Agosto 2, 2021
Da Manifesto Antispecista
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F.A.Q. n° 9 tratta dal libro “Proposte per un Manifesto antispecista. Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera” di Adriano Fragano, NFC Edizioni, 2015. Testo liberamente divulgabile senza modifiche e citando la fonte.


Faq 9 – Qual è, allo stato attuale, il rapporto che intercorre fra l’antispecismo e i suoi sostenitori e il movimento anticapitalista in genere?

In linea di principio i rapporti tra anticapitalismo e antispecismo dovrebbero essere molto stretti, per via del fatto che entrambi mirano all’eliminazione delle disuguaglianze e delle ingiustizie seppur con gradi differenti: il primo combatte il sistema economico capitalista e le sue applicazioni sull’esistenza del singolo Umano e sulla società, il secondo combatte la visione antropocentrica e gerarchica fondata sul dominio del più forte nei confronti del più debole, che vige nella società umana che opprime gli Animali, ma anche gli Umani. L’antispecismo è anche anticapitalismo, ma non è vero il contrario.

Lo stato dei rapporti tra l’antispecismo e i diversi movimenti anticapitalistici non è confortante.
Sono numerose le attività in ambito antispecista che propongono visioni anticapitaliste, di critica sociale, politica ed economica: l’interesse antispecista per tematiche anticapitalistiche è grande (vedi faq 7 e 8), ma molto spesso non è ricambiato da parte delle realtà che conducono tali lotte (come per esempio realtà cosiddette antagoniste, di sinistra, comuniste, libertarie e anarchiche, solo per citarne alcune).
Il problema nasce dal fatto che le lotte di liberazione umana sono per antonomasia antropocentriche, e non concepiscono (salvo rare eccezioni) un allargamento del fronte d’intervento per comprendere anche la questione animale; l’antispecismo parte invece da basi diametralmente opposte: lottando per la liberazione dell’individuo animale (che è realmente l’ultimo nella scala gerarchica creata dall’Umano), ricomprende, non solo per coerenza, ma anche per questioni legate a radici culturali comuni, lotte liberazioniste in seno alla società umana.
Nella “Lettera aperta al movimento antispecista: le radici comuni”11 di Veganzetta si legge:

“La differenza abissale tra le lotte per l’emancipazione umana e la lotta antispecista è questa: per la prima volta non c’è un gruppo che rivendica un diritto, e che lotta per esso, ma rappresentanti di una specie vivente che lottano per evitare che la loro stessa specie continui a sfruttare le altre. Ciò pone l’antispecismo su di un piano assolutamente diverso da quanto accaduto in precedenza nella storia delle lotte civili e sociali dell’umanità. Ed è per questo che sarebbe preferibile adottare una diversa definizione di antispecismo, o perlomeno un diverso concetto esplicativo, che consideri una naturale evoluzione di pensieri egualitari, e non una sua diretta derivazione da uno di essi. La differenza pare minima ma nella realtà è fondamentale”.

Esistono pertanto numerose “radici comuni” che legano l’antispecismo alle lotte liberazioniste in ambito umano, ma tale legame va letto sempre e solo in chiave antiantropocentrica, e questo solitamente rappresenta un problema: infatti si può affermare che sicuramente l’antispecismo è anticapitalista, ma non è vero il contrario, e che l’antispecismo non è parte di lotte o ideologie preesistenti, ma ha un proprio pensiero specifico e una propria collocazione del tutto indipendenti e nuove.


Nota:

11) http://www.veganzetta.org/lettera-aperta-della-veganzetta-al-futuro-movimento-antispecista-le-radici-comuni




Fonte: Manifestoantispecista.org