, travisamenti sono riemersi per demolire l’impero Disney, espanso a dismisura negli ultimi tempi.»
Ci aggiriamo, con Disney, nel Paese delle Meraviglie, ma queste meraviglie non solo ci stupiscono: sono una carezza per gli occhi e ci aiutano a vivere, come sempre accade quando ci troviamo di fronte all’opera d’un vero artista. Non si tratta solo di indurre al sogno: «Oltre i fotogrammi del sogno, si intravvede in Disney il Paese perduto dei poeti e dei filosofi, un Rinascimento americano mai compiuto, che resta sempre una promessa».

Il cinema è l’arte di mettere in sequenza le visioni, in vista di raccontare storie più o meno meravigliose, ma è il cinema d’animazione, non solo disneyano, a tracciare, se esistono, i confini della meraviglia: «L’arte di inquadrare le visioni. Il cinema rimette in sequenza forma e movimento delle cose, coniuga materia e sguardo interiore, azione e astrazione. Ma è il cinema d’animazione, perfetto documentario della storia, a superare i confini del visibile e a catturare la duplice percezione dell’occhio.L’interferenza dell’inesistente genera, infatti, una surrealtà piena di stupore, lo sguardo si posa e fa palpitare le superfici di luce e di colore».

Era un artista Walt Disney?
«Nella sua opera c’è il Rinascimento di Matthiessen, la poesia di Walt Whitman, il grande romanzo di Melville, Hawthorne, Thoreau. E se quell’America non ha vinto – persa la scommessa del cittadino democratico, del piccolo uomo comune, frenetico e insubordinato come Charlie Chaplin, estatico e incantato come Buster Keaton, intraprendente e fiero come Mickey Mouse – il popolo di carta, la schiera di esseri ibridi, fusi nella favole e nei dipinti, nelle musiche e nei colori, sono sempre lì a ricordare che l’America non esiste e neppure l’Europa, ma un terzo, magnifico continente senza confini».

Le fiabe
La scoperta dell’Europa è il capitolo aggiunto da Mariuccia Ciotta in questa edizione del libro – capitolo impegnato a dimostrare l’inconsistenza delle accuse di edulcorazione che Disney avrebbe compiuto sulla materia fornitagli dalle fiabe europee, da Biancaneve a Pinocchio, da Fantasia a Cenerentola, da Alice nel Paese delle Meraviglie a Peter Pan, ecc. Capitolo straordinario, che si ricollega con un solo filo rosso alla scoperta omologa che di Disney fecero, già a suo tempo, alcuni tra i più importanti artisti e intellettuali europei.

Benjamin
Basti pensare a Walter Benjamin, che scandalizza i benpensanti (fino alla censura!) per aver preso Topolino a modello critico della borghesia. Basti pensare a Ejzenstejn, grande ammiratore dell’arte di Walt Disney, Ejzenstejn giungeva ad averne «quasi paura»: paura d’una perfezione che presupponeva la possibilità di attingere ai segreti più gelosi delle trasformazioni naturali, proprio là dove la natura, in quanto protoplasma originario, è in grado di assumere qualunque forma e dunque incontra il mito, scatenandosi nella successione delle metamorfosi magiche.

Si può discutere su Disneyland. Resta il fatto che gli animali, i pesci, gli uccelli di Disney hanno l’abitudine di allungarsi e di contrarsi, cioè di prendersi gioco della loro stessa forma. Ciotta non manca di citare il corpo senza organi, con un richiamo molto pertinente a Artaud. Il re delle metamorfosi mette l’unità costantemente a rischio. Sì, questo fa paura.




Fonte: Ilmanifesto.it