Novembre 15, 2022
Da Umanita Nova
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Mentre chiudiamo questo numero, ci giunge il comunicato del Collettivo di fabbrica delle lavoratrici e dei lavoratori ex GKN di Firenze.

La proprietà ha deciso lo sgombero della fabbrica per lunedì 7 novembre, e il collettivo chiama alla solidarietà contro questa ennesima provocazione.

Purtroppo Umanità Nova esce troppo tardi per diffondere con tempistica efficace l’appello alla solidarietà, e troppo presto per dare conto di quello che è successo lunedì 7 novembre e nei giorni successivi davanti ai cancelli della fabbrica di Campi Bisenzio. Useremo tuttavia tutti i canali a nostra disposizione per invitare i nostri lettori e i nostri sostenitori ad esprimere nel modo più efficace la loro solidarietà alla lotta che il collettivo di fabbrica e il gruppo di supporto stanno portando avanti.

Il comunicato emesso venerdì 4 dal collettivo di fabbrica denuncia le manovre sullo stabilimento di Campi, chiuso dal luglio dello scorso anno.

Con una mail inviata nel pomeriggio di venerdì 4 novembre, l’attuale proprietà ha annunciato per il lunedì mattina successivo l’arrivo degli autocarri per lo svuotamento dello stabilimento. Per il collettivo di fabbrica si tratta di un’operazione preparata da tempo e a cui non è estranea la vecchia proprietà Melrose che probabilmente ancora comanda.

L’attuale azienda non ha in mano nulla: la cassa integrazione non è stata approvata, il piano industriale non è stato presentato, non ci sono consorzi non ci sono accordi commerciali, non ci sono i brevetti. In poche parole Borgomeo ha venduto chiacchiere per 10 mesi e quando ne ha avuto la possibilità ha tentato di impadronirsi dello stabilimento.

Francesco Borgomeo è un imprenditore, già advisor della vecchia proprietà, che da questa ha acquistato il 100% della ex GKN di Firenze. Borgomeo ha scelto per la nuova società il nome di QF che come ha spiegato significa «Quattro F, ovvero Fiducia nel Futuro della Fabbrica di Firenze». L’imprenditore è legato al progetto politico di Matteo Renzi.

Il collettivo ex-GKN ha messo in campo un’energia enorme per produrre un piano industriale, ha coinvolto settori sociali, sindacali, accademici per cercare di trovare una via d’uscita all’interno di questo modo di produzione. Borgomeo ha rifiutato ogni offerta perché probabilmente il suo obiettivo è quello di svuotare lo stabilimento e non certo quello di portare lavoro. Lunedì mattina dovrebbe svolgersi l’ultimo atto, la vendita del ferro a rottame. Questi sono i contenuti dell’appello del collettivo di fabbrica.

Intanto la proprietà non è rimasta con le mani in mano. Su Firenzetoday viene riportata la presa di posizione dell’azienda che denuncia l’assemblea permanente. Secondo quanto riporta l’articolo, l’azienda considera l’assemblea permanente come una foglia di fico dietro a cui si nasconde l’occupazione della fabbrica. Sarebbe questa occupazione, e non la mancanza di proposte concrete da parte dei vertici aziendali, ad impedire la partenza del piano industriale. “Abbiamo urgenza di partire con le attività propedeutiche al progetto, quindi serve la piena agibilità dello stabilimento”, dice l’azienda guidata da Francesco Borgomeo. Queste parole fanno venire subito alla mente il recente decreto sugli sgomberi approvato dal governo con la scusa dei rave party.

Domenica 6 novembre si è tenuta l’assemblea dei lavoratori GKN che ha invitato tutte le realtà solidali ad essere presenti lunedì 7 a partire dalle ore 8,00 davanti ai cancelli della fabbrica. In particolare nel comunicato conclusivo si invita la “famiglia allargata” dei solidali ad approvare ordini del giorno inviare messaggi social e fotografie, esporre striscioni con lo slogan “giù le mani da GKN”. Inoltre l’assemblea invita ogni organizzazione sindacale ad indire quelle azioni di sciopero che favoriscano la presenza dei solidali di fronte ai cancelli. Viene inoltre indetta un’assemblea pubblica per il 9 novembre alle 21,30 a Campi Bisenzio.

In risposta all’appello dell’assemblea, i sindacati di base di Firenze hanno indetto sciopero provinciale per lunedì 7 novembre nei settori non coperti dalla legge antisciopero 146.

Indispensabile che le forme di solidarietà concreta messe in campo, soprattutto le azioni di sciopero, si moltiplichino e portino ossigeno a questa lotta

L’esperienza di questi mesi dimostra che la scelta di muoversi rispettando le regole del modo di produzione capitalista, elaborando progetti, cercando finanziamenti, inviando proposte ai tavoli negoziali istituzionali è una strada senza uscita. Chi ha la proprietà dei mezzi di produzione, chi ha a disposizione la forza militare per imporre le proprie scelte lo fa sempre a danno delle lavoratrici e dei lavoratori, a danno delle classi sfruttate. Solo la mobilitazione dal basso, solo l’azione diretta può mettere paura al governo, solo allora usciranno i capitali che non si trovavano.

Per fare questo c’è bisogno di una forte unità, una unità sugli obiettivi, una unità sui metodi di lotta. Questa unità non si costruisce a partire dalle vertenze locali, ma a partire da obiettivi che facciano rinascere e uniscano il movimento operaio, che uniscano occupati e disoccupati. Questi obiettivi non possono essere le peregrinazioni da Erode a Pilato, dalla Confindustria alle istituzioni locali e nazionali per elemosinare un piano industriale; questi obiettivi sono scritti nella storia del movimento degli sfruttati e sono la riduzione dell’orario di lavoro, la riduzione del tempo di lavoro a parità di reddito. Questi obiettivi sono la redistribuzione del reddito a danno del profitto e della rendita, a vantaggio del reddito degli occupati e dei disoccupati.

Un’altra cosa importante ci insegna questa vertenza ed è che non basta lavorare, non basta avere un salario; le lavoratrici e i lavoratori, i loro organismi, i sindacati devono anche essere in grado di decidere che cosa produrre e per cosa produrre. Il reddito monetario, il salario, la pensione sono espressione di una massa di beni e servizi che entrano nel consumo delle masse popolari. Se la produzione è orientata al massimo profitto, se ogni capitalista gestisce la propria azienda con l’obiettivo del massimo profitto individuale, questa massa di beni e servizi destinati al consumo delle masse popolari non può che tendere alla diminuzione in termini relativi e in termini assoluti. È necessario quindi che le lavoratrici e i lavoratori prendano in mano i mezzi di produzione, abolendo la proprietà privata, per orientare la produzione al benessere e alla dignità collettivi e non al profitto individuale.

Lunedì 7 novembre si apre una nuova partita, lunedì è ancora possibile vincere se le lavoratrici e i lavoratori, se i solidali che si troveranno di fronte ai cancelli di Campi Bisenzio trasformeranno le parole d’ordine scritte sugli striscioni in pratica politica.

Tiziano Antonelli




Fonte: Umanitanova.org