Dicembre 15, 2021
Da Biblioteca Anarchica
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Lā€™attivitaĢ€ pratica quotidiana dei membri di una tribuĢ€ riproduce, o perpetua, una tribuĢ€. Questa riproduzione non eĢ€ soltanto fisica ma anche sociale. Attraverso le loro attivitaĢ€ quotidiane i membri della tribuĢ€ non si limitano a riprodurre un gruppo di esseri umani; riproducono una tribuĢ€, e cioeĢ€ una particolare forma sociale nella quale questo gruppo di esseri umani svolge specifiche attivitaĢ€ in una maniera specifica. Le attivitaĢ€ specifiche dei membri della tribuĢ€ non sono il risultato di caratteristiche ā€œnaturaliā€ delle persone che le svolgono, come la produzione del miele eĢ€ il risultato della ā€œnaturaā€ di unā€™ape. La vita quotidiana attuata e perpetuata da parte dei membri della tribuĢ€ eĢ€ una specifica risposta sociale a particolari condizioni materiali e storiche.

Lā€™attivitaĢ€ quotidiana degli schiavi riproduce la schiavituĢ€. Attraverso le loro attivitaĢ€ giornaliere, gli schiavi non solo riproducono loro stessi e i loro padroni fisicamente; riproducono anche le loro abitudini di sottomissione allā€™autoritaĢ€ del padrone e gli strumenti con i quali il padrone li reprime. Agli abitanti di una societaĢ€ schiavista, la relazione padrone-schiavo sembra una relazione naturale ed eterna. Ma gli uomini non nascono padroni neĢ schiavi. La schiavituĢ€ eĢ€ una specifica forma sociale, e gli uomini si sottomettono ad essa solo in condizioni materiali e storiche molto particolari.

Lā€™attivitaĢ€ pratica quotidiana di lavoratori salariati riproduce il lavoro salariato e il capitale. Attraverso le loro attivitaĢ€ giornaliere gli uomini ā€œmoderniā€, come i membri di una tribuĢ€ e gli schiavi, riproducono gli abitanti, le relazioni sociali e le idee della loro societaĢ€; riproducono la forma sociale della vita quotidiana. Come la tribuĢ€ e il sistema schiavista, il sistema capitalista non eĢ€ neĢ la forma naturale neĢ la forma finale della societaĢ€ umana; come le forme sociali precedenti, il capitalismo eĢ€ una risposta specifica a condizioni materiali e storiche.

A differenza di forme precedenti di attivitaĢ€ sociale, la vita quotidiana nella societaĢ€ capitalista trasforma sistematicamente le condizioni materiali alle quali il capitalismo era originalmente una risposta. Alcuni dei limiti materiali allā€™attivitaĢ€ umana vengono portati gradualmente sotto il controllo degli umani. Ad un alto livello di industrializzazione, lā€™attivitaĢ€ pratica crea le sue stesse condizioni materiali e la sua stessa forma sociale, quindi lā€™argomento dellā€™analisi eĢ€ non solo come lā€™attivitaĢ€ pratica nella societaĢ€ capitalista riproduca la societaĢ€ capitalista, ma anche come questa stessa attivitaĢ€ elimini le condizioni materiali alle quali il capitalismo risponde.

La Vita Quotidiana nella SocietaĢ€ Capitalista

La forma sociale della normale attivitaĢ€ delle persone nel capitalismo eĢ€ una risposta ad una certa situazione materiale e storica. Le condizioni materiali e storiche spiegano lā€™origine della forma capitalista, ma non spiegano percheĢ questa forma continui dopo che la situazione iniziale sparisce. Un concetto di ā€œritardo culturaleā€ non spiega il proseguimento di una forma sociale oltre la scomparsa delle condizioni iniziali alle quali rispondeva. Questo concetto eĢ€ solo un nome per tale proseguimento. Quando il concetto di ā€œritardo culturaleā€ si presenta come nome di una ā€œforza socialeā€ che determina lā€™attivitaĢ€ umana, eĢ€ una mistificazione che presenta il risultato delle attivitaĢ€ delle per- sone come una forza esterna che esula dal loro controllo. Questo eĢ€ vero non solo per un concetto come quello di ā€œritardo culturaleā€. Molti dei termini usati da Marx per descrivere le attivitaĢ€ delle persone sono stati elevati a forze esterne o addirittura ā€œnaturaliā€ che determinano lā€™attivitaĢ€ umana, per cui concetti come quelli di ā€œlotta di classeā€, ā€œrelazioni di produzioneā€ e particolarmente la ā€œdialetticaā€ svolgono nelle teorie di certi ā€œMarxistiā€ lo stesso ruolo che svolgevano il ā€œpeccato originaleā€, il ā€œfatoā€ e ā€œla mano del destinoā€ nelle teorie dei mistificatori medievali.

Nello svolgimento delle loro attivitaĢ€ giornaliere, i membri della societaĢ€ capitalista portano avanti contemporaneamente due processi: riproducono la forma delle loro attivitaĢ€ ed eliminano le condizioni materiali alle quali questa attivitaĢ€ inizialmente rispondeva. Ma non sanno di portare avanti questi pro- cessi: la loro attivitaĢ€ non eĢ€ trasparente per loro. Vivono nellā€™illusione che le loro attivitaĢ€ siano risposte a condizioni naturali fuori dal loro controllo e non vedono di essere essi stessi autori di questi condizioni. Il compito dellā€™ideologia capitalista eĢ€ quello di mantenere il velo che impedisce alle per- sone di vedere che le loro attivitaĢ€ riproducono la forma della loro vita quotidiana; il compito della teoria critica eĢ€ quello di svelare le attivitaĢ€ della vita giornaliera, di renderle trasparenti, di rendere visibile nellā€™attivitaĢ€ quotidiana la forma sociale dellā€™attivitaĢ€ capitalista.

Nel capitalismo, la vita quotidiana consiste in attivitaĢ€ interconnesse che riproducono ed espandono la forma capitalista dellā€™attivitaĢ€ sociale. La vendita del tempo di lavoro per un prezzo (uno stipendio), la materializzazione del tempo di lavoro nelle merci (beni vendibili, siano essi tangibili o meno), il consumo di merci tangibili e non (come spettacoli e beni da consumo): queste attivitaĢ€ che caratterizzano la vita quotidiana nel capitalismo non sono manifestazioni della ā€œnatura umanaā€, neĢ sono imposte sugli uomini da parte di forze fuori dal loro controllo.

Se si sostiene che lā€™uomo eĢ€ ā€œper naturaā€ un membro di una tribuĢ€ privo di inventiva e un imprenditore innovativo, uno schiavo sottomesso e un fiero artigiano, un cacciatore indipendente e un impiegato dipendente, allora o la ā€œnaturaā€ dellā€™uomo eĢ€ un concetto vuoto oppure questa dipende da condizioni materiali e storiche, ed eĢ€ in realtaĢ€ una risposta a tali condizioni.

Lā€™Alienazione dellā€™AttivitaĢ€ Vitale

Nella societaĢ€ capitalista, lā€™attivitaĢ€ creativa prende la forma della produzione di merci, cioeĢ€ la produzione di beni vendibili sul mercato, e i risultati dellā€™attivitaĢ€ umana prendono la forma di merci. La vendibilitaĢ€ eĢ€ la caratteristica universale di tutta lā€™attivitaĢ€ pratica e di tutti i prodotti.

I prodotti dellā€™attivitaĢ€ umana che sono necessari alla sopravvivenza hanno anchā€™essi la forma di beni vendibili: sono disponibili soltanto in cambio di denaro. E il denaro eĢ€ disponibile soltanto in cambio di merci. Se un gran numero di persone accettano la legittimitaĢ€ di queste convenzioni, se accettano la convenzione che le merci sono necessarie per ottenere denaro e che il denaro eĢ€ necessario per sopravvivere, allora si trovano rinchiusi in un circolo vizioso. Siccome non possiedono merci, la loro unica via dā€™uscita eĢ€ di considerarsi essi stessi, in parte o completamente, delle merci. EĢ€ questa la peculiare ā€œsoluzioneā€ che le persone si impongono di fronte a determinate condizioni materiali e storiche. Non cedono i propri corpi o parti di essi in cambio di denaro. Cedono il contenuto creativo delle proprie vite, la loro attivitaĢ€ pratica quotidiana.

