Novembre 21, 2020
Da Bu
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Da Frammenti di antropologia anarchica, di David Graeber

[
] Ma il ragionamento di Mauss e Clastres suggerisce qualcosa di piĂč radicale. Suggerisce che il contropotere, almeno in un senso molto elementare, esiste anche lĂ  dove gli Stati e i mercati non sono ancora presenti. In casi del genere, piuttosto che realizzarsi in istituzioni popolari che si oppongono al potere di signori, re e plutocrati, si realizza in organizzazioni capaci di garantire che figure del genere non compaiano sulla scena. Quello che Ăš «contro», allora, Ăš un aspetto potenziale, latente, o se preferite una possibilitĂ  dialettica interna alla societĂ  stessa.

Questo puĂČ aiutare a spiegare un’altra particolaritĂ , ovvero il fatto che le societĂ  egualitarie sono le piĂč dilaniate da terribili tensioni interne o perlomeno da forme estreme di violenza simbolica.

Ovviamente tutte le societĂ  sono in qualche modo in guerra con se stesse. Ci sono sempre scontri tra interessi divergenti, fazioni, classi, e via di questo passo; anche i sistemi sociali si basano sempre sulla ricerca di differenti forme di valore che spingono le persone in direzioni contrapposte. Nelle societĂ  egualitarie, che pongono un’enfasi enorme sulla creazione e il mantenimento del consenso generalizzato, questo sembra creare una sorta di meccanismo compensatorio basato su un mondo notturno abitato da mostri, streghe e altre creature orribili. E le societĂ  piĂč pacifiche sono quelle piĂč perseguitate, nel loro immaginario cosmologico, da spettri di guerre interminabili. I mondi invisibili che li circondano sono dei veri e propri campi di battaglia. È come se l’incessante opera di costruzione di un accordo mascherasse una continua violenza interna – o forse sarebbe meglio dire che quella violenza interna Ăš dosata e contenuta da questo processo – e l’intreccio di contraddizioni morali che ne consegue risulta essere la fonte primaria della creativitĂ  sociale.

Ma questi principi in conflitto e questi impulsi contraddittori non costituiscono la realtĂ  della politica, che va invece cercata nel processo regolatore che li media.

Alcuni esempi possono essere di aiuto:

Primo esempio: i Piaroa, una societĂ  altamente egualitaria che vive lungo i tributari dell’Orinoco, Ăš stata descritta dall’etnografa Joanna Overing come una societĂ  anarchica. Essi attribuiscono un valore enorme alla libertĂ  individuale e all’autonomia e sono ben consci dell’importanza di non sottomettersi agli ordini di un altro, o di evitare che qualcuno conquisti il controllo delle risorse economiche per poi utilizzarle per limitare la libertĂ  degli altri. Eppure sostengono che la loro cultura Ăš stata creata da un dio malvagio, un buffone cannibale con due teste. I Piaroa hanno sviluppato una filosofia morale che definisce la condizione umana come racchiusa tra due mondi: un «mondo dei sensi», con desideri selvaggi e pre-sociali, e un «mondo del pensiero». Crescere significa non solo imparare a controllare e contenere il primo mondo attraverso una ponderata sollecitudine verso gli altri, ma anche elaborare un senso dello humour. Non si tratta di un compito facile, perchĂ© le forme della conoscenza tecnica, sebbene necessarie alla sopravvivenza, sono intrecciate – a causa della loro origine – con elementi di follia distruttiva. CosĂŹ, i Piaroa sono famosi per i loro sentimenti pacifici – non si registrano casi di omicidio, dal momento che si pensa che chi uccide un altro uomo Ăš immediatamente contaminato e avrĂ  una morte orribile – ma abitano un cosmo di continue guerre invisibili, nel quale gli stregoni parano i colpi sferrati da divinitĂ  rapaci e insensate e le morti sono provocate da forme spirituali di assassinio che devono essere vendicate con il massacro, sempre realizzato magicamente, di intere comunitĂ  (distanti e sconosciute). [
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Fonte: Bu.noblogs.org