Novembre 21, 2021
Da Non Una Di Meno
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Dopo due anni di pandemia non sta andando “tutto bene”. L’emergenza e la crisi che ne è seguita si sono scaricate su di noi, e ora siamo strette tra un piano di ripresa e resilienza (PNRR) che non ci considera e siamo cancellate dal dibattito pubblico diviso in due schieramenti.

DA INIZIO ANNO, IN ITALIA, SONO PIÙ DI NOVANTA I FEMMINICIDI, TRE I TRANSCIDI.

Il piano triennale antiviolenza istituzionale è scaduto nel 2020 e non viene ancora rinnovato. I fondi sono bloccati e della nuova bozza non si sa ancora nulla. Il reddito di libertà per le donne che fuoriescono dalla violenza riassume una politica ipocrita: 400 euro al mese per 12 mesi che non possono garantire autonomia.

È una misura razzista perché inaccessibile per le donne straniere irregolari in Italia. I fondi stanziati sono insufficienti: su oltre 20mila donne accolte nei CAV ne potrebbero beneficiare solo 625.

Grazie a “civilissimi” accordi internazionali, donne e uomini migranti continuano a subire violenza: muoiono in mare e nei centri di detenzione in Libia o sui confini dell’Est Europa e dei Balcani, chi riesce ad arrivare in Italia deve fare i conti con il razzismo istituzionale che lega la presenza delle donne al potere di un padre o un marito o di un datore di lavoro che possono decidere sulle loro vite e sulle loro condizioni di sfruttamento sotto il ricatto del permesso di soggiorno.

I casi di discriminazione e di violenza su persone lgbt continuano ad aumentare, mentre in Parlamento si applaude per l’affossamento del Ddl Zan, che è per noi un attacco di violenza istituzionale.

Siamo le donne e persone lgbt che durante la pandemia hanno subito violenza, sono state licenziate e sfruttate nei magazzini, che sanificano gli ospedali, senza tutele e senza presidi sanitari.

Siamo le precarie, quelle su cui è ricaduto tutto il lavoro di cura, siamo le migranti, badanti e colf che la sanatoria doveva regolarizzare e che ha fatto precipitare in una situazione di invisibilità e ricatto.

Siamo il grido delle donne che hanno pagato la convivenza forzata, la dipendenza economica e l’assenza di strutture di accoglienza con l’esplosione della violenza domestica.

Siamo il grido di tutte le donne che combattono in tribunale contro ex partner violenti e subiscono la minaccia della revoca dell’affido dei figli. Abbiamo respinto il Ddl Pillon, ora vogliamo la PAS (sindrome da alienazione parentale) fuori dai tribunali!

Lottiamo per un permesso di soggiorno europeo slegato da famiglia e lavoro, per un reddito di autodeterminazione non condizionato, per un salario minimo europeo e un welfare pensato sulle nostre
esigenze: vogliamo l’accesso alla salute per tutt* come priorità dell’agenda politica post pandemica globale.

IL 25 NOVEMBRE RICORDIAMO TUTTE LE NOSTRE SORELLE MORTE AMMAZZATE E LOTTIAMO PERCHÉ POSSIAMO RESTARE VIVE ED ESSERE FELICI INSIEME, NON UNA DI MENO!

Ci vediamo alle 18, alla fontana del viale XX settembre, per un corteo serale nelle strade della città.




Fonte: Nudmtrieste.noblogs.org