Appena le persone accettano questa equivalenza tra denaro e vita, la vendita dellā€™attivitaĢ€ vitale diventa una condizione necessaria alla loro sopravvivenza fisica e sociale. La vita viene ceduta in cambio della sopravvivenza. Creazione e produzione vengono a significare attivitaĢ€ venduta: lā€™attivitaĢ€ di una persona eĢ€ ā€œproduttivaā€, utile alla societaĢ€, solo quando eĢ€ attivitaĢ€ venduta. La persona stessa eĢ€ un membro produttivo della societaĢ€ solo se le attivitaĢ€ che occupano la sua vita quotidiana sono attivitaĢ€ vendute. Appena le persone accettano i termini di questo scambio, lā€™attivitaĢ€ giornaliera prende la forma di prostituzione universale.

Il potere creativo venduto, o lā€™attivitaĢ€ quotidiana venduta, prende la forma di lavoro. Il lavoro eĢ€ una forma storicamente specifica di attivitaĢ€ umana, unā€™attivitaĢ€ astratta che ha una sola proprietaĢ€: quella di essere vendibile sul mercato per una certa quantitaĢ€ di denaro. Il lavoro eĢ€ unā€™attivitaĢ€ in- differente, indifferente cioeĢ€ al particolare compito svolto e indifferente allo scopo di tale compito. Scavare, stampare e scolpire sono attivitaĢ€ diverse, ma sono tutte e tre lavoro nella societaĢ€ capitalista. Lavorare eĢ€ semplicemente ā€œguadagnare soldiā€. Lā€™attivitaĢ€ vivente sotto forma di lavoro eĢ€ un modo di guadagnare soldi. La vita diventa un mezzo di sopravvivenza.

Questo rovesciamento ironico non eĢ€ il culmine drammatico della trama di un fantasioso romanzo, eĢ€ un dato di fatto della vita quotidiana nella societaĢ€ capitalista. La sopravvivenza, cioeĢ€ lā€™autoconservazione e la riproduzione, non eĢ€ il mezzo per lā€™attivitaĢ€ pratica creativa, eĢ€ precisamente lā€™inverso. Lā€™attivitaĢ€ creativa sotto forma di lavoro, cioeĢ€ di attivitaĢ€ venduta, eĢ€ una dolorosa necessitaĢ€ per la sopravvivenza, il lavoro eĢ€ il mezzo per lā€™autoconservazione e la riproduzione.

La vendita di attivitaĢ€ vitale porta ad un altro rovesciamento. Attraverso la vendita il lavoro di un individuo diventa ā€œproprietaĢ€ā€ di un altro, un altro se ne appropria, passa sotto il controllo di un altro. In altre parole, lā€™attivitaĢ€ di una persona diventa lā€™attivitaĢ€ di unā€™altra, lā€™attivitaĢ€ del suo proprietario: diventa aliena alla persona che la svolge. In questo modo, la vita, i traguardi che un individuo raggiunge nel mondo, la differenza che fa la sua vita nella vita dellā€™umanitaĢ€, non solo vengono trasformate in lavoro, unā€™onerosa con- dizione di sopravvivenza, ma vengono trasformati in attivitaĢ€ aliena, attivitaĢ€ svolta da chi compra quel lavoro. Nella societaĢ€ capitalista non sono gli architetti, gli ingegneri, gli operai ad essere costruttori: il costruttore eĢ€ colui che compra il loro lavoro. I loro progetti, calcoli e movimenti sono a loro alieni; la loro attivitaĢ€ vitale, i loro traguardi, sono suoi.

I sociologi accademici, che danno per scontata la vendita del lavoro, concepiscono questa alienazione del lavoro come una sensazione: lā€™attivitaĢ€ del lavoratore gli ā€œappareā€ aliena, ā€œsembraā€ essere controllata da qualcun altro. Qualsiasi lavoratore puoĢ€ spiegare ai sociologi accademici che lā€™alienazione non eĢ€ neĢ una sensazione neĢ unā€™idea che vive nella sua testa, ma un fatto reale della sua vita quotidiana. Lā€™attivitaĢ€ venduta eĢ€ davvero aliena al lavoratore, il lavoro eĢ€ davvero controllato dal suo acquirente.

In cambio della sua attivitaĢ€ venduta, il lavoratore ottiene del denaro, il mezzo di sopravvivenza accettato convenzionalmente nella societaĢ€ capital- ista. Con questo denaro puoĢ€ comprare merci, cose, ma non puoĢ€ riavere la sua attivitaĢ€. CioĢ€ rivela una strana ā€œlacunaā€ del denaro come ā€œequivalente universaleā€. Una persona puoĢ€ vendere merci in cambio di denaro e puoĢ€ comprare le stesse merci con del denaro. Invece puoĢ€ vendere la sua attivitaĢ€ vitale in cambio di denaro, ma non puoĢ€ comprare la sua attivitaĢ€ vitale con il denaro.

Le cose che il lavoratore compra con il suo stipendio sono innanzitutto beni di consumo che gli permettono di sopravvivere, di riprodurre la sua manodopera per poter continuare a venderla. Sono inoltre spettacoli, oggetti di ammirazione passiva. Egli consuma e ammira i prodotti dellā€™attivitaĢ€ umana passivamente. Non esiste nel mondo come agente attivo che lo trasforma. Ma come impotente spettatore puoĢ€ darsi che questo stato di ammirazione inerme egli lo chiami ā€œfelicitaĢ€ā€, e siccome il lavoro eĢ€ doloroso, puoĢ€ darsi che desideri essere ā€œfeliceā€, cioeĢ€ inattivo, per tutta la vita (una condizione simile ad essere nato morto). Le merci, gli spettacoli, lo consumano, spende energia vitale nellā€™ammirazione passiva, viene consumato dalle cose. In questo senso, piuĢ€ ha e meno eĢ€. Un individuo puoĢ€ sormontare questa morte vivente attraverso lā€™attivitaĢ€ creativa marginale, ma la popolazione non puoĢ€ farlo se non abolendo la forma capitalista di attivitaĢ€ pratica, abolendo il lavoro salariato e quindi de-alienando lā€™attivitaĢ€ creativa.

Il Feticismo delle Merci

Alienando la propria attivitaĢ€ e incarnandola nelle merci, in ricettacoli materiali di lavoro umano, le persone riproducono loro stesse e creano il Capitale.

Dal punto di vista dellā€™ideologia capitalista, e particolarmente da quello dellā€™economia accademica, questa affermazione eĢ€ falsa: le merci ā€œnon sono il prodotto del solo lavoroā€, ma vengono prodotte dai primordiali ā€œfattori della produzioneā€, la Terra, il Lavoro e il Capitale: la Santissima TrinitaĢ€ capitalista, in cui ovviamente il ā€œfattoreā€ principale eĢ€ lā€™eroe del racconto, il Capitale.

Lo scopo di questa superficiale TrinitaĢ€ non eĢ€ lā€™analisi, dato che non eĢ€ per lā€™analisi che vengono pagati questi Esperti. Vengono pagati per offuscare, per mascherare la forma sociale dellā€™attivitaĢ€ pratica nel capitalismo, per velare il fatto che i produttori riproducono loro stessi, i propri sfruttatori e gli strumenti con cui vengono sfruttati. La formula della TrinitaĢ€ non riesce a convincere. EĢ€ ovvio che la terra non eĢ€ un produttore di merci piuĢ€ di quanto lo siano lā€™acqua, lā€™aria o il sole. Inoltre il Capitale, che eĢ€ contemporaneamente un nome per una relazione sociale tra lavoratori e capitalisti, per gli strumenti di produzione posseduti da un capitalista e per lā€™equivalente in denaro dei suoi strumenti e i suoi ā€œbeni immaterialiā€, non produce nulla di piuĢ€ del blaterare modellato in forma pubblicabile dagli economisti accademici. Anche gli strumenti di produzione che sono il capitale di un capitalista si possono considerare dei primordiali ā€œfattori della produzioneā€ solo limitando lo sguardo ad unā€™azienda isolata: infatti guardare lā€™economia nel suo complesso rivela che il capitale di un capitalista eĢ€ il ricettacolo materiale del lavoro alienato per un altro capitalista. Anche se la formula della TrinitaĢ€ non convince, peroĢ€, riesce a svolgere il suo compito di offuscamento spostando lā€™argomento della domanda: invece di chiedere percheĢ lā€™attivitaĢ€ delle persone nel capitalismo prende la forma del lavoro salariato, dei potenziali analizzatori della vita quotidiana capitalista vengono trasformati in marxisti accademici domestici che si chiedono se il lavoro sia o no lā€™unico ā€œfattore della produzioneā€.

