Gennaio 14, 2022
Da Il Manifesto
89 visualizzazioni


Quest’anno, con le norme sul distanziamento, la tradizionale foto delle studiose di cinema di ogni età sullo scalone dell’Università ha posto qualche difficoltà, risolta però dalla giovane Luisa Cutzu con un astuto trucco alla Méliès. Un ritratto in animazione delle partecipanti a FAScinA, Cinema e Women’s Studies in Italia, il Forum annuale delle studiose di cinema e audiovisivi nato e cresciuto all’Università di Sassari, che nel novembre 2021 ha celebrato i suoi dieci anni di vita con un’edizione intitolata «Sentieri selvaggi». Nel 2020 il Forum si era svolto online, e alle fitte giornate delle relazioni a distanza si era affiancata, grazie alla consueta collaborazione della rivista Arabeschi, la creazione di una piattaforma con 40 contributi: interviste, spezzoni, brevi video-saggi, montaggi, video-lettere, materiali ulteriori e originali.

La piattaforma
Dalle pioniere del cinema alle videoartiste, dalle protagoniste del cinema classico alle militanti, fino al cyberfemminismo e ai nuovi media; dal super8 a Instagram. Figure, momenti, temi di un cinema (inteso anche come «espanso») delle donne, che è poi il territorio vasto e spesso sconosciuto e inesplorato che FAScinA si è proposta di percorrere, in un lavoro paziente di tessitura, ragionamento, ricerca che vede all’opera studiose di una ricca rete di università italiane e straniere ma anche ricercatrici indipendenti, giovani esordienti accanto a docenti mature: unite dalla curiosità e dalla passione del percorrere «sentieri selvaggi», appunto. Scoperte di figure rimaste in ombra, professionalità celate o cancellate dai titoli, capacità sottovalutate innanzitutto dalle stesse autrici, o date per scontate nelle collaborazioni «nascoste» con più celebri e celebrati compagni di lavoro e di vita.

Riletture di voci e volti noti, di attrici, sceneggiatrici, montatrici, registe, costumiste, alla ricerca di aspetti meno indagati, spesso sorprendenti: è il caso della ricerca sulle «Divagrafie», progetto universitario di interesse nazionale finanziato nel 2017 «per una mappatura delle attrici italiane che scrivono» (e tema del Forum 2019): capofila l’Università di Sassari con Lucia Cardone, docente di cinema e iniziatrice e infaticabile «anima» di FAScinA, in rete con gli atenei di Catania (Maria Rizzarelli) e la Federico II di Napoli (Anna Masecchia) e i rispettivi gruppi di ricerca. La scrittura e la letteratura sono state una costante degli Women’s Studies a Sassari, fin dalla prima edizione degli incontri, 2011, dedicata a «Cinema e scritture femminili. Letterate italiane fra la pagina e lo schermo». Da lì in poi, altre discipline si sono aggiunte, mettendo in dialogo cinema e video con arte contemporanea, aspetti sociali e antropologici, teatro, musica, politica. Quel primo gruppo si è irrobustito e ampliato e oggi sono decine e decine le ragazze e le donne che affollano le giornate sassaresi, in un clima di accoglienza e convivialità ma soprattutto nella condivisione di una curiosità reale e profonda, del desiderio di scoprire figure in ombra o aspetti ignoti di figure note, o di proporre riletture nuove di vecchie immagini su cui si era posato uno sguardo distratto o ideologicamente condizionato.

Parziale e soggettivo, certo, come ogni sguardo, ma di colpevole disattenzione: ed è qui che lo sguardo delle donne arriva a completare, arricchire, talvolta a capovolgere o rettificare. Con la dichiarata, e fieramente necessaria, parzialità dell’ammettere come relatrici al convegno – che ha un pubblico misto – solo donne: e in questo mio testo compaiono esclusivamente nomi femminili. Del resto la Consulta Universitaria del Cinema, che raccoglie chi insegna cinema negli atenei italiani, presieduta in questi ultimi anni da Giulia Carluccio, ha accolto e promosso con piena convinzione questo aspetto degli studi e ha promosso il Premio Kinomata, nato come spin-off del progetto di FAScinA, per valorizzare le ricerche sulle donne nella produzione storico-teorica italiana di ambito cinematografico. Tornando alle giornate sassaresi, le ricerche vertono in generale sul cinema e l’audiovisivo in Italia, con qualche incursione extra-nazionale.

Essere molte
E sono presenti e vivi i riferimenti teorici a figure internazionali nell’ambito degli Women’s Studies, e ai contesti culturali europei ed extra-europei. E non solo alle studiose di cinema e video ma anche a personalità creatrici di nuovi paradigmi, di esperienze di vita e di attitudini eretiche di grande forza: da Goliarda Sapienza a Carla Lonzi a Rosi Braidotti a Laura Mulvey fino a Bell Hooks col suo Insegnare a trasgredire. Mentre Luce Irigaray col suo Essere due ha ispirato il titolo del Forum 2016: un’edizione dedicata all’ «Essere (almeno) due», in cui la complessa riflessione di Irigaray sull’alterità, estesa qui al mondo audiovisivo, ha generato esplorazioni e ritratti in dialogo: genealogie, assonanze e consonanze, anche a distanza; collaborazioni effettive fra donne, con complicità e spirito di sorellanza o semplice vicinanza; fino ai gruppi e ai collettivi («essere molte»).

