Ottobre 29, 2021
Da Il Manifesto
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Un viaggio tra matematica ed emozione, numerologia e cellule di movimento che tornano nel tempo, variandosi nel timbro e nell’ampiezza. Cerchi disegnati per terra che si intersecano, percezione armonica dentro la quale scorre la danza, vive la musica. Anne Teresa De Keersmaeker e Pavel Kolesnikov, alle Fonderie Limone di Moncalieri per la chiusura di Torinodanza Festival, insieme per Bach in The Goldberg Variations, BWV 988, un assolo, un concerto, un affondo dentro un capolavoro enigmatico, polifonico, caleidoscopico.

UN ASSOLO che De Keersmaeker, fondatrice in Belgio nel 1983 di una delle compagnie ancora oggi di maggior rilievo creativo, Rosas, si è cucita addosso nel 2020: un regalo di compleanno per i suoi 60 anni di vita, 50 di danza, 40 di coreografie, sesto appuntamento con Johann Sebastian Bach dopo pezzi come Toccata, Partita 2, The Six Brandenburg Concertos, un amore mai scemato. Si vorrebbe vedere The Goldberg Variations, BWV 988 non una sola volta: trascina dentro lo studio del rapporto strutturale tra danza e musica, risveglia il flusso di coscienza, il trasporto emozionale, invita all’analisi dei movimenti in relazione con i canoni, le fughe, gli adagi, l’aria d’apertura e quella, da capo, di chiusura. Un esercizio della mente e del sentire affascinante.
Pavel Kolesnikov è un giovane talentuoso pianista russo. Con Anne Teresa si è incontrato nel 2018. Entrano in scena insieme, a piedi nudi, camminate dal tragitto ellittico. Lui si siede al piano, Anne Teresa si muove nel silenzio, abito trasparente nero, coda di cavallo argentea. L’aria che introduce le 30 variazioni inizia nel mezzo della danza: braccia che indicano, mentre il corpo ruota, le direzioni nello spazio, lo slancio ripetuto di una gamba, il busto che si rilassa verso il basso, le mani che disegnano un quadrato. Le luci ritagliano gli spazi, rettangoli obliqui che illuminano ma anche svaniscono, come nella variazione n. 25, lasciando solo la musica echeggiare nella sala. 15 variazioni la prima parte, un tubo di ottone fatto rotolare verso il pubblico e rispedito indietro come segno visivo di intervallo.

MAESTRA del minimalismo, De Keersmaeker sviluppa nel polifonico le variazioni infinitesimali dei passi scoperti nell’aria iniziale, viaggia nella memoria delle sue tante creazioni come nella variazione 2, sul piano orizzontale, che ci ricorda Fase, four movements to the music of Steve Reich, del 1982. Ma nel procedere delle variazioni, cambiandosi d’abito tre volte, saltellando per la scena, correndo, rendendo vitale lo spazio, quanta ironia, divertimento, stupore, nostalgia, quegli occhi improvvisamente dentro il pubblico, quel sorriso complice tra i due. Kolesnikov suona con la danza e i suoi umori. Sarebbero da raccontare una per una le 30 variazioni, la 15 sotto il pianoforte, la 19 che flirta con la disco anni Ottanta e John Travolta, la 30, Quodlibet, in cui d’improvviso, con quello stare ferma di Anne Teresa a schiena nuda, è come se le Goldberg attraversassero la vita.




Fonte: Ilmanifesto.it