CosiĢ€ gli economisti (e lā€™ideologia capitalista in generale) trattano la terra, il denaro e i prodotti del lavoro come cose che hanno il potere di produrre, di creare valore, di lavorare per i loro proprietari, di trasformare il mondo. Questo eĢ€ cioĢ€ che Marx chiamoĢ€ il feticismo che caratterizza le concezioni ordinarie della gente e che viene elevato ad un dogma dagli economisti. Per lā€™economista, le persone viventi sono cose (ā€œfattore della produzioneā€), e le cose vivono (il denaro lavoraā€, il Capitale ā€œproduceā€).

Lā€™adoratore di un feticcio attribuisce il prodotto della sua propria attivitaĢ€ al suo feticcio. Ne risulta che egli smette di esercitare il suo potere (il potere di trasformare la natura, il potere di determinare la forma e il contenuto della sua vita quotidiana): esercita solo quei ā€œpoteriā€ che attribuisce al feticcio (il ā€œpotereā€ di comprare merci). In altre parole, il feticista evira seĢ€ stesso e attribuisce virilitaĢ€ al suo feticcio.

Ma il feticcio eĢ€ una cosa morta, non un essere vivente: non ha virilitaĢ€. Il feticcio non eĢ€ nulla piuĢ€ che una cosa per il quale e attraverso il quale vengono mantenute le relazioni capitaliste. Il potere misterioso del Capitale, il suo ā€œpotereā€ di produrre, la sua virilitaĢ€, non risiede nel Capitale stesso, ma nel fatto che le persone alienano la loro attivitaĢ€ creativa, che vendono il loro lavoro ai capitalisti, che materializzano o reificano il loro lavoro alienato nelle merci. In altre parole, le persone vengono comprate con i prodotti della loro stessa attivitaĢ€, eppure vedono questā€™ultima come attivitaĢ€ del Capitale, e i loro prodotti come prodotti del Capitale. Nellā€™attribuire potere creativo al Capitale e non alla loro attivitaĢ€, cedono la loro attivitaĢ€ vitale, la loro vita quotidiana, al Capitale, il che significa che le persone si danno ogni giorno alla personificazione del Capitale, al capitalista.

Vendendo il loro lavoro, alienando la loro attivitaĢ€, le persone riproducono quotidianamente le personificazioni delle forme dominanti di attivitaĢ€ nel capitalismo, riproducono il lavoratore salariato e il capitalista. Non riproducono gli individui soltanto fisicamente ma anche socialmente, riproducono individui che sono venditori di manodopera e individui che sono proprietari di mezzi di produzione, riproducono gli individui e anche le attivitaĢ€ specifiche, la vendita e anche la proprietaĢ€.

Ogni volta che una persona svolge unā€™attivitaĢ€ che non ha definito lei stessa e che non controlla, ogni volta che paga per dei beni che ha prodotto lei usando del denaro che ha ricevuto in cambio della sua attivitaĢ€ alienata, ogni volta che ammira passivamente i prodotti della sua stessa attivitaĢ€ come oggetti alieni procurati dai suoi soldi, quella persone daĢ€ nuova vita al Capitale e annichilisce la sua propria vita.

Lo scopo di questo processo eĢ€ la riproduzione della relazione tra lavoratore e capitalista. Non eĢ€ peroĢ€ lo scopo degli agenti individuali coinvolti. Le loro attivitaĢ€ non sono a loro trasparenti, i loro occhi fissano il feticcio che sta tra lā€™atto e il suo risultato. Gli agenti individuali fissano gli occhi su delle cose, proprio su quelle cose per cui le relazioni capitaliste vengono stabilite. Il lavoratore come produttore mira a scambiare il suo lavoro quotidiano per uno stipendio in denaro, mira proprio alla cosa attraverso la quale la sua relazione con il capitalista viene ristabilita, attraverso la quale egli riproduce seĢ€ stesso come lavoratore salariato e lā€™altro come capitalista. Il lavoratore come consumatore scambia il suo denaro per i prodotti del lavoro, proprio le cose che il capitalista deve vendere per realizzare il suo Capitale.

La trasformazione giornaliera dellā€™attivitaĢ€ vitale in Capitale viene mediata da cose, non viene svolta dalle cose. Lā€™adoratore del feticcio non si rende conto di cioĢ€: per lui il lavoro e la terra, gli strumenti e il denaro, gli imprenditori e i banchieri, sono tutti ā€œfattoriā€ e ā€œagentiā€. Quando un cacciatore che indossa un amuleto abbatte un cervo usando una pietra, puoĢ€ essere che consideri lā€™amuleto come un ā€œfattoreā€ essenziale nellā€™abbattimento del cervo e perfino nel fornire il cervo come oggetto da abbattere. Se eĢ€ un feticista responsabile e ben educato dedicheraĢ€ la propria attenzione allā€™amuleto, nutrendolo con cura e ammirazione. Per migliorare le condizioni materiali della propria vita troveraĢ€ un modo migliore di indossare il feticcio, e non di lanciare la pietra. In caso di necessitaĢ€, puoĢ€ perfino mandare lā€™amuleto a ā€œcacciareā€ per conto suo. Le sue attivitaĢ€ quotidiane non sono a lui trasparenti: quando mangia bene, non vede che eĢ€ stata la sua azione di lanciare la pietra, e non lā€™azione dellā€™amuleto, a procurargli il cibo. Quando fa la fame, non vede che eĢ€ stata la sua azione di adorare lā€™amuleto invece di cacciare, e non lā€™ira del feticcio, a portare alla sua fame.

Il feticismo delle merci e del denaro, la mistificazione delle attivitaĢ€ quotidiane delle persone, la religione della vita di tutti i giorni che attribuisce attivitaĢ€ vitale a cose inanimate, non eĢ€ un capriccio mentale nato nella fantasia degli uomini: ha origine nel carattere delle relazioni sociali nel capitalismo. Le persone si relazionano davvero tra loro tramite le cose, il feticcio eĢ€ davvero lā€™occasione della loro azione collettiva e della riproduzione della loro attivitaĢ€. Ma non eĢ€ il feticcio a svolgere lā€™attivitaĢ€. Non eĢ€ il Capitale a trasformare le materie prime, neĢ a produrre i beni. Se lā€™attivitaĢ€ vitale non trasformasse le materie prime, esse rimarrebbero intrasformate, inerti, materia morta. Se gli uomini non fossero disposti a continuare a vendere la loro attivitaĢ€ vitale, lā€™impotenza del Capitale verrebbe svelata, il Capitale cesserebbe di esistere, la sua ultima potenza rimasta sarebbe la capacitaĢ€ di ricordare una forma sorpassata di vita quotidiana caratterizzata dalla prostituzione universale giornaliera.

Il lavoratore aliena la sua vita per mantenersi in vita. Se non vendesse la sua attivitaĢ€ vitale non potrebbe ottenere uno stipendio e non potrebbe sopravvivere. Ma non eĢ€ lo stipendio a rendere lā€™alienazione condizione di sopravvivenza. Se gli uomini fossero collettivamente indisposti a vendere le proprie vite, se fossero disposti a prendere il controllo delle loro attivitaĢ€, la prostituzione universale non sarebbe condizione di sopravvivenza. CioĢ€ che rende lā€™alienazione dellā€™attivitaĢ€ vitale necessaria alla conservazione della vita eĢ€ la disposizione delle persone a continuare a vendere il loro lavoro, non le cose per cui lo vendono.