Una cultura della relazione tesa anche a sfatare o almeno correggere il luogo comune delle genialità singole e isolate e quello della competitività fra donne: «soggetti imprevisti», e quindi portatrici di nuovi sguardi e nuove attitudini. Le indagini di FAScinA, nelle corpose gallerie di contributi che ogni anno arricchiscono il mosaico ancora incompleto del contributo delle donne alle audio-visioni (ma non è mai trascurato il cinema muto), si dispiegano da registe e attrici note a produttrici, filmmaker indipendenti, fotografe, scrittrici di cinema, artiste: nel loro insieme fautrici a pieno titolo del cinema: fautrici, un termine che agli incontri di Sassari ricorre spesso, unendo in questa parola le varie attività (compresa quella del pensiero del fare), dalle più celebrate alle più invisibili.

Con varie incursioni anche nella storia della televisione, che ha visto, a opera di donne, programmi innovativi e coraggiose operazioni di documentazione e denuncia (si pensi solo a Processo per stupro in RAI, 1979, di Loredana Rotondo (interna Rai), Maria Grazia Belmonti, Anna Carini, Paola De Martiis, Rony Daipoulos, Annabella Miscuglio. Pratiche di determinazione ostinata, sguardi irriducibili all’ovvio e al riconciliato, scarti e deviazioni rispetto alle levigatezze falsamente confortanti dell’universo mediatico.

Disarmonie
Il tema del 2015, «Imperfezioni», ha voluto sottolineare e snidare nelle pratiche audiovisive e visive delle donne le crepe e le infrazioni, appunto, operate su un’idea malsana di perfezione e di accondiscendente adesione ai modelli. Imperfezione come inadeguatezza, come generoso fallimento, come uso improprio del linguaggio, come narrazione di felici o dolorose differenze e di vite zoppicanti; disarmonie feconde e corpi deprivati; inadeguatezze rispetto ai modelli femminili. Dal melodramma alle arti elettroniche, dall’animazione al cinema militante, dalle grandi attrici a percorsi di figure considerate minori e minime, fra estetiche consolidate ed emergere di nuove immagini.

Nelle relazioni a queste giornate scorrono i nomi di Lorenza Mazzetti, Anna Magnani, Liliana Cavani, Cecilia Mangini, Patrizia Vicinelli. Ma a FAScinA si è parlato anche di Monica Vitti, di Agnès Varda, di Giosetta Fioroni, di Ursula Ferrara, di Anna Lajolo, di Paola Pitagora, di artiste come Silvia Giambrone, Maria Lai, Giuliana Cunéaz, in una galleria qui impossibile da percorrere, che arriva anche a figure della musica e della performance. Il mosaico si arricchisce ogni anno, e accanto a ricerche consolidate come quelle del gruppo raccolto intorno a Mariagrazia Fanchi alla Cattolica (spettatorialità, lavoro delle donne nel comparto cinematografico), quelle del gruppo di Federica Villa sulle rappresentazioni del sé (Università di Pavia), quelle sulla videoarte all’Università di Pisa, e altre, si fanno strada apporti di studiose esordienti, anch’esse in movimento fra il cinema di un secolo fa e l’universo digitale. Non solo: FAScinA sviluppa anche una parte formativa, accogliendo laureande e laureate segnalate da vari atenei, che seguono le giornate e realizzano brevi elaborati audiovisivi a partire dalle suggestioni proposte.

Laboratori
Grazie al lavoro importante che Lucia Cardone, docente di cinema a Sassari, ha svolto in questi anni, con un gruppo di eccellenti collaboratrici, si sono sviluppate attività laboratoriali, si sono accesi dialoghi con istituzioni locali e regionali, si è avviata una ricognizione sui film amatoriali e di famiglia, si sono attivate relazioni con singole artiste: è il caso della leggendaria Lia Origoni, attrice e cantante nata in Sardegna nel 1919; e di Gabriella Rosaleva, cineasta apprezzata per il suo bellissimo film Processo a Caterina Ross del 1982, poi autrice in teatro, in radio, in televisione. A vent’anni dal suo ultimo lavoro Rosaleva, da tempo trasferitasi in Sardegna, è tornata a filmare, accolta a Sassari da un abbraccio corale: università, territorio, giovani in formazione. Il suo Viaggio a Stoccolma, 2017, che ha ricevuto il Premio Gilda per la regia al festival Internazionale «Cinema e Donne» (Firenze), mette in scena il viaggio di Grazia Deledda per ritirare il Nobel.




Fonte: Ilmanifesto.it