Ottobre 21, 2021
Da Il Manifesto
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Un blitz alla chetichella. Lo raccontano così, gli ambientalisti e i referendari di Acqua bene Comune, il recente voto dell’assemblea regionale dell’Emilia-Romagna. Un emendamento alla legge «Misure urgenti a sostegno del sistema economico» che ha prorogato gli affidamenti del servizio idrico di quasi tutta la regione fino al 2027. Poche righe, votate da tutta la maggioranza che sostiene Stefano Bonaccini. «Un grande regalo alle multiutilities, e in particolare ad Hera», attaccano i referendari e le associazioni della Rete Emergenza Climatica e Ambientale. In pratica tutto il mondo ambientalista. Si va dai contadini di Campi Aperti ai No Triv, da Fridays For Future al Wwf passando per i circoli di Legambiente.

«Una decisione di gravità inaudita», recita un comunicato che preannuncia per il 3 novembre una manifestazione sotto i palazzi della Regione. Un nuovo, ennesimo strappo tra gli ambientalisti e il governo di Bonaccini e Elly Schlein, dopo la rottura di fine 2020 in occasione della presentazione del «Patto per il Lavoro e per il Clima», che ha definito gli obiettivi dell’Emilia-Romagna per i prossimi anni. Un documento, dissero gli ambientalisti che non lo firmarono, «protezionista nei confronti dell’industria non sostenibile», che «non ha obiettivi intermedi, né specificati investimenti e risorse finalizzate al raggiungimento del 100% di energie rinnovabili al 2035».

Ieri un nuovo colpo a un dialogo ormai quasi interrotto. Â«La decisione dimostra che le scelte relative al territorio regionale in tema di acqua e rifiuti sono dettate dalle grandi multiutility e che la politica si adegua – spiega Corrado Oddi del coordinamento regionale Acqua Pubblica – Non solo la decisione è stata presa praticamente alla chetichella, senza informare né i Comitati acqua pubblica né altri soggetti della società civile, ma rappresenta uno schiaffo rispetto al referendum del 2011». Prima del referendum la spa Hera gestiva il servizio idrico a Bologna e in larghe porzioni del territorio della regione. Dieci anni dopo la ripubblicizzazione non c’è stata, anzi Hera si è ingrandita svincolandosi sempre più dal controllo dei Comuni azionisti.

Prova a spiegare la scelta della maggioranza di centro sinistra il consigliere regionale Igor Taruffi di Emilia-Romagna Coraggiosa, la formazione della sinistra di Elly Schleyn e Vasco Errani alleata col Pd: «Non c’erano le condizioni gestionali per arrivare alla ripubblicizzazione del servizio idrico – dice – Non votare ora la proroga fino al 2027 avrebbe quindi significato consegnare i territori a nuove gare, e così i servizi sarebbero stati affidati a privati per i prossimi 30 anni, Bologna compresa. Noi invece speriamo che nei prossimi anni si sviluppino le condizioni per un cambiamento, anche in considerazione della nuova maggioranza del Comune di Bologna. Quell’emendamento inoltre permette ai gestori di usare da subito i soldi in arrivo col Pnrr, lasciando però aperta la porta al cambiamento».

Ambientalisti e referendari, annunciano approfondimenti legali. Ad aggiungere benzina sul fuoco la notizia che l’associazione Rete Rifiuti Zero non sarà ammessa alle audizioni regionali sul piano rifiuti, «con la scusa che sono riservate esclusivamente ai firmatari del patto per il lavoro e per il clima».




Fonte: Ilmanifesto.it