Lā€™attivitaĢ€ vitale venduta dal lavoratore eĢ€ comprata dal capitalista. Ed eĢ€ solo questā€™attivitaĢ€ vitale a far vivere il Capitale e a renderlo ā€œproduttivoā€. Il capitalista, ā€œproprietarioā€ di materie prime e strumenti di produzione, presenta oggetti naturali e prodotti del lavoro di altri come la sua ā€œproprietaĢ€ privataā€. Ma non eĢ€ il potere misterioso del Capitale a creare la ā€œproprietaĢ€ privataā€ del capitalista: lā€™attivitaĢ€ vitale eĢ€ cioĢ€ che crea la ā€œproprietaĢ€ā€, e la forma di tale attivitaĢ€ eĢ€ cioĢ€ che la rende ā€œprivataā€.

La Trasformazione dellā€™AttivitaĢ€ Vitale in Capitale

La trasformazione dellā€™attivitaĢ€ vitale in Capitale avviene tramite le cose, quotidianamente, ma non per opera delle cose. Le cose che sono prodotti dellā€™attivitaĢ€ umana sembrano essere agenti attivi percheĢ le attivitaĢ€ e i contatti vengono stabiliti per e attraverso le cose, e percheĢ le attivitaĢ€ non sono trasparenti alle persone che le svolgono, le quali confondono lā€™oggetto mediatore con la causa.

Nel processo di produzione capitalista il lavoratore incarna o materializza la sua energia vitale alienata in un oggetto inerte usando strumenti che sono incarnazioni dellā€™attivitaĢ€ di altre persone. Strumenti industriali sofisticati incarnano lā€™attivitaĢ€ intellettuale e manuale di innumerevoli generazioni di inventori, miglioratori e produttori provenienti da ogni angolo della terra e da svariate forme di societaĢ€. Gli strumenti stessi sono oggetti inerti, sono incarnazioni materiali di attivitaĢ€ vitale ma non sono vivi. Lā€™unico agente attivo nel processo di produzione eĢ€ il lavoratore vivente. Egli usa i prodotti del lavoro di altri e li infonde di vita, per cosiĢ€ dire, ma la vita eĢ€ la sua: non eĢ€ in grado di resuscitare gli individui che hanno immagazzinato la loro attivitaĢ€ vitale nel suo strumento. Lo strumento puoĢ€ permettergli di fare di piuĢ€ in un dato tempo, e in questo senso puoĢ€ aumentare la sua produttivitaĢ€. Ma solo il lavoro vivente capace di produrre puoĢ€ essere produttivo.

Per esempio, quando un operaio aziona un tornio elettrico usa i prodotti del lavoro di generazioni di fisici, inventori, ingegneri elettrici, costruttori di torni. EĢ€ ovviamente piuĢ€ produttivo di un artigiano che scolpisce lo stesso oggetto a mano. Ma in nessun senso il ā€œCapitaleā€ a disposizione dellā€™operaio eĢ€ piuĢ€ ā€œproduttivoā€ del ā€œCapitaleā€ dellā€™artigiano. Se generazioni di attivitaĢ€ intellettuale e manuale non fossero state incarnate nel tornio elettrico, se lā€™operaio avesse dovuto inventare il tornio, lā€™elettricitaĢ€ e il tornio elettrico, allora avrebbe impiegato numerose vite a produrre un solo oggetto con un tornio elettrico, e nessuna quantitaĢ€ di Capitale avrebbe aumentato la sua produttivitaĢ€ al di sopra di quella dellā€™artigiano che lavora a mano.

La nozione della ā€œproduttivitaĢ€ del capitaleā€, e particolarmente la dettagliata misurazione di tale ā€œproduttivitaĢ€ā€, sono invenzione della ā€œscienzaā€ economica, quella religione della vita quotidiana capitalista che consuma lā€™energia delle persone nellā€™adorazione, lā€™ammirazione e la lā€™adulazione del feticcio centrale della societaĢ€ capitalista. I colleghi medievali di questi ā€œscienziatiā€ svolsero dettagliate misurazioni dellā€™altezza e la larghezza degli angeli in Paradiso, senza mai chiedere cosa fossero gli angeli e il Paradiso e dando per scontata lā€™esistenza di entrambi.

Il risultato dellā€™attivitaĢ€ venduta del lavoratore eĢ€ un prodotto che non gli appartiene. Questo prodotto eĢ€ unā€™incarnazione del suo lavoro, una materializzazione di una parte della sua vita, un ricettacolo che contiene la sua attivitaĢ€ vitale, ma non eĢ€ suo: eĢ€ alieno quanto il suo lavoro. Egli non ha deciso di farlo, e quando viene fatto non ne dispone. Se lo vuole lo deve comprare. CioĢ€ che ha fatto non eĢ€ semplicemente un prodotto con certe proprietaĢ€ utili. Per quello non avrebbe avuto bisogno di vendere il suo lavoro ad un capitalista in cambio di uno stipendio. Gli sarebbe bastato scegliere i materiali necessari e gli strumenti disponibili e formato i materiali guidato dai suoi obiettivi e limitato dalla sua conoscenza e abilitaĢ€. EĢ€ ovvio che un individuo puoĢ€ fare cioĢ€ solo marginalmente. Lā€™appropriazione e lā€™uso da parte delle persone dei materiali e degli strumenti disponibili puoĢ€ avvenire solo dopo il rovesciamento della forma capitalista di attivitaĢ€.

CioĢ€ che il lavoratore produce in condizioni capitaliste eĢ€ un prodotto con una proprietaĢ€ molto specifica, quella di essere vendibile. CioĢ€ che la sua attivitaĢ€ alienata produce eĢ€ una merce.

Siccome la produzione capitalista eĢ€ produzione di merci, lā€™affermazione che il suo obiettivo eĢ€ la soddisfazione di bisogni umani eĢ€ falsa, eĢ€ una razionalizzazione e unā€™apologia. La ā€œsoddisfazione di bisogni umaniā€ non eĢ€ lā€™obiettivo neĢ del capitalista neĢ del lavoratore coinvolti nella produzione, neĢ eĢ€ un risultato di essa. Il lavoratore vende il suo lavoro per ottenere uno stipendio. Il contenuto specifico del lavoro gli eĢ€ indifferente. Non aliena il suo lavoro ad un capitalista che non lo paghi in cambio di esso, per quanti bisogni umani possano soddisfare i prodotti di quel capitalista. Il capitalista compra lavoro e lo impiega nella produzione per ottenere merci che possano essere vendute. Gli sono indifferenti le proprietaĢ€ specifiche del prodotto, come gli sono indifferenti i bisogni delle persone. Lā€™unica cosa che gli interessa del prodotto eĢ€ a quanto lo potraĢ€ vendere, e lā€™unica cosa che gli interessa dei bisogni delle persone eĢ€ quanto hanno ā€œbisognoā€ di comprare e come possono essere obb- ligate, attraverso la propaganda e il condizionamento psicologico, ad avere piuĢ€ ā€œbisognoā€. Lā€™obiettivo del capitalista eĢ€ di soddisfare il suo bisogno di riprodurre e ingrandire il Capitale, e il risultato del processo eĢ€ lā€™espansione della riproduzione del lavoro salariato e del Capitale (che non sono ā€œbisogni umaniā€).

La merce prodotta dal lavoratore viene scambiata dal capitalista con una quantitaĢ€ equivalente di denaro: la merce eĢ€ un valore che puoĢ€ essere scambiata per un valore equivalente. In altre parole, il lavoro vivente e passato materializzato nel prodotto puoĢ€ esistere in due forme distinte ma equivalenti, in merce e denaro o in cioĢ€ che le due cose hanno in comune, in valore. Questo non significa che il valore sia lavoro. Il valore eĢ€ la forma sociale del lavoro reificato (materializzato) nella societaĢ€ capitalista.

