Novembre 1, 2021
Da Il Manifesto
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«A ogni fantasma è necessario ’abitare uno spazio’ per diventare credibile: abbiamo infatti bisogno di pensarlo entro un luogo ben definito, così da limitare il nostro terrore». È questa una premessa fondamentale per accingersi, con inquietudine e il desiderio di incontri imprevisti, alla lettura dell’Atlante dei luoghi infestati (Bompiani, pp. 158, euro 25, con le misteriose illustrazioni di Daria Petrilli) consegnatoci da Giulio D’Antona, una laurea in scienze naturali sulla scia di Darwin e una vita da scrittore e traduttore (inventa anche storie per Topolino), senza mai dimenticare quella sua antica, infantile ossessione per gli spiriti.

SONO CINQUANTA le «dimore» o i campi magnetici dove albergano indisturbati gli spettri nel mondo – si va da occidente a oriente – con un funereo primato tenuto stretto dall’Inghilterra, il cui clima uggioso rinnova evidentemente le atmosfere gotiche, secolo dopo secolo. Basti pensare al Pluckley village nel Kent. Oggi conta una popolazione di circa mille abitanti, ma in realtà è affollatissimo, percorso ogni giorno da centinaia di ghosts che non trovano pace tanto da conquistare il podio nella classifica delle apparizioni sinistre. In testa c’è la Red Lady piangente che cerca la tomba del suo bambino grattando le lapidi, e la seducente White Lady, morta a vent’anni e imbalsamata dal marito per mantenerne inalterata la prodigiosa bellezza; privata della vita, si affaccia alle finestre e si scarnifica le guance di fronte allo spettatore, provocando un’angoscia infinita.

LA GRAN BRETAGNA vanta anche una particolare leadership. Possiede l’unica fotografia che documenterebbe l’avvistamento di un fantasma, scattata da due reporter della rivista Country Life nel 1936. La evanescente silhouette da revenant impressa nella pellicola è quella di Brown Lady (dal colore del suo vestito) di Raynham Hall. Sospettata di adulterio, fu rinchiusa dal marito fra le mura dell’edificio finché non si ammalò, a metà del ’700, di vaiolo e perì. Da allora, passeggia inquieta alimentando la sua leggenda nera.
L’Atlante si apre con il castello belga (attualmente inesistente) di Noisy, servito anche come avamposto ai nazisti e poi, dopo la guerra, per ospitare in colonia bambini e adolescenti. Ma lì, i soldati e i partigiani uccisi con ferocia non riposano di notte e torturano con incubi i poveri villeggianti. Alla sua chiusura, quel maniero divenne una tappa imperdibile del turismo dark. Nelle ultime pagine, invece, si viaggia tra i ghiacci antartici, nella Wordie House, rifugio di geologi talmente infestato da presenze aliene da non permettere di completare le ricerche a chi, malcapitato, vi finisca per un soggiorno di studio.
In Italia, oltre al castello di Otranto, tutti ricordano la villa della Marchesa, vicino Varese: nelle sue fondamenta, risuonano i gemiti dei neonati illegittimi buttati in un pozzo e lei stessa, la proprietaria morta orrendamente, si materializza a proprio piacimento.

MA LE STORIE di fantasmi più terrificanti sono di certo quelle che riguardano i bambini. In Pakistan, si narra che sul picco di Chiltan esistano ancora gli spettri di quaranta piccoli abbandonati lì dai genitori indigenti. Sono creature selvatiche, con lunghi denti simili a zanne e occhi lampeggianti. Non è difficile incontrarli ancora su quel sentiero di montagna.




Fonte: Ilmanifesto.it