Dicembre 6, 2021
Da Il Manifesto
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A quale età i bambini assorbono i valori dei propri genitori, facendoli propri e leggendo il mondo attraverso quelle lenti? Sono molto giovani, ma sanno già quale sarà il loro ruolo nella società, i protagonisti di El hoyo en la cerca (Il buco nella recinzione) di Joaquin del Paso, premiato la scorsa domenica come Miglior film al Cairo Film Festival e già presentato a Venezia nella sezione Orizzonti.
L’educazione genitoriale delle élite messicane viene ribadita e rinforzata nel campeggio cattolico estivo dove i ragazzi vengono mandati per introiettare i principi dell’ordine e della disciplina, per «diventare uomini». La religione domina ogni aspetto della routine quotidiana ed è con l’espediente della divinità superiore a cui piegarsi che viene instaurata una gerarchia tra le persone e i comportamenti. El hoyo en la cerca è potente nel mostrare l’abiezione di cui l’essere umano è capace, il sadismo del potere con il suo desiderio profondo di scatenarsi sugli inermi e l’inconsistenza dei valori predicati. I giovani rampolli, lontano dagli sguardi degli «educatori» – che li difenderanno in ogni caso – fanno branco e si sfogano sui più deboli, un ragazzo accusato di essere gay e un altro di origini native.

QUANDO VIENE trovato un buco nella recinzione si scatena una sorta di psicosi collettiva che ricorda The Village di M. Night Shyamalan. Chi sarà mai stato ad introdursi nel campeggio? Chi oserà turbare l’ordine costituito della violenza giustificata? Come ci si può forse aspettare, in un tale paesaggio i veri nemici non possono che essere «interni».
La tensione finora trattenuta esplode in caos. Gli «educatori» cattolici si rivelano esseri immondi e senza scrupoli, i ragazzi si avviano a diventare altrettanto spregevoli. Nella confusione ci si dimentica del più debole di tutti – un ragazzo disabile – ma anche il suo coraggioso tentativo di fuga viene brutalmente interrotto.
El hoyo en la cerca è un cupo affresco dell’umanità, i cui unici limiti risiedono forse in una perfezione formale che frena il trasporto emotivo e nel «manicheismo» tra i personaggi – parteggiare per i «cattivi» è veramente impossibile. Rimane però una brillante incursione nell’horror caratterizzata dalla tensione incalzante e un atto di accusa spietato nei confronti della classe dirigente e della casta religiosa.




Fonte: Ilmanifesto.it