Gennaio 5, 2022
Da Il Manifesto
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Se aumenta il numero dei pacchi da recapitare casa per casa, aumentano i veicoli in circolazione, gli autisti, i rifiuti, l’inquinamento, il rumore, le emissioni digas serra, le soste in doppia fila, gli ingorghi, soprattutto nelle grandi città. Però le multinazionali dell’e-commerce e delle consegne, pur consapevoli del loro impatto, fanno troppo poco per mitigare i loro impatti negativi e devono di conseguenza intensificare gli sforzi per elettrificare le flotte e investire in soluzioni logistiche più intelligenti ed efficienti, oltre ad essere più trasparenti nel fornire dati chiari e accessibili.

A queste conclusioni giunge uno studio del centro di ricerche sulle multinazionali Somo dal titolo Parcel Delivery on a Warming Planet (La consegna pacchi in un pianeta surriscaldato, dicembre 2021) che ha analizzato le politiche e gli obiettivi di sei multinazionali dell’e-commerce e delle consegne (Amazon, Deutsche Post DHL Group, FedEx, Flipkart, UPS, e Walmart) presenti in Nord America, Europa e India e ha descritto alcune politiche adottate in 3 grandi metropoli: Londra, Delhi e Los Angeles (vedi qui accanto e sotto)

Il boom del commercio elettronico e delle consegne a domicilio, i cui volumi sono triplicati a livello globale tra il 2014 e il 2019 e poi aumentati ulteriormente per effetto della pandemia dal 2020, si fa sentire particolarmente sul cosiddetto «ultimo miglio», cioè il tratto finale della catena di distribuzione che va dall’ultimo magazzino dell’azienda produttrice/distributrice all’indirizzo di casa del consumatore. È sull’ultimo miglio che Somo ha voluto indagare, essendo il tratto non solo più costoso (incide per un terzo sui costi di spedizione, secondo il World Economic Forum, Wef), ma anche quello a più elevato consumo di energia dell’intera catena di distribuzione. Ma è anche il segmento sul quale le politiche delle autorità locali possono incidere più efficacemente per regolare il settore. Senza interventi normativi, fa notare il Wef, «l’aumento dell’e-commerce e del traffico dell’ultimo miglio creerà complessi problemi nelle città in termini di ingorghi, inquinamento e impatti climatici».
Quanto ai buoni propositi delle sei compagnie sotto esame, solo Walmart si è posta l’obiettivo zero emissioni entro il 2040, che è il più ambizioso perché implica l’eliminazione di tutti i gas serra dalle proprie attività di distribuzione, incluse quelle delle compagnie sussidiarie come Flipkart. Invece, Amazon e il gruppo Deutsche Post DHL perseguono l’obiettivo emissioni net-zero, che non implica l’eliminazione dei gas serra, ma la loro compensazione con investimenti in rinnovabili o in forestazione con il sistema dei crediti di carbonio. Infine, Fedex e Ups puntano alla carbon neutrality che, oltre al trucco delle compensazioni, non prende in considerazione emissioni diverse dall’anidride carbonica, come il protossido d’azoto (N2O) e il metano (CH4), che invece sono rilevanti per la qualità dell’aria. La scarsa ambizione di questi obiettivi è dimostrata dal fatto che le emissioni di queste aziende dal 2016 al 2020 sono state stabili per DHL, FedEx e Walmart, mentre sono aumentate per Amazon e UPS (per Flipkart non ci sono dati).

Nel prossimo decennio il numero di veicoli per le consegne è previsto in aumento del 36%, ma l’elettrificazione delle flotte – ammesso che sia la soluzione – è ancora tutta la fare: Deutsche Post DHL usa solo il 14,5% di veicoli elettrici (2020), mentre FedEx, Amazon e Flipkart ne hanno in dotazione rispettivamente 500, 1800 e 2000 in tutto il mondo.

Se i fattorini del futuro saranno droni o robot (già in sperimentazione) non è ancora chiaro. Secondo lo studio di Somo, devono essere le autorità locali a mettere in atto azioni per ridurre l’impatto delle consegne e riportare ordine in un settore cresciuto sproporzionatamente senza criteri-guida. Per ridurre emissioni e costi, in alcune grandi città come Londra, si stanno sperimentando soluzioni logistiche diverse e alternative, come centri di distribuzione nei quartieri dove ciascun cliente va a prendere il proprio pacco perché il lusso di farselo recapitare a casa o in ufficio sta diventando insostenibile. Amazon sta pensando anche ad un giorno settimanale di consegna nel quale assemblare in un’unica spedizione i diversi ordini di chi fa acquisti compulsivi alla tastiera.




Fonte: Ilmanifesto.it