Novembre 25, 2020
Da La Valle Refrattaria
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Si conclude con questo sesto articolo l’analisi del periodo virulento che stiamo attraversando. Il percorso si è strutturato in cinque articoli dove abbiamo cercato di smascherare le ipocrisie che stanno dietro alle politiche repressive, ai messaggi battenti e incessanti “dell’andrà tutto bene” e alle continue privazioni delle nostre libertà.

Abbiamo approfondito la situazione di due dei più comuni sistemi costrittivi legalizzati, la scuola e le case di riposo, abbiamo constatato come in nome del profitto possano essere serenamente sacrificate le nostre libertà e abbiamo messo in discussione la narrazione mainstream che incessantemente ci sta martellando sul tema responsabilità.

E dopo la necessaria valutazione del momento, impresa alla quale abbiamo cercato di dare un piccolo contributo, crediamo sia necessario trovare risposte concrete da mettere in atto e il primo passo l’abbiamo individuato nel rispedire al mittente, senza se e senza ma, la narrazione che ci vuole responsabili del contagio in quanto irresponsabili nella nostra quotidianità (sic che paradosso). La colpa è nostra solo nella misura in cui abbiamo continuamente delegato le scelte sul nostro futuro ad una classe politica tutta dedita al profitto e al malaffare.

Il passo successivo dovrà essere infatti orientare la tensione alla riappropriazione di una politica attiva dell’individuo, che non si limiti all’espressione di un vacuo voto ma che persegua impegno diretto e reale partecipazione; per esprimere dal basso una volontà popolare che non sia tale solo sulla carta.

Viene poi la solidarietà che ci porta a sostenere concretamente studenti e professori che hanno rifiutato la didattica a distanza e si sono trovati fuori dalle scuole a fare lezione, perché il mondo digitale, mentre cerca di sedurci con dispositivi sempre più “smart”, altro non fa che allargare la voragine di apatia che ci sta divorando. Crediamo non sia un caso che proprio la scuola, a dispetto di certi tessuti produttivi mai messi in discussione (si parla addirittura in questi giorni di riapertura degli impianti sciistici), sia stata la prima a fermarsi e non sia praticamente mai ripartita (eccezion fatta per asili e primarie dove la chiusura , vista l’età dei frequentanti, impedirebbe di fatto ai genitori di recarsi sui luoghi di produzione).

Inoltre l’autorità sa bene come i movimenti radicali e di critica al potere costituito siano spesso arrivati proprio dalla scuola e abbiano preso forza incrociando nel percorso le fasce popolari e lavoratrici.

La stessa solidarietà va portata attivamente a tutto il personale sanitario che si oppone alle logiche dell’azienda ospedaliera. Perché, ripetiamo, non può essere un modello basato sul lucro ad operare per la salute pubblica. Una solidarietà costante e reale, a salvaguardia delle loro stesse condizioni lavorative, ben altro rispetto agli strumentali moti di falsa empatia che gli sono stati in questi mesi riservati dallo stesso potere che, tra l’altro, quelle condizioni avvilisce da decenni.

E mentre assistiamo ad una spersonalizzazione totale e a un allontanamento dei rapporti umani e commerciali, in linea con la logica del distanziamento sociale, ci proponiamo di creare dei modelli diversi di consumo in alternativa all’ e-commerce e alla grande distribuzione. Soddisfare le nostre necessità di spesa in un circuito locale è un’efficace risposta per creare tessuto e relazioni che vadano al di la del mero rapporto pecuniario sostenendo così l’economia del territorio.

Per ridiscutere il rapporto che lega l’economia di territorio allo stato riteniamo legittimo utilizzare lo strumento della disobbedienza fiscale, in particolar modo per quelle attività alle quali sono stati richiesti onerosi adeguamenti per poter esercitare e che ora si vedono nuovamente private della possibilità di lavorare, in buona parte a causa dell’inadempienza dello stato alle sue stesse leggi.

Ma il tema fondamentale riguarda le nostre libertà: se ci si pensa un attimo, pure quelle che pensavamo fossero inalienabili sono state sospese in attesa dell’unica via d’uscita a questo periodo, il vaccino. Ed oggi che si profila all’orizzonte non possiamo non sottolineare come l’interpretazione materialista del: “ecco abbiamo il vaccino e ve lo vendiamo” non sia stata minimamente messa in discussione; è stata finora una gara al primo che arriva e che, riuscendo a depositare il brevetto, sul nostro corpo può fare maggior profitto ( in barba alla sbandierata retorica dello sforzo nazionale per il bene della salute pubblica).

Sulla nostra salute si sta combattendo una battaglia ben più grande di quella contro il virus, quella della nostra libertà.

Coraggio, unione e consapevolezza sono gli unici vaccini al virus che da anni ci sta affamando: l’egoismo del capitale. Un egoismo lacerante che neppure di fronte allo stato d’emergenza, alle privazioni e ai morti unisce e spinge alla collaborazione perché il profitto deve venire prima di tutto.

E’ tollerabile tutto ciò?

Ci congediamo con un estratto del libro che ha ispirato il nome collettivo e che è sempre un faro che ci guida nell’indagare sulle distopie del potere: “Finché non diverranno coscienti della loro forza, non si ribelleranno e, finché non si ribelleranno, non diverranno coscienti della loro forza.”

In alla fuga dalla stanza 101, Winston e Julia, Novembre 2020 o 1984?

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Fonte: Lavallerefrattaria.noblogs.org