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Si tratta di Casa Rodari, gestita da una coop in accreditamento, con quasi 40 positivi tra ospiti e operatori. Usb: “Mettere in sicurezza la struttura”. Sgb: “Il centro va requisito”. Intanto, nella seconda ondata un quarto dei decessi in Emilia-Romagna proviene dalla case di riposo: “Un disastro”, dice il Comitato regionale vittime Rsa.

18 Novembre 2020 – 19:13

“Apprendiamo in queste ore di un focolaio importante di coronavirus all’interno di una struttura residenziale per disabili adulti del territorio cittadino, la Csrr Casa Rodari. Diciotto utenti su 19 risulterebbero positivi, molti dei quali sintomatici, oltre a 17 operatori su un totale di circa 35 addetti. Nell’esprimere la nostra vicinanza agli ospiti e agli operatori e alle loro famiglie, molti dei quali iscritti al nostro sindacato, chiediamo alla cooperativa che gestisce il servizio di convocare urgentemente il Comitato aziendale di monitoraggio per la diffusione del Covid, e ad Asl, Comune e Regione di attivarsi immediatamente, oltre che per fare chiarezza sulle cause dell’insorgenza di questo focolaio, per mettere nelle migliori condizioni di sicurezza la struttura, gli utenti, gli operatori e le loro famiglie”. Lo scrive l’Usb, in una nota.

“Requisire subito il centro residenziale del privato sociale”, è la richiesta avanzata da Sgb: “Oggi si è diffusa velocemente la notizia della situazione in Casa Rodari , centro residenziali per adulti disabili gestito dalla coop Cadiai in accreditamento alla Regione Emilia-Romagna. Positivi tutti i 20 ospiti e 17 operatori su 25 , una condizione molto preoccupante che non può che essere frutto della mancanza di tracciamento che, come sindacato, rivendichiamo sia di massa e permanente. Come sarebbe possibili altrimenti tanti positivi scoperti in una volta sola? È evidente la mancanza di prevenzione e tracciabilità che purtroppo non riguarda solo questo servizio. Abbiamo notizia che, al di fuori di ogni logica di prevenzione e di buon senso, i responsabili della cooperativa starebbero dando indicazioni ai lavoratori, tutti asintomatici , sia i 20 positivi che gli otto negativi, di continuare a lavorare in quanto la Asl di Bologna e la Regione darebbero queste indicazioni”. L’Ausl ha smentito in serata di avere mai dato indicazioni di questo tipo, mentre la cooperativa riferisce che alcuni operatori avrebbero ricevuto l’esito del tampone oggi mentre erano in servizio e sarebbero stati subito mandati a casa.

“Sgb – prosegue la nota – ha già denunciato venerdì 13, durante lo sciopero nazionale delle operatici e operatori sociali, il diffondersi di queste modalità che invece di contenere il virus lo diffondono. Si continua infatti a far lavorare personale che è stato a stretto contatto con Covid-19 positivi, ma in questo caso si vorrebbe addirittura far lavorare personale positivo asintomatico. La bussola della tracciabilità , della prevenzione e della tutela sanitaria è stata completamente persa, a scapito dei lavoratori , dell’utenza e dell’intera cittadinanza. Sgb pretende che i 17 lavoratori asintomatici positivi siano subito lasciati in isolamento in malattia/infortunio, che gli otto lavoratori negativi siano messi in quarantena e in isolamento con permanenza domiciliare per stretto contatto con caso confermato Covid-19 con mantenimento del 100% del salario, come prevede giustamente la Asl di Imola , che in questo bailamme si comporta, per fortuna, diversamente da quella di Bologna. Sgb dice basta e chiede l’immediata requisizione della struttura da parte della Regione , prendendone la gestione diretta e fornendo immediatamente personale sufficiente per assistere i 20 ospiti. Invece che sperperare denaro pubblico attraverso l’accreditamento mettendo a rischio l’incolumità delle persone”.

Cadiai in giornata ha confermato che sono 37 le persone positive all’interno di Casa Rodari. Lunedì “sono state scoperte le prime due positività’- riferisce il gestore- e dopo i tamponi di controllo la situazione è complessivamente di 18 utenti e 19 operatori positivi”. Gli ospiti contagiati, spiega Cadiai, sono al momento in isolamento e sono tutti “asintomatici o paucisintomatici”, mentre gli operatori “sono tutti asintomatici”. Della situazione, precisa la cooperativa, “è già informata l’Ausl, che comunque è da sempre in contatto con il servizio, assieme alla task force che sta fornendo supporto nella gestione della situazione”. Cadiai, inoltre, assicura che sono in corso “tutte le verifiche interne per assicurarsi che le procedure e i protocolli concordati con l’Ausl siano stati applicati correttamente. E finora risulta così” e aggiunge di essere al lavoro con l’Ausl per “capire come mantenere la continuita’ del servizio”.

Intanto, la Regione ha reso noto che un quarto dei decessi della seconda ondata Covid in Emilia-Romagna proviene dalle case di riposo: per la precisione il 24,9% delle morti avvenute a causa del coronavirus da inizio ottobre ha riguardato ospiti di strutture per anziani. Da inizio epidemia la percentuale è del 9,6%. “E’ un disastro. Il tracciamento è saltato per tutti, figuriamoci per le Rsa che sono sempre rimaste indietro”, ha dichiarato il Comitato regionale vittime Rsa. Non bastasse il Covid in sè, poi, le recenti notizie sui maltrattamenti in una casa di riposo di Valsamoggia “ci preoccupano molto”, perchè con le limitazioni alle visite nelle strutture per anziani “è venuto a mancare il controllo da parte dei familiari”. Ancora dal Comitato: “Siamo sul chi va là, da mesi non possiamo entrare nelle Rsa. Prima avevamo anche una funzione di sostegno agli operatori e di controllo. Oggi invece non è più come prima, la maggior parte delle strutture non ci permette di entrare oppure le visite sono consentite per poco tempo e comunque a distanza”.




Fonte: Zic.it