Giugno 17, 2021
Da Manifesto Antispecista
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F.A.Q. n° 7 tratta dal libro “Proposte per un Manifesto antispecista. Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera” di Adriano Fragano, NFC Edizioni, 2015. Testo liberamente divulgabile senza modifiche e citando la fonte.


Faq 7 – Come si pone il pensiero antispecista nei confronti della crescita illimitata, del mito della produzione e dei consumi, come pratiche dominanti nelle attuali società umane industrializzate?


La dottrina della crescita illimitata, la visione capitalistica della società moderna, sono in antitesi con l’idea antispecista che sostiene una visione incentrata sull’orizzontalità e sulla decrescita come metodo del raggiungimento di un equilibrio tra l’Umano, le altre specie viventi e il Pianeta. Quella antispecista può quindi essere considerata una filosofia che si oppone al sistema vigente, quindi rivoluzionaria.

Il mito del PIL (Prodotto Interno Lordo), l’illusione della crescita infinita, l’iperliberismo e la produzione globalizzata come motore di un consumo seriale, continuo e smodato di massa, sono tra le caratteristiche principali dell’odierna società dei consumi in cui siamo immerse/i.
L’insostenibilità oggettiva, senza scomodare questioni di principio, di questo modello sociale è palese: in un pianeta finito, con ricchezze naturali limitate, o con una velocità di rinnovamento ampiamente inferiore a quella con cui le attività umane consumano energia e materiali, pensare che si possa crescere nella produzione di beni e servizi, senza soluzione di continuità, per alimentare un consumo infinito, è semplicemente illusorio.
Basterebbero tali semplici constatazioni per decidere di opporsi alla società capitalistica. Ma è necessario considerare anche che l’ideologia capitalista non tiene conto in alcun modo l’esigenza del singolo, dei suoi diritti fondamentali di essere senziente e vivente (ma che anzi lo opprime prefiggendosi solo l’accumulo di capitale), e che questo, per una filosofia che pone al centro l’interesse e il valore intrinseco dell’individuo senziente e mira alla sua completa liberazione, è chiaramente inaccettabile.
L’antispecismo, conseguentemente, si colloca su posizioni anticapitalistiche, anticonsumistiche e antiglobalizzazione, è vicino a teorie e pratiche virtuose e improntate alla diminuzione dell’impatto su altri viventi e ambiente, quali la decrescita, l’autoproduzione, il concetto di “bene comune”, la condivisione, la microeconomia locale, e tutte le cosiddette “buone pratiche” necessarie per la costruzione di un nuovo modello economico e produttivo che ponga la sobrietà, la responsabilità individuale e collettiva al primo posto nella sua scala di valori (vedi faq 3).




Fonte: Manifestoantispecista.org