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La storia del movimento
libertario nel XIX secolo vanta, accanto alla schiera dei lavoratori sfruttati,
alcuni dei più bei nomi della scienza e dell’arte. Uomini dalla cultura così profonda
e dalla sensibilità tanto acuta da avere compreso, prima e meglio di tanti loro
colleghi accademici parrucconi, quanto urgente fosse una svolta sociale in senso
libertario, quanto precario un ordine politico che continuava a basarsi, in piena
era scientifica e industriale, su una visione burocratica e centralistica della
vita sociale. Non è un caso che diversi di loro venissero dallo studio della geografia,
la più “umanistica” delle scienze, anzi, il vero anello di congiunzione
tra cultura scientifica e artisticoletteraria. La geogragfia che, nella prima metà
del XIX secolo, sulla scorta dell’insegnamento di von Humboldt e Karl Ritter, si
avviava a una visione complessiva, “organica”, del rapporto uomo-natura,
a una concezione dinamica dell’interazione fra società e ambiente, fra Storia e
Natura.

Elisée Réclus nasce
a Sainte-Foy-la-Grande, nella Gironda, nel 1830, secondogenito di una nidiata di
dodici fratelli.

Elisée frequenta
l’Università di Berlino, dove ha per maestro il famoso Ritter, che gli comunica
un amore inestinguibile per la geografia.

Rientrato in Francia,
frequenta i primi circoli socialisti-anarchici e vi aderisce pieno d’entusiasmo,
superando l’originale, generico repubblicanesimo. Ma passata l’illusione rivoluzionaria
del 1848, Luigi Napoleone Bonaparte realizza il colpo di Stato nel 1851, e Reclus
è costretto all’esilio. Viaggia molto, in Europa e fuori; è, tra l’ altro, negli
Stati Uniti e in Colombia, sinché nel 1857 un’ amnistia non gli riapre le frontiere
della Francia. Si dedica allora a un’intensissima attività di scrittore, pubblicando
libri di geografia divulgativa. Intanto intensifica la sua militanza anarchica,
pur senza mai abbandonare del tutto gli studi geografici e l’insegnamento. S’incontra
con Bakunin in Svizzera, e nel settembre 1867 partecipa al Congresso democratico
internazionale della pace. Parteggia ovviamente per Bakunin nel dissidio, sorto
in seno alla Prima Internazionale, rispetto a Marx e ai suoi seguaci.

Così lo descrive,
commosso, l’amico Kropotkin nelle sue celebri Memorie di un rivoluzionario: “Uomo
che animava gli altri, ma che non ha mai comandato nessuno, né mai lo farà. È l’anarchico
la cui fede è l’essenza della sua conoscenza vasta e profonda della vita umana in
tutte le sue manifestazioni, in tutti i paesi e a tutti i gradi di civiltà, i cui
libri sono fra i migliori del secolo; il cui stile, di notevole bellezza, colpisce
la mente e la coscienza; che quando entra nella redazione di un giornale anarchico
dice al direttore – che di fronte a lui è forse un ragazzo: “Ditemi che cosa
devo fare”, e siede, come un collaboratore qualunque, a scrivere poche righe
per riempire una lacuna sul numero che si sta stampando. Durante la Comune di Parigi
si armò di un fucile e prese il suo posto fra i combattenti. Se invita qualcuno
a collaborare alla sua Geografia di fama mondiale, e il collaboratore chiede timidamente:
“Che cosa devo fare?”, egli risponde: “Ecco i libri, ecco una tavola.
Fate quel che volete.”




Fonte: Achatnuarproduction.blogspot.com