Aprile 30, 2022
Da Umanita Nova
298 visualizzazioni

Sono passati 50 anni, mezzo secolo, dal maggio del 1972 quando Franco Serantini prima venne picchiato da un gruppo di agenti di polizia e poi lasciato morire senza cure in una cella del carcere di Pisa. Era stato arrestato mentre partecipava a una manifestazione antifascista nel corso della quale si erano verificati scontri tra chi protestava e le forze dell’ordine.

Aveva poco più di 20 anni, faceva parte del Gruppo Anarchico “Giuseppe Pinelli” e partecipava insieme a tanti compagne e compagni alle numerose iniziative politiche che in quegli anni si svolgevano a Pisa. Allora l’attivismo politico era molto diffuso in Italia ed aveva coinvolto una intera generazione di giovani che, a partire dalle scuole superiori, riempivano quotidianamente le strade e le piazze di tutta la penisola. Franco era tra i tanti e le tante che stavano provando a cambiare il mondo.

Nel corso degli anni però la vicenda di Franco Serantini è stata raccontata troppo spesso, magari anche in buona fede, soffermandosi solo su alcuni particolari aspetti della sua vita, sempre gli stessi, rischiando alla fine di stravolgere la sua storia.

Si è raccontata la storia dell’orfano di origini sarde costretto a dormire in un riformatorio nel quale doveva rientrare presto la sera, del “figlio di nessuno” segnato dalla sua nascita e dalla mancanza degli affetti di una famiglia, del suo non essere un intellettuale, della sua timidezza, delle sue poco approfondite conoscenze politiche e della sua morte in giovane età.

In altre parole si è preferito usare i toni del pietismo mettendo quindi in secondo piano il fatto che Franco Serantini era in primo luogo uno dei tanti e delle tante che quel 5 di maggio era sceso in piazza per impedire un comizio fascista: una attività che durante la campagna elettorale del 1972 aveva caratterizzato l’azione di migliaia di antifascisti in tutta Italia. Quell’anno non ci fu una sola iniziativa elettorale dei fascisti che non venisse disturbata da gruppi più o meno numerosi di persone che protestavano e, molto spesso, queste manifestazioni erano attaccate dalle forze dell’ordine. I feriti e gli arrestati furono decine. In quegli anni l’attivismo dei fascisti e la violenza delle forze di polizia cercavano di arginare un movimento in fase crescente e lo facevano con qualsiasi mezzo: accoltellando a morte compagni o mettendo bombe nelle piazze. A questo si rispondeva praticando quotidianamente un “antifascismo militante”, diventata una parola d’ordine diffusa ovunque.

La morte di Franco Serantini non ha avuto a che vedere con il suo stato civile, con la sua triste storia personale ma piuttosto con le sue scelte di campo, con la decisione di stare dalla parte giusta della barricata, con il suo impegno, con il suo essere parte di un movimento più ampio. L’assassinio di Franco Serantini ha avuto a che vedere con la violenza che lo Stato esercita attraverso i suoi apparati e i suoi servi, una violenza iniziata ben prima del maggio del 1972 e che ancora non è finita.

Sono passati 50 anni ma Franco Serantini non è stato dimenticato e la sua storia si può leggere su alcune delle facce di chi allora aveva 20 anni e di quelli che 20 anni li hanno oggi. È il ricordo di un compagno che rimanda a quelli di altri e altre, il ricordo di lotte e di anni difficilmente cancellabili, nonostante l’impegno sostenuto di chi ha provato a seppellirli per sempre sotto un pesante strato di piombo.

La situazione politica e sociale del 2022 è naturalmente diversa da quella del 1972, le priorità che oggi ci troviamo davanti sono i disastri globali (catastrofe ambientale, guerra, pandemia) e tutto il resto dei danni provocati dallo Stato e dal sistema economico. È però ancora importante mantenere viva una memoria non imbalsamata di Franco Serantini e soprattutto del suo impegno, un ricordo che ci ha accompagnato in tutte le nostre lotte. Perché in tutti questi anni è come se lo avessimo avuto sempre accanto, nelle piccole e grandi iniziative, nei momenti migliori e in quelli peggiori, in quelli allegri e in quelli tristi, a Pisa e non solo. Perché nel 2022, come nel 1972, Franco Serantini è ancora con noi.

Pepsy

Qui l’appuntamento.




Fonte: Umanitanova.org