Gennaio 24, 2023
Da Umanita Nova
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Dal 6 all’8 gennaio si è tenuto a New Orleans l’annuale meeting dell’ASSA (Allied Social Science Associations).

Se l’economia è la religione della società capitalistica, il periodico appuntamento statunitense può essere considerato come uno dei sinodi più importanti. Basti pensare che ad esso ha presenziato, oltre ad accademici e premi Nobel, politici e funzionari di alto livello in carica o in dorata pensione, il vice direttore del Fondo Monetario Internazionale Gita Gopinath, rock star dell’economia mainstream. Durante il pranzo speciale dell’AEA (American Economic Association) per commemorare i 60 anni da quando due economisti, Robert Mundell e Marcus Fleming, svilupparono in modo indipendente un modello di equilibrio del commercio internazionale, Gopinath ha esaminato la connessione del modello con la situazione reale del commercio internazionale.

Robert Mundell, canadese, è stato professore di economia a Chicago e alla Columbia; è considerato uno dei più influenti teorici dell’architettura dell’euro. Marcus Fleming, economista britannico, è stato per lunghi anni vicedirettore del dipartimento di ricerca del Fondo Monetario Internazionale. Il modello Mundell-Fleming ha per oggetto il commercio internazionale: l’ironia è che il modello ha mostrato che non c’è alcun equilibrio possibile! Un’economia capitalista non può mantenere contemporaneamente un tasso di cambio stabile con altre valute, la libera circolazione dei capitali attraverso i confini e aspettarsi che la politica monetaria possa essere utilizzata per controllare il livello dei tassi di interesse e l’offerta di moneta in un’economia. L’applicazione del modello Mundell-Fleming ha rivelato che un’economia può mantenere solo due delle tre opzioni contemporaneamente. Questo principio è spesso chiamato il “trilemma di Mundell-Fleming”. Che cosa conclude Gopinath? Gopinath ci ha detto che ha insegnato questo modello ai suoi studenti all’Università di Harvard, ma ha dovuto ammettere che “nel mondo reale” non funziona. Ovunque i paesi avevano deficit o surplus commerciali cronici nel mondo del tasso di cambio fluttuante.

In un mondo in cui il dollaro USA è dominante nel commercio, il movimento dell’indice ponderato per il commercio è irrilevante; ciò che conta è il tasso di cambio della valuta locale rispetto all’USD. Ciò significa che la svalutazione della valuta per incrementare le esportazioni non funzionerà perché i prezzi sul mercato mondiale sono espressi in dollari. Tutto ciò che accade è che c’è un calo delle importazioni e quindi del consumo interno, quindi Mundell-Fleming non è “ottimale”. E la forza del dollaro sgonfia anche i consumi a livello globale. E i controlli sui capitali per fermare il deflusso di attività finanziarie? Gopinath ha calcolato che avrebbe avuto solo un successo limitato, così come altre misure come la copertura di una valuta contro il dollaro o l’intervento sul Forex da parte delle banche centrali. Eppure il modello Mundell-Fleming rimane la base della politica del FMI. Questa è precisamente la politica appena imposta dal governo egiziano in cambio del finanziamento del FMI. Il governo ha preso un prestito di 3 miliardi di dollari dal FMI in cambio di misure di austerità e di un accordo per “consentire” alla valuta di svalutarsi (ora è scesa del 40%).

Quindi il modello Mundell-Fleming è lontano dalla realtà e le soluzioni politiche alternative in un mercato mondiale dominato dal dollaro sono limitate nel proteggere gli standard di vita e l’occupazione di un paese. Ma non importa, il modello Mundell-Fleming del commercio internazionale rimane al centro dell’insegnamento dell’economia tradizionale nelle università.

Come nella religione, la finzione domina la realtà. L’osservazione di Keynes, secondo cui gli economisti dovrebbero essere come i dentisti: risolvere problemi fastidiosi in modo che il capitalismo possa funzionare senza intoppi, è stata ripresa dal premio Nobel Esther Duflo, che ha affermato in una conferenza che gli economisti dovrebbero rinunciare alle grandi idee e dedicarsi a risolvere in modo semplice i problemi, come fanno gli idraulici che “posano tubi e riparano le perdite”. In tal modo, però, i ripetuti fallimenti dei modelli matematici che descrivono i concetti dell’economia neoclassica vengono “riparati” con teorie ad hoc. In questi anni, la crisi dell’economia capitalistica è stata riportata a fenomeni estranei all’economia stessa: l’epidemia di COVID 19 avrebbe causato la recessione che già si annunciava alla fine del 2019, mentre la guerra in Ucraina avrebbe provocato quell’aumento dei prezzi delle materie prime che si era già manifestata nei mesi precedenti

Non è sufficiente comunque capire che quello che ci raccontano è una menzogna, il compito della critica è anche capire perché si forma quella determinata menzogna: le ipotesi ad hoc non sono solo tentativi accademici per giustificare teorie traballanti: sono le pezze di appoggio delle politiche dei governi. Se accettiamo l’idea che l’aumento dei prezzi è stato provocato dalla guerra, sarà facile arrivare alla conclusione che il colpevole degli aumenti dei prezzi è il responsabile della guerra. Quindi, se vogliamo fermare l’aumento dei prezzi e mantenere il nostro tenore di vita, dobbiamo sconfiggere l’aggressore. Che poi per sconfiggere questo aggressore sia necessario abbassare ancora di più il nostro tenore di vita non ha niente a che vedere con il funzionamento ideale del capitalismo. Anche se poi, ancora una volta, saranno solo i capitalisti a beneficiarne.

Allo stesso modo, il modello Mundell-Fleming, anche se non funziona nel mondo reale, permette tuttavia ai governi dei paesi sottosviluppati e semicoloniali di giustificare la loro subordinazione all’imperialismo e il loro ricorso ai finanziamenti internazionali per mantenersi al potere, anche se questo si traduce in un aumento della miseria e della parte di umanità minacciata dalla fame. L’economia fornisce così alle istituzioni internazionali, ai governi e alle classi privilegiate una giustificazione teorica per politiche che aumentano la fame nel mondo e la miseria e lo sfruttamento dei ceti popolari.

Tiziano Antonelli




Fonte: Umanitanova.org