Novembre 12, 2021
Da Il Manifesto
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Da quasi dieci anni il Teatrino di Palazzo Grassi a Venezia è il punto di riferimento diurno e serale per teenagers, e non solo, appassionati di musica elettronica, danza, videoarte, cinema sperimentale. Questo iconico auditorium, restaurato da Tadao Ando e riservato ad eventi, dibattiti, laboratori, si presenta adesso allestito con opere site-specific. L’idea di Fondazione Pinault è di creare al Teatrino un format espositivo alternativo ai modi tradizionali con cui una mostra comunica a un pubblico.

Si comincia con Gestus, una collettiva che sulla scia di Artaud, Copeau, Decroux e Mejerchol’d indaga i ritmi del corpo, le sue capacità di trasformarsi e tracciarsi, abitando gli ambienti dell’auditorium e del foyer per spezzare automatismi fisici e mentali. Il progetto, a cura di Video Sound Art, centro di produzione e festival di arte contemporanea attivo a Milano dal 2011, si struttura in due atti in ciascuno dei quali intervengono due artisti e un coro di performer.

Il primo atto, Rifare il corpo, in corso fino al 24 novembre, presenta le opere di Enrique Ramirez e Luca Trevisani, accompagnate dalle performance di Ramirez, Caterina Gobbi e Andrea Di Lorenzo.

In Daniel Day Lewis, di Luca Trevisani, sculture di pane, semi e frassino su alti piedistalli, improntate di polpi, conchiglie e stelle marine, simulano la suola delle scarpe, mettendo insieme una delle più grandi tecnologie inventate, la preparazione del pane, e il macinare terreno che trasforma in vita l’esistenza. L’effetto di questo mix materico di mollica, legno e semi cotti è di trovarci di fronte a reperti archeologici simbolo del cammino umano. Calzante il riferimento a Daniel Day-Lewis, premio Oscar come migliore attore protagonista per Il mio piede sinistro (1989) di Jim Sheridan, dove impersona Christy Brown, il pittore irlandese paralizzato che con l’unico arto funzionante ha scritto la sua biografia e dipinto quadri. Le sculture di pane fanno il paio con un’altra opera di Trevisani, L38º 11′ 13.32′ N13º 21, 4.44E, un video proiettato nell’auditorium e girato nelle grotte siciliane dell’Addaura, alla scoperta di pitture rupestri preistoriche e contemporanee. Mentre questi segni si sovrappongono ai riflessi dell’acqua, tornano in mente le scarpe del foyer con le impronte del mondo marino, quasi fossero una testimonianza di quei passi. Enrique Ramirez, ospite della residenza d’artista della Pinault Collection a Lens, contribuisce alla collettiva soprattutto con un filmato, L’homme sans image, in cui una figura umana prende la forma del mare, fluida come un’alga, e danza negli abissi. La avvolge una vela, maschera neutra che nega la corporeità canonica e qualsiasi filo logico agli sprazzi di memoria – la casa, la madre, il padre – riportati da una voce extradiegetica.

Dal 1 dicembre al 15 gennaio 2022 Il montaggio delle azioni, secondo atto di Gestus, ricomporrà la segmentazione delle azioni fisiche della prima fase. Annamaria Ajmone danzerà tra le opere esposte modulando corpi eterogenei e idee che ne scaturiscono. Driant Zeneli proporrà una performance con un gruppo di bambini e una libellula libera di volare (In an attempt to get up). Ludovica Carbotta ricorrerà a un tipo di installazione che ha inventato, la fictional site specificity, ripensamento critico di spazi sociali, per presentare Monowe, una città immaginaria, a metà tra un cantiere e una rovina, abitata da una sola persona in attesa di giudizio. L’individualismo dominante perfino sull’individuo. Che ne sarebbe della legge se in tribunale un unico cittadino ricoprisse al tempo stesso i ruoli di imputato, giudice, pubblico ministero, testimone e avvocato? La performance dell’opera, Su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, di Ludovica Carbotta e Benedetta Barzini, ci farà decidere se Monowe, rispetto al mondo in cui viviamo, è davvero un controfattuale oppure no.




Fonte: Ilmanifesto.it