Nel capitalismo le relazioni sociali non vengono stabilite direttamente ma attraverso il valore. Lā€™attivitaĢ€ quotidiana non viene scambiata direttamente ma sotto forma di valore. Di conseguenza, cioĢ€ che succede allā€™attivitaĢ€ vitale nel capitalismo non puoĢ€ venire tracciato osservando lā€™attivitaĢ€ stessa ma solo seguendo le metamorfosi del valore.

Quando lā€™attivitaĢ€ vitale delle persone prende la forma di valore (attivitaĢ€ alienata), acquisisce la proprietaĢ€ di poter essere scambiata, acquisisce la forma di valore. In altre parole, il lavoro si puoĢ€ scambiare con una quantitaĢ€ ā€œequivalenteā€ di denaro (stipendio). Lā€™alienazione deliberata dellā€™attivitaĢ€ vitale, che viene percepita come necessaria alla sopravvivenza dai membri della societaĢ€ capitalista, riproduce essa stessa la forma capitalista nella quale lā€™alienazione eĢ€ necessaria alla sopravvivenza. Siccome lā€™attivitaĢ€ vitale ha la forma di valore, i prodotti di quellā€™attivitaĢ€ devono avere anchā€™essi la forma di valore: devono poter essere scambiati per denaro. Questo eĢ€ ovvio dato che, se i prodotti del lavoro non prendessero la forma del valore, ma ad esempio la forma di oggetti utili a disposizione della societaĢ€, allora o rimarrebbero nella fabbrica o verrebbero presi liberamente dai membri della societaĢ€ appena diventassero necessari. In entrambi i casi lo stipendio ricevuto dai lavoratori non avrebbe alcun valore, e lā€™attivitaĢ€ vivente non potrebbe essere venduta per una quantitaĢ€ ā€œequivalenteā€ di denaro: lā€™attivitaĢ€ vivente non potrebbe essere alienata. Di conseguenza, appena lā€™attivitaĢ€ vitale prende la forma di valore, i prodotti di quellā€™attivitaĢ€ prendono la forma di valore e la riproduzione della vita quotidiana avviene tramite cambiamenti o metamorfosi di valore.

Il capitalista vende il prodotti del lavoro su un mercato, li scambia per una quantitaĢ€ equivalente di soldi, realizza un determinato valore. La grandezza specifica di questo valore in un particolare mercato eĢ€ il prezzo delle merci. Per lā€™economista accademico, il Prezzo eĢ€ la chiave delle porte del Paradiso di San Pietro. Come il Capitale stesso, il Prezzo si muove in un mondo fantastico che consiste interamente di oggetti. Gli oggetti hanno relazioni umane tra di loro e sono vivi. Si trasformano a vicenda, comunicano tra di loro, si sposano e fanno figli. E naturalmente eĢ€ solo per grazia di questi oggetti intelligenti, potenti e creativi che le persone possono essere cosiĢ€ felici nella societaĢ€ capitalista. Nelle rappresentazioni visive dei meccanismi del paradiso dellā€™economista, gli angeli fanno tutto e gli uomini non fanno nulla: gli uomini semplicemente godono di cioĢ€ che questi esseri superiori fanno per loro. Non solo il Capitale produce e il denaro lavora, ma altri esseri misteriosi hanno virtuĢ€ simili. CosiĢ€ lā€™Offerta, una quantitaĢ€ di cose che vengono vendute, e la Domanda, una quantitaĢ€ di cose che vengono comprate, insieme determinano il Prezzo, una quantitaĢ€ di denaro. Quando Offerta e Domanda si sposano in un particolare punto del diagramma, partoriscono il Prezzo dā€™Equilibrio, che corrisponde ad uno stato di beatitudine universale. Le attivitaĢ€ quotidiane sono svolte da cose, e le persone vengono ridotte a cose (ā€œfattori della produzioneā€) durante le loro ore produttive e a spettatori passivi di cose durante il loro ā€œtempo liberoā€. La virtuĢ€ dello Scienziato Economico consiste nella sua abilitaĢ€ di attribuire alle cose il risultato delle attivitaĢ€ quotidiane delle per- sone, e nella sua inabilitaĢ€ di vedere lā€™attivitaĢ€ vitale delle persone sotto le bizzarrie delle cose. Per lā€™economista, le cose attraverso le quali lā€™attivitaĢ€ delle persone viene regolata nel capitalismo sono esse stesse le madri e i figli, le cause e le conseguenze della loro stessa attivitaĢ€.

La grandezza del valore, cioeĢ€ il prezzo di una merce, la quantitaĢ€ di denaro per il quale si puoĢ€ scambiare, non viene determinata da cose, ma dalle attivitaĢ€ quotidiane delle persone. Domanda e offerta, competizione perfetta e imperfetta non sono nulla di piuĢ€ che forme sociali di prodotti e attivitaĢ€ nella societaĢ€ capitalista, non hanno vita propria. Il fatto che lā€™attivitaĢ€ sia alienata, cioeĢ€ che il tempo lavoro venga venduto per una determinata quantitaĢ€ di denaro, che abbia un certo valore, ha varie conseguenze per la grandezza del valore dei prodotti di quel lavoro. Il valore delle merci vendute deve essere al- meno uguale al valore del tempo lavoro. Questo eĢ€ ovvio sia dal punto di vista dellā€™azienda capitalista individuale, sia quello della societaĢ€ nel suo complesso. Se il valore delle merci vendute dal capitalista individuale fosse minore del valore del lavoro che ha impiegato, le sue spese per il lavoro sarebbero da sole maggiori del suo guadagno e andrebbe presto in bancarotta. Social- mente, se il valore della produzione dei lavoratori fosse minore del valore del loro consumo, allora la manodopera non potrebbe nemmeno riprodurre seĢ€ stessa, tantomeno una classe di capitalisti. Se invece il valore delle merci fosse soltanto uguale al valore del tempo lavoro speso per produrle, i produttori di merci riprodurrebbero soltanto loro stessi e la loro societaĢ€ non sarebbe capitalista. La loro attivitaĢ€ potrebbe comunque consistere di produzione di merci, ma non sarebbe produzione di merci capitalista.

PercheĢ il lavoro crei Capitale, il valore dei prodotti del lavoro devā€™essere maggiore del valore del lavoro. In altre parole, la manodopera deve produrre un surplus, una quantitaĢ€ di beni che non consuma, e questo surplus deve venire trasformato in plusvalore, una forma di valore di cui si appropriano non i lavoratori (come stipendio) ma i capitalisti (come profitto). Inoltre, il valore dei prodotti del lavoro deve essere ancora maggiore, siccome il lavoro vivente non eĢ€ lā€™unico tipo di valore incarnato in essi. Nel processo di produzione i lavoratori spendono la propria energia, ma usano anche il lavoro immagazzinato di altri come strumenti, e formano materiali sui quali eĢ€ stato precedentemente speso lavoro.

Questo porta allo strano risultato che il valore dei prodotti del lavora- tore i il valore del suo stipendio sono diversi, cioeĢ€ che la somma di denaro ricevuta dal capitalista quando vende le merci prodotte dai lavoratori che ha assunto eĢ€ diversa dalla somma che paga i lavoratori, Questa differenza non viene spiegata dal fatto che si deve pagare un compenso per i materiali e gli strumenti usati. Se il valore dell merci vendute fosse uguale al valore del lavoro vitale e gli strumenti, non ci sarebbe spazio per i capitalisti.Il fatto eĢ€ che la differenza tra le due grandezze deve essere sufficiente a supportare una classe di capitalisti: non solo gli individui ma anche lā€™attivitaĢ€ specifica che questi individui svolgono, cioeĢ€ la compera del lavoro. La differenza tra il val- ore totale dei prodotti e il valore del lavoro impiegato per la loro produzione eĢ€ plusvalore, il seme del Capitale.

