Gennaio 1, 2022
Da Il Manifesto
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Se non è stata una tragedia lo si deve solo alla prontezza dei pompieri, intervenuti non appena le fiamme hanno cominciato a distruggere le prime baracche minacciando di espandersi a un cumulo di rifiuti che si trovavano nelle vicinanze. Per la baraccopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, sarebbe stato l’ennesimo dramma dopo gli incendi che in passato hanno distrutto l’accampamento dove da anni trovano rifugio i migranti impegnati nella raccolta delle arance. Questa volta, invece, fortunatamente non si sono avute vittime, mentre il bilancio del rogo è di venti baracche distrutte.

L’incendio si è sviluppato verso le tre del mattino e ha coinvolto un’area di circa 350 metri quadrati. Dopo i roghi degli anni passati dentro il perimetro della tendopoli ministeriale sono sorte numerose costruzioni di fortuna realizzate in legno, plastica e lamiera. Le prime fiamme si sono avute all’interno di una baracca adibita a bar e nella quale si trovavano ancora lacune persone. I pompieri hanno impedito che l’incendio si propagasse alle tende vicine mettendo in sicurezza una quindicina di bombole di gas , altro materiale e alcuni gruppi elettronici e combustibile che avrebbero potuto pregiudicare le operazioni di spegnimento.

Solo qualche giorno fa l’associazione Medu, Medici per i diritti umani, che da otto anni si reca nel capo per fornire assistenza medica e legale ai migranti, denunciava le condizioni di sfruttamento nelle quali sono costretti a vivere le persone. E non si tratta dell’unica denuncia. Per la Caritas quella di San Ferdinando è «una tendopoli abbandonata a se stessa diventata una baraccopoli». «Siamo al bui senza energia elettrica perché il quadro generale è andato in fumo per il sovraccarico a cui è stato sottoposto con gli allacci abusivi», ha spiegato Cecè Alampi, direttore della Caritas di Oppido Mamertina-Palmi. «I bagni e i servizi igienici sono ormai fuori uso con il liquame che si riversa fuori dai tubi spaccati, le tende logore strappate e strappate non riparano più niente e dove il freddo pungente di questi tempi si fa sentire».

«Inizia male il nuovo anno per i ragazzi migranti – ha detto invece Rocco Borgese, segretario della Flai Cgil Gioia Tauro – ma continuerà peggio se no verranno presi provvedimenti a riguardo da parte delle istituzioni». Per Maurizio Acerbo e Stefano Galieni, rispettivamente segretario e responsabile immigrazione di Rifondazione comunista, «in Calabria, Basilicata e in Puglia ma più in generale in tutte le aree rurali in cui la raccolta è affidata a manodopera sottopagata e al nero, non si è proceduto a un pano per garantire il dritto all’abitare agli immigrati che lavorano nell’agricoltura».




Fonte: Ilmanifesto.it