Novembre 19, 2021
Da Il Manifesto
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Agamennone, Egisto, Clitemnestra. Un triangolo di crudeltà, attrazione, sangue e ritorsione. Corpi che si fanno male, che urlano dolore, quasi vogliosi di straziarsi nel destino che è loro riservato. Non delude mai l’affondo tagliente di Enzo Cosimi, coreografo, danzatore, performer, che da quarant’anni (il suo acido Calore è del 1982) esplora con nettezza luci e ombre del vivere quotidiano. Una strada lunga in cui l’artista e i suoi interpreti co-autori sono stati e sono protagonisti di atti eroici e cadute negli abissi, al centro di visioni acide di vibrante elettricità. Il suo Glitter in my Tears – Agamennone, prima tappa della trilogia della vendetta a partire dall’Orestea, doveva arrivare l’anno scorso al festival Exister di Milano: a RomaEuropa stava per debuttare, come successe, il secondo capitolo del progetto, Coefore Rock & Roll in versione site-specific, Glitter, creato l’anno prima al Teatro India di Roma, causa pandemia, avrebbe smesso di girare. Il Festival Exister lo ha recuperato (e bene ha fatto) nella sua XIV edizione, in corso fino al 12 dicembre.

LO SPETTACOLO, che è stato al Teatro Franco Parenti, affronta i nodi più cruciali della tragedia antica, attraverso una scrittura drammaturgica tra voce e corpo: la danza si lega a un testo, in parte live, in parte registrato, tra Eschilo, stralci dalle biografie dei tre interpreti, brutali descrizioni di rapporti sado-maso. Agamennone è Giulio Santolini, Egisto Matteo De Blasio, Clitemnestra la folgorante Alice Raffaelli. Alle spalle quasi dieci anni di lavoro con Cosimi, viso e corpi adolescenziali quanto trasformisti, Raffaelli è ora figura acerba ora virago, femminilità seducente e sedotta, una Clitemnestra la cui crudeltà si declina con furbizia in nevrotici giochi di umore e di accenti, della danza e della voce. È lei a tenere voracemente tra le mani la sorte cruda della tragedia, destinato a soccomberle il violento Agamennone, come Egisto. Raffaelli incarna la vendetta.
Cosimi, con lei e le due figure maschili, sfibra in un immaginario contemporaneo il nitore armonico, se pur legato a una catena di azioni delittuose come l’incesto e l’omicidio, dei personaggi della tragedia classica, rovesciandoli, carnali, dentro una scena chiara quanto livida, complici le luci di Gianni Staropoli e una colonna sonora che non si concede a venature romantiche, in un mix tra Arvo Pärt, Mika Vainio, Georg Friedrich Haas. Una lama di coltello.




Fonte: Ilmanifesto.it