Per localizzare lā€™origine del plusvalore eĢ€ necessario esaminare percheĢ il valore del lavoro sia minore del valore delle merci che esso produce. Lā€™attivitaĢ€ alienata del lavoratore trasforma le materie prime con lā€™ausilio di strumenti e produce una certa quantitaĢ€ di merci. Quando queste merci vengono vendute e le spese per le materie prime consumate e per gli strumenti vengono pagate, peroĢ€, i lavoratori non ricevono il valore rimanente dei loro prodotti come stipendio: ricevono di meno. In altre parole, durante ogni giornata lavorativa i lavoratori svolgono una certa quantitaĢ€ di lavoro non pagato, lavoro forzato, per il quale non ricevono nessun equivalente.

Lo svolgimento di questo lavoro non pagato, di questo lavoro forzato, eĢ€ unā€™altra ā€œcondizione di sopravvivenzaā€ nella societaĢ€ capitalista. Come lā€™alienazione, peroĢ€, questa condizione non eĢ€ imposta dalla natura ma dalla pratica collettiva delle persone, dalle loro attivitaĢ€ quotidiane. Prima dellā€™esistenza dei sindacati, un lavoratore individuale accettava qualsiasi lavoro forzato fosse disponibile, dato rifiutare il lavoro avrebbe significato che altri lavoratori avrebbero accettato i termini di scambio disponibili, e il lavoratore individuale non avrebbe ricevuto alcuno stipendio. I lavoratori erano in competizione tra di loro per gli stipendi offerti dai capitalisti; se un lavoratore si licenziava percheĢ lo stipendio era inaccettabilmente basso, un lavoratore disoccupato era disposto a sostituirlo, dato che per il disoccupato uno stipendio piccolo eĢ€ comunque maggiore di nessuno stipendio. Questa competizione tra lavoratori veniva chiamata ā€œlavoro liberoā€ dai capitalisti, i quali facevano grandi sacrifici per mantenere la libertaĢ€ dei lavoratori, siccome era proprio questa libertaĢ€ a conservare il plusvalore del capitalista e a rendere possibile per lui accumulare il Capitale. Nessun lavoratore si prefiggeva lo scopo di produrre piuĢ€ beni di quelli per cui veniva pagato. Il suo scopo era quello di ottenere uno stipendio che fosse il piuĢ€ alto possibile. Lā€™esistenza di lavora- tori che non ottenevano nessuno stipendio e il cui concetto di uno stipendio alto era di conseguenza piuĢ€ modesto di quello di un lavoratore impiegato, peroĢ€, rendeva possibile per il capitalista assumere lavoro ad un prezzo minore. Lā€™esistenza di lavoratori disoccupati, anzi, permetteva al capitalista di pagare lo stipendio minore che i lavoratori fossero disposti ad accettare. CosiĢ€ il risultato dellā€™attivitaĢ€ quotidiana collettiva dei lavoratori, ognuno dei quali ambiva ad avere uno stipendio che fosse il piuĢ€ alto possibile, era quello di abbassare gli stipendi di tutti: lā€™effetto della competizione di ognuno contro tutti era che tutti ottenevano lo stipendio minore possibile, e che il capitalista otteneva il surplus maggiore possibile.

La pratica giornaliera di tutti annulla gli obiettivi di ognuno. Ma i lavora- tori non sapevano che la loro situazione fosse un prodotto del loro comporta- mento quotidiano: le loro attivitaĢ€ non erano a loro trasparenti. Ai lavoratori sembrava che gli stipendi bassi fossero semplicemente una parte naturale della vita, come la malattia e la morte, e che il diminuire degli stipendi fosse una catastrofe naturale, come unā€™alluvione o un inverno rigido. Le critiche dei socialisti e le analisi di Marx, insieme a un aumento dello sviluppo industriale che concesse piuĢ€ tempo alla riflessione, strappoĢ€ alcuni dei veli e permise ai lavoratori di vedere attraverso le loro attivitaĢ€ in una certa misura. Nellā€™Europa occidentale e negli Stati Uniti, peroĢ€, i lavoratori non si disfecero della forma capitalista della vita quotidiana, ma formarono sindacati. Nelle condizioni materiali differenti dellā€™Unione Sovietica e dellā€™Europa orientale, i lavoratori (e i contadini) sostituirono la classe capitalista con una burocrazia statale che compra lavoro alienato e accumula Capitale nel nome di Marx.

Con i sindacati la vita quotidiana eĢ€ simile, anzi quasi uguale, a quella che era prima dei sindacati. La vita di tutti i giorni continua a consistere in lavoro, in attivitaĢ€ alienata, e di lavoro non pagato, o lavoro forzato. Il lavora- tore sindacale non stabilisce piuĢ€ i termini della propria alienazione, lo fanno per lui funzionari sindacali. I termini dellā€™alienazione dellā€™attivitaĢ€ del lavora- tore non sono piuĢ€ guidati dalla necessitaĢ€ del singolo lavoratore di accettare cioĢ€ che eĢ€ disponibile, ora sono guidati dalla necessitaĢ€ del burocrate sindacale di mantenere la sua posizione di pappone tra i venditori e gli acquirenti di lavoro.

Con o senza sindacati, il plusvalore non eĢ€ un prodotto neĢ della natura neĢ del Capitale, viene creato dalle attivitaĢ€ quotidiane delle persone. Nello svolgimento delle loro attivitaĢ€ quotidiane le persone sono disposte non solo ad alienare tali attivitaĢ€, ma anche a riprodurre le condizioni che li costringono ad alienarle, a riprodurre il Capitale e dunque il potere del Capitale di comprare il lavoro. CioĢ€ non percheĢ non sappiano ā€œquale sia lā€™alternativaā€. Una persona debilitata da indigestione cronica dovuta al suo eccessivo consumo di grasso non continua a mangiare grasso percheĢ non sa quale sia lā€™alternativa. O preferisce essere debilitato a rinunciare al grasso, oppure non gli eĢ€ chiaro che il suo consumo giornaliero di grasso lo debilita. E se il dottore, il predicatore, lā€™insegnante e il politico gli dicono, primo, che il grasso eĢ€ cioĢ€ che lo mantiene in vita e, secondo, che fanno giaĢ€ per conto suo tutto cioĢ€ che farebbe se fosse sano, allora non sorprende che la sua attivitaĢ€ non gli sia trasparente e che non faccia grandi sforzi per renderla tale.

La produzione del plusvalore eĢ€ una condizione per la sopravvivenza non della popolazione ma del sistema capitalista. Il plusvalore eĢ€ quella porzione del valore delle merci prodotte dal lavoro che non viene resa ai lavoratori. Si puoĢ€ esprimere sia in merci sia in denaro (cosiĢ€ come il Capitale si puoĢ€ esprimere come una quantitaĢ€ sia di cose sia di denaro), ma cioĢ€ non cambia il fatto che sia unā€™espressione del lavoro materializzato che eĢ€ immagazzinato in una certa quantitaĢ€ di prodotti. Siccome i prodotti si possono scambiare per una quantitaĢ€ ā€œequivalenteā€ di denaro, questā€™ultimo rappresenta lo stesso valore dei prodotti. Il denaro puoĢ€ a sua volta venire scambiato con unā€™altra quantitaĢ€ di prodotti di valore ā€œequivalenteā€. Lā€™insieme di questi scambi, che avvengono contemporaneamente durante lo svolgimento della vita quotidiana capitalista, costituisce il processo capitalista della circolazione. EĢ€ attraverso questo processo che avviene la metamorfosi di plusvalore in Capitale.

La porzione di valore che non viene restituito al lavoro, cioeĢ€ il plusvalore, permette al capitalista di esistere, e gli permette anche di fare molto di piuĢ€ che semplicemente esistere. Il capitalista investe una porzione di questo plusvalore, assume nuovi lavoratori e compra nuovi mezzi di produzione: estende il suo dominio. CioĢ€ significa che il capitalista accumula nuovo lavoro, sia sotto forma del lavoro vivente che assume sia del lavoro passato (pagato e non) che eĢ€ immagazzinato nei materiali e nelle macchine che compra.

