Luglio 24, 2021
Da Fuochi Di Resistenza
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GENOVA 2001

Trent’anni, e vicina al termine della mia terza gravidanza, come potrei dimenticare?! Quanta speranza ho riversato in quelle persone che chiedevano il giusto, nulla più, una luce di speranza per un futuro più equo, emotivamente ero anch’io a Genova…. ma come in un bel sogno, ho dovuto svegliarmi, di soprassalto. 

Ho pianto, non per il momento emotivamente fragile, un pianto interrotto, un nodo che non si scioglie, come potevo essere stata più ingenua dei miei piccoli figli? 

Un dolore immenso mi ha accompagnata così per mesi, a Genova posso dire che ci sono stata, ero giovane, trent’enne, con un pancione tondo tondo. Come attivista, madre, ma sopratutto come essere umano..

(Annalisa)

A Genova arriviamo presto, ma c è già tanta gente. Io son venuta con la Fiom di Brescia.

Giornata calda, ventilata.

Tante associazioni sono presenti, famiglie intere, moltissimi giovani ma anche militanti che si ritrovano nella varie piazze da tanti anni. A poco a poco arriva tantissima gente, sapremo poi di essere più di duecentomila.

Siamo silenziosi, la morte di Carlo incombe sul corteo che si sta formando.

Siamo stati fermi per ore, e quando il corteo si muove, lo fa molto lentamente e a singhiozzo.

L’aria è pesante.

Alla testa del corteo la Fiom, guidata da  Claudio Sabatini, che fronteggia la polizia. Altrove, nella città, giungono notizie di scontri violenti, tra black block e polizia.

Scopriamo ben presto che la polizia si concentra sul nostro corteo, e che I black block stanno agendo praticamente indisturbati.

Ad un certo punto, un corteo parallelo al nostro passa accanto a noi, in senso opposto. Sono vestiti di nero, hanno caschi, zaini, sbarre di ferro, catene… sento la nostra estraneità a questi manifestanti, e anche paura.

Passano indisturbati, sotto gli occhi della polizia che inizia a sparare lacrimogeni contro il nostro corteo… la gente è spaventata, non sono le manifestazioni alle quali partecipiamo di solito.

La situazione è carica di tensioni, l’attacco della polizia crea confusione, paura, la gente scappa ovunque.

Nel cielo della città passano continuamente elicotteri, e a momenti nel silenzio è inquietante il loro rumore quando passano sulle nostre teste.

Ad accrescere le tensioni, la tv manda in onda le immagini degli scontri, e I nostri cellulari sono isolati.

I nostri pullman sono a Bolzaneto.

Non so come abbiamo fatto a ripartire per tornare a casa.

Ho saputo poi, al ritorno a casa, delle ansie e paure di mia figlia, che allora aveva dieci anni, e dei miei cari, e dei miei famigliari che incollati alla tv non riuscivano a mettersi in contatto con me.

Esperienza che ancora oggi è vivida nei miei ricordi, con tutte le emozioni e I sentimenti, anche contrastanti, provati allora.

(Vilma)

GENOVA 2001

Quello che è successo a Genova in quei giorni di vent’anni fa io non riesco a raccontarlo con risvolti razionali o politici. È troppo l’orrore, ancora forte la rabbia, troppo importante la ricaduta che quegli avvenimenti hanno avuto sulla vita di tutti negli anni successivi, davvero non mi è possibile un’analisi serena e complessiva su quei fatti. Posso affidarmi ai ricordi personali, piccoli episodi di un giorno, all’interno di una storia più grande. Partiamo la mattina del sabato, il pullman organizzato da Rifondazione del basso Garda insieme alla rete Lilliput di Castiglione. Due mondi. Che si sfiorano per un attimo per poi perdersi e non incontrarsi più. E anche questo è un rimpianto. E poi il guasto meccanico in autostrada, con il pullman riparato dai compagni, l’autista che a Genova sbaglia l’uscita, e ci fa ritrovare in piena zona rossa. All’arrivo la moltitudine di persone che ti fa sentire parte di un popolo; che non si piega, che non vuole rassegnarsi, che crede davvero che” un altro mondo e’ possibile”. E poi la grande manifestazione, le cariche vigliacche a manifestanti pacifici, le corse a perdifiato, le foto su un ponte tra il fumo dei lacrimogeni, compagni che ti dicono, con gli occhi lucidi, “stammi vicino” e ancora adesso non hai capito se era per proteggere te o per essere protetto, o forse per entrambe le cose. E la sera, prima di ripartire, una sede del mio partito, Rifondazione, che è aperta e ci accoglie, due gradini per scendere in un grande cantinone. Due chiacchiere tra compagni, una birra, sigarette, sembra una situazione quasi normale. Ti senti protetto al sicuro, scoprirai dopo che non c’erano luoghi sicuri a Genova in quei giorni. Infine il cercarsi, il sollievo nello scoprire che ci sono tutti e stanno bene e il pensiero di Carlo sempre fisso, ancora oggi come allora. Nella testa e nel cuore.

(Giuseppe)



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Fonte: Fuochidiresistenza.noblogs.org