Marzo 13, 2022
Da Il Manifesto
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Tra una settimana Francia e Irlanda scenderanno in campo con pari opportunità di vincere il Sei Nazioni 2022. Entrambe giocheranno in casa: i coqs aspettano gli inglesi allo Stade de France in quello che si prospetta come uno dei più combattuti Crunch di tutti i tempi, mentre gli irlandesi ospiteranno la Scozia. I francesi viaggiano a punteggio pieno (18 punti) e guidano la classifica, i ramarroni li tallonano a due sole lunghezze (16 punti), grazie ai quattro bonus conquistati. Tutte le altre sono ormai fuori dai giochi: Inghilterra e Scozia sono ferme a 10, il Galles a 6. L’Italia fa corsa a parte e viaggia spedita verso l’ennesimo cucchiaio di legno comprensivo di whitewash: questo, però, era prevedibile fin dalla vigilia e non è il caso di maramaldeggiare. La quarta giornata prometteva emozioni soprattutto dal campo di Twickenham di Londra, dove la sfida tra il XV della Rosa e l’Irlanda doveva chiarire quale delle due squadre sarebbe rimasta in corsa per il titolo. A segnare i destini del match, ridisegnandone l’intera drammaturgia, è stato il cartellino rosso che l’arbitro ha sventolato in faccia al seconda linea inglese Charlie Ewels dopo due minuti scarsi di gioco per un placcaggio alto ai danni di James Ryan. Il fallo era molto simile a quello costato l’espulsione all’azzurro Haime Faiva due settimane fa. Per gli inglesi la sanzione ha significato disputare l’intero incontro con un uomo in meno.

UN PAIO di annotazioni necessarie. La prima: è evidente che World Rugby ha deciso di imporre regole e sanzioni severe per questo genere di falli con lo scopo di tutelare la salute di chi scende in campo. E’ dunque un dovere dei giocatori e degli staff tecnici prenderne atto e regolarsi di conseguenza. La seconda: sulla stampa britannica nessuno ha criticato la decisione dell’arbitro Mathieu Raynal e nessuno ha sottolineato con malizia che fosse francese – e forse, chissà, vedi mai… Al contrario, i fischi di una parte dei supporters di Twickenham all’indirizzo di Raynal sono stati stigmatizzati. L’uomo in meno non ha affatto abbattuto il morale dei padroni di casa che dopo altri due minuti erano già sotto di 0-8. Al contrario, la squadra di Eddie Jones ha sfoderato una prova maiuscola per disciplina, senso tattico, orgoglio e combattività. La prima linea inglese ha letteralmente triturato quella avversaria (chi mai avrebbe immaginato di vedere Tadhg Furlong umiliato da Ellis Genge?) e la muraglia difensiva eretta è stata invalicabile. Le due mete incassate (James Lowe e Hugo Keenan) non hanno demoralizzato gli inglesi, anzi: dal 6 a 15 hanno ricominciato a rosicchiare campo, punti e certezze a una squadra irlandese sempre più imprecisa, nervosa, indisciplinata. I calci di Marcus Smith hanno riportato i bianchi sulla linea di galleggiamento: 9-15, poi 12-15, infine 15-15 quando scoccava l’ora di gioco. Mario Itoje, il dio nero, imponeva il suo carisma in ogni raggruppamento. Tifosi in verde ammutoliti, Twickenham più che mai fedele al suo soprannome: The Fortress, la fortezza.

Poi le mura hanno ceduto. La fatica, lo sforzo immane, l’inevitabile appannamento hanno avuto la meglio. Un penalty di Johnny Sexton (65’), la meta di Jack Conway (71’) e quella di Finlay Beahlam (75’) chiudevano i conti: 32-15.  Gli uomini in verde tiravano un gran sospiro di sollievo mentre Eddie Jones, il coach degli inglesi, parlava di una partita “rifondativa” per il futuro del XV della Rosa. Quel che è certo è che le Crunch di sabato prossimo a Parigi si annuncia epocale.

LA SFIDA dell’Olimpico tra Italia e Scozia è andata come doveva andare. Il risultato finale, 22-33, cinque mete a tre, fotografa la realtà del rugby azzurro in questo momento, le sue carenze tecniche e il gap che lo separa dalle altre squadre. Gli scozzesi, sebbene non particolarmente brillanti, hanno disposto con facilità di un avversario troppo arrendevole o arruffone nei momenti decisivi. Due errori marchiani di Callum Braley (un placcaggio mancato e un passaggio intercettato) hanno spalancato la strada alle mete di Sam Johnson e Chris Harris e dopo venti minuti la Scozia era già avanti 12 a 3. Lo stesso Braley ha schiacciato in meta il pallone del 12 a 8 (bella iniziativa di Pierre Bruno) ma la Scozia ha allungato ancora (Harris) chiudendo il tempo sul punteggio di 19 a 10. Il dominio scozzese sulle ruck è stato totale e nel gioco tattico i calci di spostamento di Stuart Hogg hanno tenuto gli azzurri inchiodati nella loro metà campo. Nel secondo tempo è giunta subito la quarta meta (Darcy Graham) che ha messo il quindici del cardo in condizioni di sicurezza e ha allentato la tensione agonistica. Dalla panchina azzurra è così spuntata la figura di Ange Capuozzo: 22 anni da Grenoble, nonni paterni napoletani e mamma francese di origine malgascia. Fisico normale (1,77 e una settantina di chilogrammi di peso) ma agilità, intraprendenza e marchio evidente della scuola rugbistica transalpina. Gioca a Grenoble, in seconda divisione, ma il prossimo anno sarà a Tolosa, a vedersela con i migliori. Di ruolo estremo ma con buone propensioni a giocare anche all’ala almeno a giudicare dal repertorio esibito in campo. E’ entrato e ha segnato due mete, non male per un esordiente che fino a sabato pochi conoscevano. Due mete di qualità, da trequartista purosangue.

Aspettiamo di rivederlo in campo, Ange Capuozzo, magari a Cardiff, sabato prossimo, per il match di chiusura di questo Sei Nazioni. Se la traversata del deserto del rugby azzurro ha compiuto solo una piccola parte del suo percorso, forse è il caso di puntare con ancor maggior convinzione sui giocatori più giovani. Venerdì sera l’Under 20 ha conquistato il suo secondo successo nel Sei Nazioni di categoria battendo la Scozia (27-13) e dominando l’avversario in tutte le fasi di gioco. Alcuni dei giovani azzurrini – Luca Rizzoli e Giacomo Ferrari su tutti – sembrano quasi pronti per il passaggio alla categoria superiore. Un passo alla volta, senza fretta, ma nemmeno lasciandoli invecchiare in panchina. Dalle altre parti, del resto, fanno così.




Fonte: Ilmanifesto.it