La classe capitalista nel suo insieme accumula il plusvalore della societaĢ€, ma questo processo avviene su scala sociale e di conseguenza non si puoĢ€ vedere osservando soltanto le attivitaĢ€ di un singolo capitalista. Bisogna ricordare che i prodotti comprati da un dato capitalista come strumenti hanno le stesse caratteristiche dei prodotti che egli vende. Un primo capitalista vende degli strumenti ad un secondo per una certa somma di valore, e solo una parte di questo valore viene restituito ai lavoratori come stipendio. La parte rimanente eĢ€ plusvalore, con il quale il primo capitalista compra nuovi strumenti e lavoro. Il secondo capitalista compra gli strumenti per il dato valore, il che significa che paga il quantitativo totale di lavoro reso al primo, il quantitativo che eĢ€ stato remunerato e anche quello svolto gratuitamente. CioĢ€ significa che gli strumenti accumulati dal secondo capitalista contengono il lavoro non pagato svolto per conto del primo. Il secondo a sua volta vende i suoi prodotti per un certo valore e ne rende soltanto una porzione ai suoi lavoratori, usando il resto per ottenere nuovi strumenti e lavoro. Se tutto questo procedimento venisse schiacciato in un unico periodo di tempo, e se tutti i capitalisti venissero aggregati, si vedrebbe che il valore con il quale il capitalista acquisisce nuovi strumenti e lavoro eĢ€ uguale al valore dei prodotti che non restituisce ai produttori. Questo pluslavoro accumulato eĢ€ Capitale.

In termini della societaĢ€ capitalista nel suo insieme, il Capitale totale eĢ€ uguale alla somma di lavoro non pagato svolto da generazioni di esseri umani le cui vite sono consistite nellā€™alienazione quotidiana della loro attivitaĢ€ vitale. In altre parole il Capitale, di fronte al quale gli uomini vendono i giorni delle loro vite, eĢ€ il prodotto dellā€™attivitaĢ€ venduta degli uomini e viene riprodotto ed esteso ogni volta che un uomo vende un altro giorno, in ogni momento in cui decide di continuare di vivere la forma capitalista della vita quotidiana.

Accumulazione e Stoccaggio dellā€™AttivitaĢ€ Umana

La trasformazione di pluslavoro in Capitale eĢ€ una forma storica specifica di un processo piuĢ€ generale: quello di industrializzazione, la trasformazione permanente dellā€™ambiente materiale dellā€™uomo.

Certe caratteristiche essenziali di questa conseguenza dellā€™attivitaĢ€ umana nel capitalismo si possono comprendere per via di unā€™illustrazione semplificata. In una societaĢ€ immaginaria le persone passano la maggior parte del loro tempo attivo a produrre cibo e altri beni di prima necessitaĢ€, e solo una parte del loro tempo eĢ€ ā€œin eccessoā€ nel senso che eĢ€ esente dalla produzione di beni di prima necessitaĢ€. Questo surplus di attivitaĢ€ puoĢ€ venire dedicato alla produzione di cibo per sacerdoti e guerrieri che non prendono parte alla produzione, puoĢ€ essere usato per produrre beni che verranno bruciati in occasioni sacre, puoĢ€ venire consumato nello svolgimento di cerimonie o di esercizi atletici. In tutti questi casi le condizioni materiali di queste persone probabilmente non cambieranno da una generazione allā€™altra come risultato delle loro attivitaĢ€ giornaliere. Una generazione di persone di questa societaĢ€ immaginaria, peroĢ€, potrebbe immagazzinare il suo surplus di tempo invece di consumarlo. Ad esempio, potrebbero passare questo tempo a caricare delle molle. La generazione dopo puoĢ€ liberare lā€™energia immagazzinata nelle molle per svolgere compiti necessari, o puoĢ€ semplicemente usare lā€™energia delle molle per caricare nuove molle. In entrambi i casi, il plusvalore immagazzinato della generazione precedente forniraĢ€ alla nuova generazione una surplus di tempo maggiore. La nuova generazione puoĢ€ anche immagazzinare questo surplus in molle e altri ricettacoli. In un periodo relativamente breve, il lavoro immagazzinato nelle molle diventeraĢ€ maggiore del tempo di lavoro di cui dispone una qualsiasi generazione vivente: spendendo relativamente poca energia, le persone di questa societaĢ€ immaginaria potranno sfruttare le molle per lo svolgimento di gran parte dei compiti necessari, e anche per quello di caricare nuove molle per generazioni successive. La maggior parte delle ore di vita che prima passavano a produrre beni di prima necessitaĢ€ saranno ora disponibili per attivitaĢ€ non dettate dalla necessitaĢ€ ma proiettate dallā€™immaginazione.

Ad un primo sguardo sembra improbabile che delle persone dedichino ore di vita al compito bizzarro di caricare molle. Sembra altrettanto im- probabile che, anche se caricassero delle molle, che le immagazzinerebbero per generazioni future, siccome scaricarle potrebbe fornire, ad esempio, un meraviglioso spettacolo in giorni di festa.

Se le persone non fossero libere di disporre delle proprie vite, peroĢ€, se la loro attivitaĢ€ lavorativa non appartenesse a loro, se la loro attivitaĢ€ pratica consistesse nel lavoro forzato, allora lā€™attivitaĢ€ umana potrebbe verosimilmente venire sfruttata per il compito di caricare molle, di immagazzinare un surplus di tempo lavorativo in ricettacoli materiali. Il ruolo storico del Capitalismo, un ruolo svolto da persone che accettarono la legittimitaĢ€ del controllo delle loro vite da parte di altri, consiste precisamente nellā€™immagazzinare attivitaĢ€ umana in ricettacoli materiali per mezzo di lavoro forzato.

Appena le persone si sottomettono al ā€œpotereā€ del denaro di comprare lavoro immagazzinato e attivitaĢ€ vivente, appena accettano il ā€œdirittoā€ fittizio dei detentori di denaro di controllare e disporre dellā€™attivitaĢ€ sia vivente che immagazzinata della societaĢ€, trasformano il denaro in Capitale e i detentori del denaro in Capitalisti.

Questa doppia alienazione, lā€™alienazione dellā€™attivitaĢ€ vivente sotto forma di lavoro salariato e lā€™alienazione dellā€™attivitaĢ€ di generazioni passate sotto forma di lavoro immagazzinato (mezzi di produzione), non eĢ€ un singolo atto che ebbe luogo in un certo momento della storia. La relazione tra lavoratori e capitalisti non eĢ€ una cosa che si impose sulla societaĢ€ ad un certo punto nel passato, una volta per tutte. Non cā€™eĢ€ stato nessun momento in cui gli uomini firmarono un contratto o strinsero un accordo verbale in cui cedettero il potere sullā€™attivitaĢ€ vitale di tutte le generazioni future in ogni parte del mondo.

Il Capitale indossa la maschera di una forza naturale. Sembra solido quanto la terra stessa, i suoi movimenti sembrano irreversibili quanto le ma- ree, le sue crisi paiono inevitabili quanto i terremoti e le alluvioni. An- che quando viene ammesso che il potere del Capitale eĢ€ creato dagli uomini, questa ammissione puoĢ€ essere semplicemente unā€™occasione per inventare una maschera ancora piuĢ€ imponente, quella di una forza artificiale, un mostro di Frankenstein, il cui potere sbalordisce piuĢ€ di quello di qualsiasi forza naturale.

Ma il Capitale non eĢ€ neĢ una forza della natura neĢ un mostro creato dallā€™uomo in un certo momento del passato e che da allora ha dominato la vita umana.

Il potere del Capitale non risiede nel denaro, dato che questā€™ultimo eĢ€ una convenzione sociale che non ha piuĢ€ ā€œpotereā€ di quanto gli uomini siano disposti a dargli. Quando gli uomini si rifiutano di vendere il loro lavoro il denaro non puoĢ€ svolgere nemmeno i compiti piuĢ€ semplici, percheĢ il denaro non ā€œlavoraā€.

