Ottobre 22, 2021
Da Il Manifesto
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Attraversare una città con gli occhi della danza. Il corpo in movimento che cambia la percezione degli spazi, di strade, edifici, terrazze, giardini. Coreografia e musica che ridisegnano, abitandolo, il contesto urbano per la danza intesa come arte pubblica. È la visione di An Ideal City, progetto cofinanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea, vinto nel 2020 dalla Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto di Reggio Emilia, Centro Nazionale di Produzione della Danza, in partnership con Les Halles de Schaerbeek di Bruxelles e il Balletto dell’Opera Nazionale Greca.

UN PROGETTO approdato questo ottobre al debutto internazionale ad Atene, pronto a rimodularsi a Reggio Emilia, a Palazzo Magnani, dal 12 novembre al 16 gennaio con un incontro live tra danza e arti visive e con performance in VR (Virtual Reality). Al centro di questo viaggio, ideato da Gigi Cristoforetti, direttore generale dalla Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto, direttrice di compagnia Sveva Berti, la produzione MicroDanze: un format a più facce, esposizione danzata, Virtual Reality experience, urban setting, che parte dalla creazione ad Aterballetto di 12 pezzi brevi.
Sono assoli, passi a due e un trio di 6-10 minuti, che coinvolgono firme storiche come Angelin Preljocaj, coreografi legati da anni ad Aterballetto come Philippe Kratz e Diego Tortelli (quest’ultimo coreografo residente), danzatori/autori interni alla compagnia e altri esterni da Francesca Lattuada a Roberto Zappalà. 12 creazioni a cui se ne sono aggiunte ad Atene 9 a firma greca per il coordinamento artistico del Balletto dell’Opera di Atene, diretto da Konstantinos Rigos. 21 microdanze per festeggiare i 200 anni della rivoluzione del 1821 che portò la Grecia all’indipendenza. La giornata ateniese, baciata da un sole ancora estivo, parte dal Museo dell’Acropoli, spettacolare per l’impatto del rapporto tra gli scavi archeologici e la contemporaneità dell’edificio di Tschumi e Fotiadis.

UNA SENSAZIONE tra passato e presente che di sala in sala la danza acuisce con sfaccettatura di segno. Si inizia dall’atrio della Galleria del Partenone con Knight Rider, guerriero in tuta rossa da motociclista, su coreografia di Yannis Nikolaidis, si prosegue verso la Galleria dove colpisce in Active Motivation l’incisiva danzatrice/autrice greca Elena Kokkou su uno sfondo di reperti. La prima microdanza di Aterballetto è di Francesca Lattuada, Eppur si muove 01: Clément Haenen balla su un piedistallo l’Allegretto della Sinfonia n. 7 di Beethoven, statua in movimento tra sculture statiche, un bell’effetto per il pubblico. La visita è scandita da un percorso di scoperta: d’impatto l’assolo con Giorgos Koumendakis di Konstantinos Rigos con lunghe aste di legno legate al corpo che proiettano linee immaginarie sull’architettura dello spazio. Si torna ad Aterballetto con un estratto da Near Life Experience di Preljocaj, intreccio elegante dei corpi con Ivana Mastroviti e Hélias Tur-Dorvault. È quest’ultimo ad aprire le microdanze nel secondo spazio del progetto, il Museo Nazionale di arte Contemporanea di Atene (EMST), una danza che riflette sulle nostre nevrosi quotidiane con Martina Forioso in Pensieri di carta. Il pensiero sul rapporto con gli spazi chiusi – tematica che ci ha accompagnato parecchio nei mesi del lockdown – emerge in The Bell Jar con Grace Lyell di Fernando Melo, ma soprattutto ci tocca in Inside di Norge Cedeño Raffo per la strepitosa Estelle Bovay, sempre di Aterballetto, che sulle note di Satie, in una danza tratteggiata con dinamiche esplosive nella linea, ci interroga sul desiderio di evasione.

IL TERZO SPAZIO è il Centro Culturale della Fondazione Stavros Niarchos: fantascientifico il caffè in bianco e nero Turn the Tide, di Roberto Tedesco per Serena Vinzio e Matteo Fiorani, tribale l’assolo tra gli sterpi e la terra del giardino di e con Yorgos Papadopoulos, si chiude all’Opera Nazionale Greca con in apertura Platform02 di Ina Lesnakowski (ancora Aterballetto). Spetta alla compagnia di Reggio Emilia il gran finale dove svettano Afterimage di Phlippe Kratz, alle prese con uno spazio schiacciato e rettangolare, e Kepler di Diego Tortelli, un universo futuribile blu scuro abitato da tre giocosi e robotizzati danzatori: due microdanze che esistono anche in versione VR, presto visibili a Reggio Emilia.




Fonte: Ilmanifesto.it