Gennaio 23, 2023
Da Inferno Urbano
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Riceviamo e pubblichiamo:

In apertura di quella che probabilmente sarà l’ultima udienza d’appello del processo Prometo, gli imputati presenti hanno preso la parola in apertura del dibattimento per leggere la seguente breve dichiarazione:

“Genova, 23 gennaio 2023, La questione della solidarietà, per noi anarchici, è fondamentale, dirimente. Per questo oggi non possiamo esimerci dal prendere la parola in quest’aula, sapendo che c’è qualcuno a cui viene impedito di farlo. Alfredo Cospito si trova oggi al novantaseiesimo giorno di sciopero della fame nel carcere di Bancali, Sassari, per protestare, nell’unica maniera che gli è concessa nella tomba per vivi in cui è rinchiuso, contro gli abomini repressivi del 41 bis e dell’ergastolo ostativo. Le istituzioni tutte stanno dimostrando la loro ferocia democratica, trincerandosi in un mutismo che sa di ritorsione e inettitudine. Se questa dunque si pretende un’aula di giustizia, nessun uomo e donna di coscienza dovrebbe restare seduto a svolgere serenamente il proprio lavoro, consapevole del fatto che le lancette, per Alfredo, stanno per fermarsi sull’ultima ora, minuto, secondo, in un carcere di questo Stato in odore di tortura. Un grido dovrebbe levarsi laddove la giustizia fosse sovrana, reale, possibile:
CONTRO IL 41 BIS
CONTRO L’ERGASTOLO OSTATIVO
PER L’IMMEDIATO DECLASSAMENTO DI ALFREDO COSPITO, LIBERTÀ”

Nat, Robert e Beppe

Il presidente della corte ha stabilito che trenta secondi fossero troppi, e li ha interrotti dopo appena poche righe. Dopo un breve battibecco con la compagna che stava leggendo, a fronte del disinteresse che questi personaggi stanno mettendo in campo a tutti i livelli di questa vicenda, a conferma del fatto che su questa storia si vuole calare una cortina di silenzio, i compagni imputati e i solidali hanno deciso di abbandonare l’aula, portando in piazza il racconto di questa mattinata e le ragioni della protesta di Alfredo.




Fonte: Infernourbano.altervista.org