NeĢ il potere del Capitale risiede nei ricettacoli materiali in cui eĢ€ immagazzinato il lavoro di generazioni passate, siccome lā€™energia potenziale contenuta in essi puoĢ€ essere liberata dallā€™attivitaĢ€ di persone viventi a prescindere dal fatto che i ricettacoli siano o meno Capitale, cioeĢ€ ā€œproprietaĢ€ā€ aliena. Senza attivitaĢ€ vivente, la collezione di oggetti che costituiscono il Capitale della societaĢ€ sarebbe soltanto un mucchio di artefatti assortiti privi di vita propria, e i ā€œproprietariā€ del Capitale sarebbero semplicemente un assortimento sparso di persone eccezionalmente poco creative (per formazione) che si circondano di pezzetti di carta in un vano tentativo di resuscitare memorie di un passato grandioso. Lā€™unico ā€œpotereā€ del Capitale risiede nelle attivitaĢ€ quotidiane di persone viventi. Questo ā€œpotereā€ consiste nella disponibilitaĢ€ delle persone a vendere le loro attivitaĢ€ quotidiane in cambio di denaro e di cedere il controllo sui prodotti dellā€™attivitaĢ€ loro e di quella di generazioni precedenti.

Appena una persona vende il suo lavoro ad un capitalista e accetta solo una parte del suo prodotto come pagamento per quel lavoro, crea le con- dizioni per la compera e lo sfruttamento di altre persone. Nessun uomo darebbe volontariamente il proprio braccio o il proprio figlio in cambio di denaro, eppure quando un uomo vende coscientemente e deliberatamente la sua vita lavorativa per acquisire i beni necessari alla vita, non solo riproduce le condizioni che continuano a rendere la vendita della sua vita necessaria alla conservazione di questā€™ultima, ma crea anche le condizioni di questa necessitaĢ€ per altre persone. Le generazioni future possono naturalmente rifiutarsi di vendere le loro vite lavorative per lo stesso motivo che egli si rifiutoĢ€ di vendere il suo braccio, ma ogni mancato rifiuto del lavoro alienato e forzato ingrandisce le scorte di lavoro immagazzinato con il quale il Capitale puoĢ€ comprare vite di lavoro.

Per trasformare il pluslavoro in Capitale, il capitalista deve trovare un modo di immagazzinarlo in ricettacoli materiali, in nuovi mezzi di produzione. E deve assumere nuovi lavoratori per attivare i nuovi mezzi di produzione. In altre parole, deve ingrandire la sua impresa, oppure iniziare una nuova impresa in un altro ramo della produzione. Questo presuppone o richiede lā€™esistenza di materie prime che possano essere modellate in nuove merci vendibili, lā€™esistenza di acquirenti dei nuovi prodotti, e lā€™esistenza di persone abbastanza povere da essere disposte a vendere il proprio lavoro. Questi requisiti vengono essi stessi creati dallā€™attivitaĢ€ capitalista, e i capitalisti non riconoscono alcun limite od ostacolo alla loro attivitaĢ€: la democrazia del Capitale esige libertaĢ€ assoluta.

Lā€™imperialismo non eĢ€ soltanto ā€œlā€™ultima faseā€ del Capitalismo, ne eĢ€ anche la prima.

Qualsiasi cosa si possa trasformare in un bene vendibile sul mercato eĢ€ acqua al mulino del capitalista, sia che esso si trovi sulla terra del capital- ista sia che si trovi su quella del vicino, che giaccia sotto il suolo o sopra, galleggi sul mare o strisci sul suo fondo, che sia confinata ad altri continenti o altri pianeti. Tutte le esplorazioni della natura da parte dellā€™umanitaĢ€, dallā€™Alchimia alla Fisica, vengono mobilitate alla ricerca di nuovi materiali in cui immagazzinare lavoro, di nuovi oggetti che si qualcuno possa essere insegnato a comprare.

Gli acquirenti di vecchi e nuovi prodotti vengono creati impiegando ogni mezzo disponibile, e nuovi mezzi vengono scoperti di continuo. Vengono stabiliti ā€œmercati apertiā€ e ā€œporte aperteā€ con la forza e con la truffa. Se alle persone mancano i mezzi per comprare i prodotti dei capitalisti, vengono assunti dai capitalisti e vengono pagati per produrre le merci che vogliono comprare. Se degli artigiani del posto producono giaĢ€ cioĢ€ che i capitalisti hanno da vendere, gli artigiani vengono mandati in rovina o le loro attivitaĢ€ vengono acquisite. Se lā€™utilizzo di certi prodotti eĢ€ vietato da leggi o tradizioni, queste vengono distrutte. Se le persone non possiedono gli oggetti sui quali usare i prodotti dei capitalisti, viene insegnato loro a comprare tali oggetti. Se le persone esauriscono i loro desideri fisici o biologici, i capitalisti ā€œsod- disfanoā€ i loro ā€œdesideri spiritualiā€ e assumono psicologi che ne creino. Se le persone sono talmente piene dei prodotti dei capitalisti da non sapere piuĢ€ cosa farsene di nuovi oggetti, gli viene insegnato a comprare oggetti e spettacoli che non hanno nessun impiego ma che possono semplicemente essere osservati e ammirati.

Si trovano persone povere in societaĢ€ agrarie e pre-agrarie su ogni continente. Se non sono abbastanza povere da essere disposte a vendere il proprio lavoro quando arrivano i capitalisti, vengono impoveriti dalle attivitaĢ€ degli stessi capitalisti. Le terre dei cacciatori diventano gradualmente la ā€œproprietaĢ€ privataā€ di ā€œproprietariā€ che usano la violenza statale per confinare i caccia- tori a ā€œriserveā€ che non contengono cibo a sufficienza per mantenerli in vita. Gli strumenti di contadini gradualmente diventano disponibili soltanto dallo stesso mercante che generosamente presta loro denaro con il quale comprare gli strumenti, fino a quando i contadini hanno ā€œdebitiā€ talmente grandi da venire costretti a vendere terra che neĢ essi neĢ alcun loro antenato aveva mai comprato. Gli acquirenti dei prodotti di artigiani si riducono gradualmente ai mercanti che vendono tali prodotti, fincheĢ non arriva il giorno in cui un mercante decide di far alloggiare i ā€œsuoi artigianiā€ sotto un unico tetto e di fornire gli strumenti che permetteranno loro di concentrare la propria attivitaĢ€ sulla produzione degli oggetti piuĢ€ redditizi. Cacciatori sia dipendenti che indipendenti, contadini e artigiani, uomini liberi e schiavi vengono trasformati in lavoratori. Coloro che prima disponevano delle proprie vite di fronte a condizioni materiali ostili cessano di disporne proprio quando assumono il compito di modificare le loro condizioni materiali. Coloro che precedente- mente erano creatori consapevoli della propria povera esistenza diventano vittime inconsapevoli della loro stessa attivitaĢ€ proprio mentre aboliscono questa povertaĢ€. Delle persone che erano molto ma avevano poco ora hanno molto ma sono poco.

La produzione di nuove merci, la ā€œaperturaā€ di nuovi mercati, la creazione di nuovi lavoratori non sono tre attivitaĢ€ separate: sono tre aspetti della stessa attivitaĢ€. Una nuova forza lavoro viene creata proprio allo scopo di produrre le nuove merci. Lo stipendio che ricevono questi lavoratori eĢ€ esso stesso il nuovo mercato, il loro lavoro non pagato eĢ€ la fonte di ulteriore espansione. NeĢ barriere naturali neĢ quelle culturali fermano la diffusione del Capitale, la trasformazione dellā€™attivitaĢ€ quotidiana delle persone in lavoro alienato, la trasformazione del loro pluslavoro nella ā€œproprietaĢ€ privataā€ dei capitalisti. Ma il Capitale non eĢ€ una forza della natura. EĢ€ un insieme di attivitaĢ€ svolte ogni giorno da persone. EĢ€ una forma di vita quotidiana. La sua esistenza e la sua espansione continuate presuppongono soltanto una condizione essenziale: la disponibilitaĢ€ delle persone a continuare ad alienare le loro vite lavorative e cosiĢ€ riprodurre la forma capitalista della vita quotidiana.

Kalamazoo, 1969




Fonte: Bibliotecaanarchica.org